Caccia a Pablo Escobar – Steve Murphy e Javier F. Peña

Editore: Newton Compton
Redazione
Protocollato il 5 Luglio 2026 da Redazione con
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Il riassunto
Caccia a Pablo Escobar – Steve Murphy e Javier F. Peña

Oggi la vetrina del Thriller Café ospita “Caccia a Pablo Escobar” edito da Newton Compton: un avvincente true crime che ricostruisce la spietata caccia all’uomo e l’eliminazione del re del narcotraffico. Il romanzo verità che ha dato origine anche alla serie televisiva “Narcos”, è stato scritto dagli agenti della DEA Steve Murphy e Javier F. Peña.

Caccia a Pablo Escobar” è anche uno spaccato di vita dei due autori ed il libro viaggia su più livelli temporali. Infatti, nei capitoli del libro i due protagonisti si alternano in prima persona nella narrazione, ripercorrendo le loro rispettive esperienze familiari e lavorative. Steve e Javier, sebbene provenienti da estrazioni sociali differenti, sono accomunati dalla voglia di fuggire da contesti che non hanno scelto e di indossare una divisa, anche a dispetto della volontà dei rispettivi genitori. Steve, dopo un breve percorso universitario e una precedente attività di venditore di tappeti, a 19 anni si arruola in polizia. Con un divorzio alle spalle e un nuovo matrimonio con l’infermiera Connie, “l’amore della sua vita”, nel 1987 corona il suo sogno e viene assegnato al “Gruppo 10”, il reparto più esclusivo della DEA con sede a Miami. Javier abbandona la sua attività di raccoglitore di cocomeri e a 18 anni diventa agente penitenziario. In servizio presso la prigione di Ellis Unit, rimane vittima di discriminazione e questo episodio lo spinge a dare le dimissioni. Tuttavia nel 1984 riesce ad entrare alla DEA. I due agenti iniziano a muovere i primi passi nella lotta al traffico di droga, entrambi motivati dal desiderio di giustizia, dalla voglia di riscatto e dall’ ambizione, senza tuttavia dimenticare il rispetto e la compassione per il prossimo.

Come dice Javier: “tutti i detenuti – persino i criminali più brutali – sono pur sempre esseri umani”. Nel libro viene ampiamente delineata la figura di Pablo Escobar, capo del cartello colombiano di Medellín, la più potente organizzazione del narcotraffico mondiale. Il narcoterrorista, multimilionario, esercita il suo potere avvalendosi del proprio esercito di “sicarios” per eliminare sia i nemici degli altri cartelli, sia politici, giornalisti e poliziotti incorruttibili. Per contrastare il traffico di droga, il governo colombiano mette in atto l’estradizione dei narcos che possono così essere processati negli Stati Uniti e crea un team di poliziotti colombiani e agenti americani della DEA con sede a Medellín: il “Bloque de Búsqueda”. Pablo Escobar nel 1991 si consegna alla giustizia e si accorda per essere condotto nella prigione a 5 stelle chiamata “Catedral”, progettata da lui stesso. Protetto dalle sue guardie del corpo, rimane in possesso di tutti i beni accumulati, continuando a tessere traffici illeciti. Quando il governo decide di trasferirlo in un’altra prigione, Pablo Escobar si dà alla latitanza. Ecco che inizia nuovamente la caccia all’uomo alla quale partecipano attivamente Steve e Javier, sui quali i narcos avevano messo una taglia di 300.000 dollari a testa. Il 2 dicembre 1993 Pablo Escobar muore durante un conflitto a fuoco con la polizia nazionale colombiana (PNC) che aveva scovato l’ultimo rifugio del criminale.

Quella raccontata da “Caccia a Pablo Escobar” è una storia originalissima, vissuta in prima persona dagli stessi autori che sono stati insigniti in Colombia della “National Police’s Distinguished Service Cross”. La scrittura è fluida, scorrevole e incisiva con una tensione mantenuta costante e con ritmi spesso adrenalinici. Il tema della lotta al traffico delle sostanze stupefacenti è più che mai attuale e la visione personale di Steve e Javier permette al lettore di comprenderne meglio i meccanismi. Per contrastare questo fenomeno globale, il governo colombiano ha fatto anche leva a suon di milioni di dollari sui contadini per sostituire la coltivazione di coca con altri prodotti agricoli. In Colombia è anche iniziata un’importante opera di sensibilizzazione del fenomeno presso le scuole.

Il libro fa anche riflettere sulle difficoltà di essere un agente della DEA. In particolare Steve, raccontando la sua storia, afferma: “Essere un agente della DEA non è solo un lavoro, ma uno stile di vita che ci ha fatto perdere momenti molto importanti”. È un percorso che comporta enormi sacrifici sia da parte degli agenti che delle loro famiglie. Nel caso di Steve, il punto di forza è rappresentato dalla moglie Connie, che ha rinunciato alla sua professione per seguire il marito facendosi carico di tutto il peso familiare. Nel racconto non manca anche una parentesi che toccherà il cuore dei lettori: l’adozione in Colombia da parte di Steve e Connie di Monica e Mindy nonché il commovente incontro tra la coppia e la direttrice dell’orfanotrofio “Casa de María y el Niño”.

Personalmente, ho amato molto “Caccia a Pablo Escobar” e alcuni passaggi del libro mi sono rimasti particolarmente impressi, riportandomi alla mente esperienze analoghe vissute in prima persona. Consigliato a chi ama i true crime che mescolano storie vere, vissuti personali e azione.

Recensione di Gaetano Balsamo.