Benvenuti nel mondo dei furbi, dove l’ingiustizia è una giostra che non smette mai di girare. Oggi al Thriller Café presentiamo il romanzo vincitore del Premio Garfagnana in Giallo 2024: “C-Rush” di Giovanna Maccari. In una Bologna d’inizio millennio, tra i corridoi dell’agenzia investigativa Secret, seguiamo un’indagine che scava sotto la superficie di vite apparentemente impeccabili. Quando il cinismo dei colletti bianchi incontra la disperazione degli invisibili, la verità diventa un labirinto pericoloso fatto di truffe, ossessioni e segreti intoccabili. Siete pronti a scendere negli abissi?
Bologna, primi anni duemila. Quando alla Secret, nota agenzia investigativa della città, viene chiesto di investigare su una serie di incidenti sospetti, Cavina, il titolare, capisce subito che alla base della piramide fraudolenta, gli sfruttati sono persone bisognose e ricattabili con il miraggio di un piccolo guadagno facile. Cosa può spingere invece chi sta al vertice a costituire un’associazione per delinquere delle peggiori specie? Perché la smania di potere sembra un debole movente per il legale Marta Guerri e il commercialista Giacomo Leoni, professionisti affermati, danarosi e dalle vite all’apparenza perfette. Le prove, inoltre, sembrano introvabili fino a quando Veneranda Giusti detta Ven e Matteo Cerbone detto Ilminchia, collaboratori dell’agenzia, tra intercettazioni e pedinamenti, non iniziano a mettere in atto ogni sorta di astuzia investigativa per venirne a capo. Un’indagine destinata a gettare luce sui misteri dell’animo umano oltre che su un intricato giro di affari. Su relazioni amorose torbide e ossessive.
“Benvenuti negli abissi dell’ingiustizia. Posso farvi personalmente da guida, se volete farvi un giro di giostra nel mondo dei furbi. Che, si sa, vi piaccia o meno, la fanno sempre franca.”
Questa è in breve la storia trattata da “C-Rush“; per approfondire il romanzo leggete a seguire lo scambio di battute con Giovanna Maccari e un estratto dal capitolo 3.
Tre domande all’autrice
Com’è nato questo libro?
Questo libro è nato dall’incrocio tra fatti di cronaca e storie vere, osservate da vicino. Anni di lavoro tra assicurazioni e interinale mi hanno messo davanti a un mondo che cambia in silenzio: contratti fragili, promesse vuote, persone lasciate ai margini. Ho acceso un occhio di bue su quel lato del lavoro che spesso resta nell’ombra, lasciando al lettore il compito di tirare le somme.
A spingermi ancora più a fondo è stata una passione diventata ossessione per il noir e per chi lo ha reso uno strumento di verità: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio. Perché il noir non è solo buio. È il modo più diretto che conosco per raccontare la realtà quando fa male.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che i lettori possano apprezzare di più la sensazione di verità. Questo romanzo non offre eroi né risposte comode, ma personaggi imperfetti, contraddittori, immersi in un mondo che assomiglia fin troppo al nostro. È una storia che intrattiene, sì, ma che lascia anche addosso delle domande: su lavoro, potere, giustizia e su quanto sia facile oltrepassare certi confini senza accorgersene.
Progetti per il futuro?
Pubblicare il seguito di “C-rush” che è già pronto e con nuove investigazioni e ancora più agghiacciante nel settore sanità che vede coinvolte due sorelle da sempre in competizione tra loro. Se volete scoprire quale sarà il prossimo caso di cui si occuperà e le vicende personali degli investigatori in parallelo agli eventi criminosi, non vi resta che continuare a seguirmi.
Estratto
Le prime luci del mattino hanno una loro poesia anche alla periferia della città, quando ci si lascia alle spalle la bellezza scalcinata della zona universitaria per oltrepassare porta San Donato. Una percezione che è tanto più viva quando l’odore del caffè aleggia nell’aria prima di mescolarsi e lasciare spazio a quello più intenso del traffico delle ore di punta o di quello rancido dell’orina di qualche disperato che, nel cuore della notte, ubriaco o senza alcun posto dove andare, ha solo pensato di dare un po’ di sollievo alla propria vescica. È diverso da quello di detergente a buon mercato, quello che usano i lavavetri al semaforo e che ti entra pungente nelle narici, per perseguitarti nel corso della giornata. Il caffè no, ti si cuce addosso quasi fosse una benedizione. È casa, famiglia, normalità. Spazza via tutto di prima mattina anche in periferie senza speranza, con la capacità di farti dimenticare anche di altri orrori. Palazzi fatiscenti. Motorini bruciati, materassi ai piedi di un cassonetto che neanche il camion delle immondizie verrà a prendere. Sobborghi che sono terra di nessuno, una città invisibile dove qualunque cosa è trascurabile e i pensieri scorrono lenti e confusi come nella mente di un ubriaco. Qui l’apocalisse è arrivata tempo fa. Nessun mistero biblico da svelare. L’oblio ricopre ogni cosa, compreso l’intonaco dei palazzi che si scrosta e cade a pezzi. Qui è l’inferno. Un tempo, fino alla fine dell’Ottocento, c’era una zona del centro a chiamarsi così. Inferno. Un battesimo di tutto rispetto. Nessun cognome. INFERNO NN. Un inferno figlio di nessuno, ma originale.
L’autrice
Giovanna Maccari arriva a Bologna dal Veneto con l’idea di laurearsi in Giurisprudenza, ma sceglie consapevolmente di lasciare quel percorso incompiuto. Forse perché le storie, per lei, hanno sempre contato più delle regole. Scrive da quando ha imparato a farlo: prima un diario, poi lunghe lettere agli amici lontani, esercizi di intimità e osservazione che diventeranno la base della sua narrativa.
Dal 2015 pubblica racconti su riviste femminili a tiratura nazionale e in numerose antologie, ottenendo diversi riconoscimenti. Nel 2018 esordisce nel romanzo con “Baci Sparsi” (Segmenti Editore). Più volte finalista al concorso “Io Scrittore“, nel 2024 vince il premio come miglior inedito al concorso “Garfagnana in Giallo” con “C-Rush“. Ha un impiego comune e una passione viscerale per il mare, la lettura e i viaggi, ama lo sport, i concerti pop e il cinema. Si è avvicinata al noir perché è lì, nel buio, che secondo lei si può ancora intravedere la luce.
