“Burattinai” è il primo romanzo di Grazia Scanavini, (Ferrara, 1973), e da subito colpisce per l’originalità e la scorrevolezza della scrittura.
Ferrara, giorni nostri. Emma Mastrangeli torna nella sua città dopo un esilio volontario durato tre anni a Londra. Emma è richiamata nel suo ruolo di commissaria dalla vice questora Vittoria Monaldi, che la mette a capo di un esperimento: una squadra di polizia composta da sole donne, la Squadra F. L’intento dell’unità è indagare, con le nuove tecniche, su delitti, femminicidi, che sono diventati casi freddi tutt’ora irrisolti. Mentre le donne della questura di Cisterna del Follo, che si sono date il nome in codice di Lavandaie proprio per il luogo dove lavorano, fanno conoscenza tra loro e Emma si districa tra il dolore mai sopito per il delitto irrisolto della sorella Bianca e una relazione non positiva, a interrompere la routine su un caso da riaprire è un nuovo femminicidio. Il caso appena arrivato alla loro attenzione porterà Emma e compagne a risolvere il femminicidio e a smantellare la rete di corruzione di un Burattinaio, per un libro emozionante, profondo, che fa riflettere sulle relazioni manipolatorie e i tanti, troppi, burattinai che possiamo incontrare durante la vita.
Grazia Scanavini è un appassionata di scienze umane e dinamiche di genere e sicuramente, nel suo lavoro di counselor filosofica ed educatrice ne ha viste tante e tanto ha potuto apprendere, lo si capisce da come ha costruito questa sua prima opera.
Le protagoniste, da Emma a Vittoria a tutte le componenti della Squadra F, sono descritte con tridimensionalità, cura e attenzione. Anche se per ragioni di trama e sintesi, non tutte hanno lo stesso spazio narrativo, il lettore arriva a conoscerle, nel bene e nel male, nei pregi e nei difetti, finanche nelle maschere che indossano per nascondere la sofferenza di vicende passate, ma mai dimenticate, che le hanno forgiate e rese le donne che sono. Sono diverse le poliziotte che andiamo a conoscere, ma in ognuna di loro si può ritrovare qualcosa di noi, così da rendere l’empatia con le loro gesta immediata. Emma Mastrangeli è l’indiscussa protagonista e di lei veniamo a sapere tutto, del passato più remoto, di quello più recente, del presente. Ci viene concesso il privilegio di conoscerne il dolore, i contrasti, le relazioni personali e famigliari. Attraverso lei l’autrice ha la possibilità di portare al lettore il tema delle relazioni manipolatorie e di mostrarci diversi tipi di narcisisti. Da coloro che devono tenere tutto sotto controllo esercitando il loro potere sul lavoro, di chi lo fa anche a casa, non necessariamente con violenza fisica, ma con quella più subdola delle parole e la demolizione psicologica. Alcuni comportamenti sono descritti in modo che possano venir riconosciuti subito, altri invece si muovono nell’ombra, si celano, ma alla fine, semplicemente leggendo i comportamenti e i discorsi dei personaggi, tutto viene a galla e anche chi appariva a colori diventa grigio e tossico. Scanavini non si ferma qui, narra anche cosa succede alle vittime, non solo nei comportamenti, ma anche sul piano fisiologico, nella componente neurologica e della liberazione di sostanze annichilenti. Ecco che si accende una luce nel lettore, per comprendere perché certe persone restano nella gabbia delle relazioni sbagliate, non si liberino o, se lo fanno, ci ricascano in un continuo up e down di dipendenza e sofferenza. Tutto questo, che può apparire complicato, l’autrice lo rende semplice, chiaro, comprensibile, grazie al potere della narrazione, al giallo che appassiona e tiene sveglia attenzione e volontà di capire, tutto, non solo chi è l’assassino.
Se la narrazione è in terza persona, qui e lì, all’inizio dei capitoli si può sentire la voce diretta di un altro personaggio particolare: Ferrara, una città sì, che nelle sue mura ha visto tanto delle vite che l’hanno abitata e qui, nel libro, si prende qualche riga per parlare direttamente, fornire la sua esperienza e la sua visione. Sono momenti suggestivi quelli in cui leggiamo la voce della città, per una visione dall’alto, ad ampio raggio, che ci porta a riflettere sulle piccolezze umane.
Burattinai è un giallo investigativo ad alto tasso emozionale, l’indagine è ben sviluppata nelle sue parti di indagine, raccolta prove, evidenze, messa in fila di fatti, indizi e ipotesi. Ben bilanciata è anche la parte scientifica, l’utilizzo dei moderni metodi di investigazione e le procedure da seguire.
Questo giallo è un libro al femminile, ma la parte maschile dell’universo narrativo è rappresentata in tutte le sue parti, uomini negativi, ma anche bellissimi uomini positivi, così come tra le donne sono declinati il buono e il distonico, con onestà e realismo.
Il finale del romanzo è in realtà una promessa di seguito, dove ritroveremo Mastrangeli e la Squadra F di nuovo per strada, a indagare, per portare ancora giustizia e verità.
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