Dopo un difficile periodo di separazione il Commissario Mirco Del Gaudio sta ritrovando serenità familiare con la moglie Sara e la figlia Alice. Ma se la tua giurisdizione è il quartiere Scampia di Napoli, uno delle terre più tribolate d’Italia e troppo consapevolmente lasciate a se stesse, sai che il tuo è un equilibrio in perenne instabilità.
Quando un cane viene ucciso con un colpo sparato da un fucile di precisione, e la giovane padrona implora aiuto alle autorità, Del Gaudio intravede la possibilità di una traccia. Un’esile pista a partire dalla quale, tassello dopo tassello, forse è possibile risalire a capiclan di spicco che stanno di nuovo fomentando una spietata faida mafiosa nella zona.
Con quella brama di riscatto e quel senso di giustizia verso gli ultimi che possiede solo chi vive in aree così tormentate e abbandonate per troppo tempo dalle istituzioni, il Commissario non si darà per vinto e non cederà nemmeno davanti alle proteste dei superiori che, in nome del noto “ubi maior minor cessat”, pretendono che l’inchiesta si focalizzi solo sugli affari legati ai pezzi grossi della malavita organizzata.
“Bumerang” di Daniele Sanzone è un romanzo potente e lacerante, come può esserlo solo una narrazione orchestrata da un autore napoletano nato e cresciuto in quei quartieri e in quelle vie, a stretto contatto con certe dinamiche.
Come un pianeta ruota attorno alla sua stella, la storia gravita attorno alla Vela Celeste di Scampia, l’unica delle sette “vele” destinata a rimanere in piedi dopo la demolizione delle altre. Emblema di rinascita del quartiere, l’edificio residenziale eretto negli anni Ottanta è un monito e un simbolo con lo scopo di incarnare ciò che è stato, da superare ma mai dimenticare, e ciò che sarà, ovvero la speranza di un domani migliore. Ai suoi piedi si intrecciano e si sovrappongono le esistenze degli abitanti che, con tutto quello che hanno passato, ritengono di essersi guadagnati il paradiso (“per noi l’inferno sarà una passeggiata”), e si snoda l’indagine della Polizia tra mille difficoltà, omertà e servilismo, in una “Scampia che non conosce vie di mezzo”.
Il Commissario Del Gaudio, qui alla sua seconda inchiesta che lo vede protagonista dopo “Madre dolore”, è un personaggio che rimane impresso grazie al proprio servizio reso a un territorio martoriato e, in particolare, per non presentare lati eccessivamente stravaganti o bizzarri con cui spesso vengono personalizzati i rappresentanti delle forze dell’ordine per incuriosire e attrarre i lettori.
Lui è un uomo come tanti scampiesi che si alza al mattino augurandosi di non assistere, almeno per un giorno, a una scena di sangue. È appassionato di pugilato, sport che in un territorio ad alto tasso di violenza, riveste come non mai, nella sua solitaria sofferenza e nella sua insita ostinazione a non mollare un centimetro, una allegoria della vita.
Ho trovato emozionante quando Del Gaudio, per concentrarsi e riflettere sulla procedura più appropriato di condurre l’inchiesta – laddove esitare può risultare irreparabile e allo stesso tempo fare una domanda di troppo significa compromettere tutto – a volte applica al modus operandi indagatorio alcune peculiari tattiche della boxe, rievocando celebri incontri o aneddoti che hanno fatto la storia della disciplina.
Non ho potuto fare a meno di ripensare a una frase tratta da “Million Dollar Baby”, metaforicamente parlando uno dei più bei film sul pugilato: “Per tirare un colpo vincente, bisogna arretrare. Ma se arretri troppo, non combatti più.“
Questa è la boxe. Questa è Scampia. Questa è la vita.
Daniele Sanzone è nato a Napoli nel 1978. Oltre che scrittore, è voce della rock band A67, originaria del quartiere Scampia. Scrive anche per alcune importati testate nazionali. Il suo romanzo d’esordio è “Madre dolore”, primo episodio che vede protagonista il Commissario Mirco Del Gaudio.
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