Better call Klara – Klara Murnau
Cari frequentatori del Thriller Café se venite sempre qui o siete solo di passaggio, e se avete bisogno di bere per dimenticare cose brutte, fermatevi da noi, non vi deluderemo. Al banco vi aspetta uno splendido drink preparato da una altrettanto splendida ragazza ma gli ingredienti sono segreti come segreta è la sua provenienza, ha qualcosa di giapponese e di esotico come tutti i cocktail, qualcosa di forte come Vienna la città asburgica per eccellenza, ma se parla sentirete nel suo accento Roma, Milano e qualcosa di nostrano molto spiccato come la lingua sarda. Al primo sorso cancellerete i brutti ricordi con il bianco abbagliante della neve di Milano-Cortina e le ombre nere del male svaniranno d’un colpo cancellate dalle velocissime discese delle nostre incredibili ragazze azzurre.
“Better call Klara” di Klara Murnau è stato pubblicato da Baldini+Castoldi lo scorso 6 febbraio di quest’anno. Il libro per l’ambientazione ma più per l’atmosfera che suggerisce, poi confermata nel corso della lettura, ma soprattutto per la protagonista riporta subito alla mente Milano e “Il diavolo veste Prada” il film cult con Meryl Streep e Anne Hathaway, forse perché proprio in questi giorni il mondo mediatico ha ricordato con l’ultimo saluto a Valentino la città della moda e delle modelle, Milano e i Navigli, che proprio grazie al suo stile hanno messo in secondo piano Parigi e la Senna. Valentino Garavani in quell’iconico film interpreta se stesso, insieme a Meryl Streep e Anne Hathaway, anche se a dire il vero tutta la vicenda si svolge in effetti a New York, ma le sensazioni e le emozioni come le intuizioni non nascono a caso, c’è sempre un nesso che le sostiene e le alimenta se è proprio Klara in persona a dichiarare che spesso la scambiano, grazie alla sua esuberante avvenenza, per una modella, una appariscente escort favorendo così il suo effettivo lavoro di investigatrice che è tanto presente da passare inosservata.
Con Klara viene subito a galla un’altra incredibile reminiscenza, questa volta meno mediatica ma più letteraria con una cognizione di causa incentrata su Vienna la città dove lei abita e convive realmente con il direttore d’orchestra Sascha e dove invece in senso figurato e letterario si reca in aereo Erica Jong con il suo romanzo “Paura di volare” nel lontano 1973. Quel libro ha più di cinquant’anni ma fu un lampo a ciel sereno per il mondo letterario e per i costumi morigerati dell’epoca: per la prima volta una donna raccontava in modo ironico e senza veli la sua intimità e durante un viaggio a Vienna con il marito psicanalista decideva di soddisfare le sue fantasie sessuali con un altro uomo. Nasceva così la “scopata senza cerniera” ossia il soddisfacimento del piacere fine a sé stesso senza legami e senza condizionamenti. Erano gli anni ’70 del secolo scorso e di quanti fardelli e pregiudizi ci dovevamo ancora liberare lo abbiamo scoperto solo “vivendo” “Con il nastro rosa” di Battisti nel 1980.
Il libro e la scrittura di Klara Murnau che è nata nel 1981 provocheranno lo stesso scalpore perché la ‘nostra agente all’Avana’ così contrassegnata in ricordo del celebre romanzo di Graham Greene e dell’altrettanto omonimo film interpretato da Alec Guinness sembra essere salita alla ribalta del mondo investigativo come l’anonimo venditore di aspirapolvere del film che diventa agente del servizio segreto inglese a Cuba per mantenere la figlia agli studi, ma poi inizia a mandare false informazioni su organizzazioni spionistiche inesistenti. Per coprire lo scandalo, i superiori non troveranno di meglio che promuoverlo. Klara diventa investigatrice solo perché ha bisogno di soldi per comprare un paio di occhiali scuri da sole Gucci e qui finisce il paragone con il personaggio inventato da Greene perché Klara dopo il primo incontro con il mondo investigativo non ne uscirà più e farà una carriera strepitosa diventando la responsabile di una importante agenzia investigativa e questa sua prima esperienza letteraria ne è la conferma. La sua scrittura non solo non ha remore o pregiudizi di alcun genere ma è un fiume in piena pronto ad esondare, a straripare, ed è anche fuoco pronto ad incendiare come il Vesuvio che borbotta da secoli con il fuoco che cova sotto la cenere, ma può essere anche l’Etna che viene fuori con la sua lava e ti travolge, la sua scrittura è particolare, incredibile, non ti lascia tempo per pensare, lei poi ha una bellezza angelica da far sicuramente impallidire i maldestri tentativi di improbabili restauratori e personificatori del potere nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, tentativo neanche pensato nel passato regime. Klara invece quando pensi di averla presa e capita è già altrove, questa è Klara Murnau, una donna di 44 anni che è al comando di un’agenzia investigativa l’Europol con ben 87 persone alle dipendenze e da far invidia perfino al compagno Sascha direttore d’orchestra di Vienna e ai suoi numerosi orchestrali con una bella differenza, il direttore d’orchestra quando esegue un pezzo classico ha davanti una grande sicurezza, lo spartito, mentre Klara in mano non ha niente, soltanto la sfida ad ogni regola e ogni sicurezza, sui bordi e ai limiti dell’errore pur di provare ad agire e ad improvvisare. Non sapremo mai qual è la sua traccia, che cosa segue quali sono i suoi insegnamenti, che cosa pensa quando è in azione, quando scopre, quando indaga: la risposta è in questo libro, un manualetto bello ed esuberante, che parte lentamente come quando di fronte all’acquisto di un nuovo gadget multimediale invece di vedere subito come funziona qualcuno legge (io ad esempio) pedissequamente le istruzioni dell’uso come si leggono i foglietti illustrativi dei medicinali con febbrile attenzione e intanto la febbre sale. Nel celebre paradosso di Zenone però Karla non è la tartaruga il suo personaggio è Achille almeno nel suo tentativo di emularlo.
Le prime cento pagine del romanzo descrivono le difficoltà da affrontare per diventare investigatore ‘privato’ che non è quello che ci viene presentato al cinema o nelle famose serie televisive, da Maigret a Sheridan, quelle sono figure mitizzate che hanno successo solo perché poi nella realtà non esistono come esiste invece l’investigatrice Klara Murnau e le raccomandazioni che ci rivela riguardo alla sua professione nell’agenzia investigativa più importante d’Italia che opera a livello anche internazionale sono fondamentali. Viene delineata e tratteggiata così la figura contemporanea di un investigatore privato che deve superare certi ostacoli per la sua formazione e deve osservare le leggi del paese nel quale opera. Ci prende subito la malinconia e avanza la nostalgia per un mondo che ci aveva catturato e ci aveva tenuto compagnia per tanti anni nelle notti insonni e misteriose, crolla il mondo dei nostri miti, Sherlock Holmes e il suo fedele Watson, le lente passeggiate lungo la Senna del commissario Maigret, la sua rassicurante pipa e i boccali di birra, la tranquillità di Nero Wolfe intento a coltivare le orchidee mentre litiga con Archie Goodwin, e il cuoco di fiducia Fritz Brenner prepara uno dei suoi polli arrosto al serpente… Karla ci riporta con i piedi per terra e chi meglio di lei può farlo se risolve i casi che gli sono affidati nella realtà con la stessa disinvoltura con la quale padroneggia il moderno linguaggio tecnico dei social nel piano multimediale e in questo libro allora chapeau, buona la prima! I registri investigativi cambiano e si adeguano ai tempi e oggi nell’era cibernetica per eccellenza i metodi di indagine non sono più i classici appostamenti e i lunghi pedinamenti ma un buon smartphone e un notebook possono ovviare alle lunghe serate in macchina ad aspettare di incastrare l’amante o l’assassino. Bisogna dire che la stoffa di un buon investigatore resta sempre la stessa, l’intelligenza e l’abilità nello scoprire quello che gli altri non vedono, solo che adesso nell’era digitale le informazioni sono innumerevoli e in costante aumento con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, ma proprio adesso il lavoro dell’investigatore è importante per distinguere le notizie vere dalle false e in questo Klara dimostra di sapersi muovere agevolmente.
Alla fine dopo aver saggiato il nostro grado di interesse per il mestiere di investigatore e di averci quasi distolto dall’intraprenderlo ecco che all’improvviso cambia sia il ritmo della lettura che il piano dell’opera stessa:
Se sei arrivato fin qui, hai già intuito che l’indagine autentica non si nutre di riflettori né di commenti in tempo reale, ma di ore lente, documenti appuntiti e domande ostinate. E onestamente anche di un po’ di fortuna. Questo libro non offre scorciatoie digitali ne millanta superpoteri: è un itinerario fra casi veri, metodi verificabili e dilemmi che costringono a scegliere ogni giorno da che parte stare. Certo, si sorride pure, anche perché senza ironia nella mia personale sceneggiatura da detective non si entra. Se sei disposto a silenziare il clamore delle supposizioni e a misurarti con la fatica – e il fascino – dei fatti, voltare pagina sarà il tuo primo passo da investigatore. I confini tra reale e immaginario sono volutamente sfumati. Le indagini sono vere, certo, ma filtrate dalla memoria, dalla creatività e da quel pizzico di teatralità che serve a proteggere le persone coinvolte. Non mi limito a raccontare fatti, li trasformo in storie. Come direbbe Siti: «Più un fatto sembra vero, più si può stare sicuri che non è accaduto in quel modo». Ecco, leggete quel che segue con questo spirito. La verità è sempre lì, ma non aspettatevi di trovarla esattamente dove ve la aspettereste. Se vi riconoscete in queste storie, vi assicuro che non siete voi, e ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Lasciamo la teoria e quello che abbiamo appreso anche sulle regole vigenti non solo in Europa ma nel resto del mondo riguardo alle investigazioni e passiamo all’indagine concreta. E qui anche se proiettati rispetto ai nostri nostalgici ricordi in un futuro apparente trattandosi in effetti del presente in una sorta di “Ritorno al futuro“ (dove si ritorna trent’anni indietro ma con una macchina del presente) ritroviamo il sapore del giallo e del mistero e la nostra detective sembra quasi divertirsi a raccontare una decina di storie che vale la pena di leggere perché sono così attuali ma così imprevedibili da suscitare un discreto interesse tanto da portarci piacevolmente in fondo al libro con un leggero sorriso sulle labbra di chi ha capito tutto ed è anche disposto a ironizzare sull’essere umano e sulle situazioni incresciose e a volte scabrose nelle quali ricade sempre nonostante la civiltà e la convivenza con i suoi simili.
Di sicuro non possiamo svelare altro per non togliere la sorpresa di vicende concise ma che nella loro brevità da sole potevano costituire una raccolta di racconti brevi ma indicativi della sorprendente e inattesa indole umana nei suoi risvolti autoironici e cattivi. Vi assicuro che questo libro all’inizio lo leggerete increduli ma poi non lo lascerete più convinti ad ogni pagina in più delle confidenze di Klara su quello che preoccupa realmente tutti noi adesso, nel presente, la gelosia, il tentativo di scoprire con chi ci tradisce, la truffa che arriva attraverso l’oggetto che più amiamo e dal quale non sappiamo separarci, il tradimento dell’amico, del socio, il denaro che si sposta a ritmi vertiginosi come quando scarichiamo un file sul notebook, il mondo virtuale e supersonico che ci attraversa lasciandoci senza fiato, la paura della solitudine e la tragedia di non avere nessuno con cui parlare se non Alexa l’assistente digitale. Per questo “Better call Klara” meglio chiamare Klara che sicuramente ci risolverà il problema. Io la chiamerò ma soltanto per dirle che aspettiamo fiduciosi il suo secondo romanzo.
Recensione di Michele Mennuni.
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