Allegro – Ariel Dorfman

Editore: Guanda
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Il riassunto
Allegro – Ariel Dorfman

Al Thriller Café oggi parliamo di “Allegro” dello scrittore cileno-americano Ariel Dorfman (Buenos Aires, 1942), edito da Guanda. Dorfman è considerato nel panorama internazionale tra le voci più importanti e incisive della letteratura contemporanea. È un prolifico autore di romanzi, saggi e opere teatrali, tradotto in più di cinquanta lingue. Ha affrontato temi complessi come la dittatura, l’esilio e la tortura ed è conosciuto per il suo attivo impegno a favore dei diritti umani.

Perché, nell’aprile del 1789, Wolfgang Amadeus Mozart sostava da giorni davanti alla tomba di Johann Sebastian Bach? Cosa sperava di ricevere: un segno, un messaggio dall’aldilà o la soluzione dell’angosciante dubbio che lo tormentava fin da bambino?

Per comprenderne il motivo, Dorfman riporta il lettore indietro di ventiquattro anni. Mozart, di appena nove anni, alla fine di un suo concerto viene avvicinato da Jack Taylor. L’uomo afferma di essere il figlio del rinomato oculista Cavalier Taylor, la cui fama è stata offuscata da una campagna diffamatoria messa in atto da Johann Christian Bach, mentore dello stesso enfant prodige. Quest’ultimo accusa il medico di aver causato la cecità e la conseguente morte del padre Johann Sebastian Bach. Jack Taylor chiede a Mozart di recapitare un messaggio da parte del proprio genitore al mecenate del fanciullo. Questo incontro segnerà indelebilmente la vita del piccolo musicista.

I vari protagonisti del romanzo sono solo strumenti di un’orchestra di cui Mozart è il direttore: su di lui è imperniato tutto il racconto.

Tra verità e finzione, è lo stesso Mozart a ripercorrere una parte della propria vita, segnata dall’incontro con Jack Taylor e dall’incarico che questi gli aveva affidato.

Vi possono essere destini intrecciati, così avviluppati da plasmarsi l’un l’altro senza che le persone cui appartengono si siano mai sfiorate o incontrate, senza che siano mai state in presenza l’una dell’altra.

Anche se l’inizio della storia mostra un Mozart già adulto e malato, una parte centrale è dedicata ai suoi nove anni di età.

Pur essendo un musicista già affermato, è sempre un bambino. Piange, ha bisogno dei genitori e soprattutto della madre, capace di disinnescare paure e ansie.

È una donna a cui è riconoscente perché è fermamente convinto che il “senso” della musica si era insinuato nella sua anima e nel suo cuore già da quando era nel grembo di “Maman”.

Cresce con il senso profondo della religione accettando il volere divino del quale non dubita. Il padre lo educa ad avere uno spirito libero, ma anche a mostrare la capacità di piegarsi dinanzi ai potenti, a coloro che possono innalzare un artista o farlo inabissare, ma soprattutto davanti a coloro che tengono i cordoni della borsa“.

Certamente Dorfman, in questo passaggio, crea una metafora mettendo in evidenza che si può essere liberi pensatori, ma dinanzi a chi detiene il potere (soprattutto in chiave distopica, come nel caso delle dittature) spesso si è costretti quasi a genuflettersi e a tenere un basso profilo per sopravvivere.

Le lancette dell’orologio compiono un balzo in avanti e ci restituiscono un Mozart ventiduenne, con la carriera in declino e la madre gravemente malata.

Sommerso dai debiti, non può farsi carico delle sue cure. Riappare Taylor, che avanza al musicista una nuova richiesta e tenta di salvare “Maman”, ma senza successo.

Mozart comincia così a dubitare di quel Dio in cui ha sempre creduto: forse non è davvero così caritatevole. È il Dio che non ha ascoltato le sue preghiere e che gli ha tolto il conforto della madre.
Ecco riaffiorare la domanda sul senso della propria esistenza, a cui il musicista risponde così: “Ero lì per colmare il mondo di me e della gioia dei suoni più dolci e profondi che potessi immaginare.

Giunge il momento di mettere a confronto Jack Taylor e Johann Christian Bach: solo allora emerge parte del segreto che ossessiona Mozart fin dall’infanzia. Quell’incontro permette di dare finalmente pace “ai vivi e ai morti” e capovolge i ruoli: Mozart diventa il mentore e Johann Christian Bach il suo protetto.

Penso che la risposta sia sempre la musica. Penso che dobbiamo tutti cercare lì una risposta quando ci sentiamo sperduti e abbandonati”.

Di primo acchito sembra strano leggere un romanzo dove il protagonista e l’io narrante coincidono nella stessa persona: l’enfant prodige Mozart.

Eppure è una lettura dallo scorrere lento ma intenso. Lo scrittore, partendo da episodi veri e personaggi realmente esistiti, ha imbastito intorno a loro un racconto originale.

Allegro” è paragonabile a un’opera shakespeariana, ma al posto del tormentato Amleto troviamo il nostro Mozart con le sue ossessioni.

È difficile inquadrare “Allegro” in un genere letterario specifico. Potremmo definirlo un romanzo a metà tra lo storico e lo psicologico.

Io preferisco definirlo un romanzo introspettivo venato da una sottile suspense. Più che un racconto è quasi un libretto di un’opera lirica, in cui l’autore fonde parole e musica in un’unica melodia.

Il ritmo sembra scandito, capitolo per capitolo, da un metronomo che aumenta l’intensità del racconto passando dal “preludio” con diverse variazioni fino a concludersi con un “minuetto finale” e il “requiem e fuga”.

Consiglio “Allegro” di Ariel Dorfman a chi ama i racconti introspettivi che attingono linfa da realtà storiche sapientemente mescolate alla finzione.

Nelle ultime pagine del libro, l’autore riserva ai lettori un piccolo cadeau: una lista cronologica dei brani musicali citati nel romanzo.

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