Al mare con la ragazza – Giorgio Scerbanenco
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Romanzo dolente, di grande empatia sociale, “Al mare con la ragazza” fu pubblicato per la prima volta nel 1965 quando, probabilmente, un titolo del genere avrebbe evocato radiose scorribande in vespa sul litorale della Versilia, magari accompagnate da Jukebox festosi e primi batticuori.
Invece Scerbanenco ne dipinge un affresco molto diverso e lontano da tanta spensieratezza: questa è la storia di due ragazzi, Simona (detta Ona) e Duilio (detto Dui), nati e cresciuti a furia di stenti e rinunce in una imprecisata estrema periferia di Milano. Si conoscono da bambini e si amano da allora ma il loro segreto desiderio- vedere il mare- è rimasto confinato alla contemplazione di una pozza del quartiere.
Lei lavora in tintoria, ma i suoi abitucci sono sempre stinti e miseri; lui inalbera un ciuffo a banana di cui è fiero, che ondeggia sopra un corpo lungo e allampanato. Tra loro, bulletto e smargiasso, Innocenzo, che fa il meccanico da signor Fergoni e ha visto dove quello tiene la cassaforte. Li convince ad appropriarsene, così finalmente avranno due soldi in tasca e potranno scappare a vedere il mare, dopo avergli dato una percentuale, ben inteso.
Spaventati, meschini e innamoratissimi, Simona e Duilio si imbarcano in questa impresa, fallimentare come tutto nella loro vita, che li porterà sì sul litorale friulano, ma non certo nelle condizioni che avevano sperato.
Il romanzo non fa parte della quadrilogia famosissima di Duca Lamberti, ma a detta della stessa figlia dell’autore, è uno dei più belli, nella sua desolata pittura di un affresco minuscolo, uno spaccato crudo quanto tenero di un’Italia povera, dignitosa e disperata, che stava facendo i conticon la voglia di emergere e la difficoltà di far quadrare bilanci miseri e senza futuro.
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