Agenzia Investigativa Ilda – Massimo Maietti

Agenzia Investigativa Ilda – Massimo Maietti

Redazione
Protocollato il 7 Febbraio 2026 da Redazione
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Oggi la serranda del Thriller Café si alza a Milano, ma non quella scintillante dei grattacieli di Porta Nuova che vedete su Instagram. Massimo Maietti con il suo Agenzia Investigativa Ilda ci riporta indietro, al 2012. Una città sospesa, un cantiere a cielo aperto che si prepara alla grande abbuffata dell’Expo, dove tra una colata di cemento e l’altra si nascondono interessi che è meglio non toccare.

Il protagonista, Franco Anselmi, si definisce un “ex aspirante carabiniere”, etichetta-cicatrice che racconta di sogni infranti, di un posto nel mondo che non è stato trovato. Oggi tira a campare come detective per l’Agenzia Ilda, occupandosi probabilmente di corna e piccoli illeciti. La routine si spezza con un cadavere. Stefano, collega e punta di diamante dell’agenzia, viene trovato morto nel suo appartamento.

Quella che sembra un’indagine interna per capire chi ha fatto fuori un amico, diventa presto una discesa in un inferno burocratico e criminale. L’ombra degli Affari Riservati si allunga sull’agenzia e sulla città. Franco si trova a dover gestire un puzzle dove i pezzi sono guardie del corpo senza scrupoli, poliziotti corrotti e dark ladies che sembrano uscite da un film in bianco e nero, ma che si muovono nei corridoi dei Servizi Segreti. Dovrà salvare la pelle in un gioco dove le regole cambiano ad ogni pagina, e dove l’essere un “ex aspirante” potrebbe rivelarsi, paradossalmente, il suo unico vantaggio: nessuno si aspetta che un mediocre possa rovesciare il tavolo.

In sintesi: un noir che guarda alla tradizione dell’hardboiled, ma la aggiorna alle nevrosi del nuovo millennio; se volete saperne di più, a seguire trovate alcune domande all’autore e un estratto.

Due domande all’autore

Come mai questo libro?

Perché ho scritto questo libro? Dentro di me da tempo avevo delineato un personaggio come questo, un eroe un po’ cinico, ma tutto sommato un personaggio positivo ed un “ buono”, anche se allo stesso tempo molto determinato. Un ottimo elemento per l’agenzia, anche se non crede molto in se stesso.

Avevo delle emozioni da “far uscire”… e Franco le ha vissute per me. O insieme a me, per meglio dire.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?

Questo libro è dedicato agli orfani del genere Hardboiled, un genere mai dimenticato. A chi ama questi personaggi duri e solitari , sul solco lasciato da Philip Marlowe di Chandler o Mike Hammer di Spillane, e a quest’ ultimo mi rifaccio molto come stile, molto asciutto e con una certa dose di “ azione”.

Oltre a chi ha sempre desiderato leggere di vicende e personaggi così ma ambientati a Milano, in epoche più recenti.

Estratto

Capitolo 4

Due anni prima

Da quattro giorni sto seguendo la giovane Eleonora Bellini. I suoi genitori non si sono accontentati di lasciare alla polizia il compito di scoprire chi potesse aver rapito, segregato e violentato la figlia, due settimane prima, in un garage abbandonato in zona Bovisa.
Ci hanno incaricato di effettuare indagini suppletive, pensando che la polizia non avrebbe dedicato troppe risorse per arrivare a capire chi fosse stato a seviziare Eleonora. Il caso è affidato a me.
Non è uno di quelli facili.
La ragazza era riuscita e divincolarsi dalle corde, in un momento di pausa tra una sevizia e l’altra, approfittando della momentanea assenza del suo aguzzino, e, coraggiosamente, ad aprire la porta del box abbandonato nei pressi delle vecchie fabbriche della Bovisa. Era riuscita a fuggire nella notte, mezza nuda e a piedi nudi, camminando fino a che non era riuscita a fermare un’auto che passava nella via Bovisasca.
Il maniaco era sparito.
Il bastardo era riuscito a far perdere le sue tracce dopo aver constatato la fuga della ragazza. Nessun elemento per identificarlo lasciato sul luogo del crimine. Aveva fatto i suoi comodi con Eleonora, indossando un passamontagna sulla testa.
Le ragioni potevano essere solo due: o non aveva intenzione di ucciderla, ma non si poteva escludere data l’estrema crudeltà dell’azione, oppure, dentro di sé, provava vergogna, una vergogna tale che non avrebbe potuto tollerare che la sua vittima lo vedesse in faccia mentre la violentava.
Lei non è in grado di identificarlo. Con la massima delicatezza le ho già rivolto parecchie domande, nella speranza che potesse indicarmi una pista da seguire, anche attraverso pochi particolari.
Ho parlato con i suoi genitori e ho condiviso con loro l’idea di seguire la figlia, a sua insaputa, per capire i suoi spostamenti, chi frequenta e quali posti, ora che da qualche giorno è tornata a fare una vita quasi normale.
Suo padre mi avverte quando esce di casa e io la seguo. Quest’oggi, ho optato per un travestimento, con abiti, accessori e trucchi messi a disposizione dall’agenzia. L’archetipo è quello da impiegato del centro, che va a lavorare in bicicletta, con tanto di caschetto; è sufficiente per non essere notato da lei. Nelle vie nel cuore di Milano pedalo come tanti altri.
Uso questa tecnica perché penso che il colpevole possa essere uno del suo giro di conoscenze, ma di quelle superficiali, altrimenti non gli sarebbe stato sufficiente coprirsi il volto per non farsi riconoscere.
Lei stessa aveva affermato che quell’uomo mascherato le riportava alla mente qualcosa, o qualcuno, ma, allo stesso tempo, nemmeno la sua voce, ascoltata solo per pochi e confusi attimi, le aveva ricordato nulla.
Era stata rapita di sera, verso le undici, dopo un lungo aperitivo con le amiche. La ragazza aveva già la patente e si era mossa con la macchina fino in centro, in zona Brera.
Al termine della serata, mentre stava per risalire sull’auto, era stata colpita alla testa e tramortita. Poi, era stata trasportata nel garage dove si era consumata la violenza carnale. Nessuna ripresa di una telecamera che potesse aiutare. Il bastardo era stato molto attento, probabilmente aveva un mezzo parcheggiato vicino la vettura della vittima, e aveva atteso il momento che tornasse per colpirla senza farsi notare.
Sicuramente la conosceva, o almeno la vedeva durante la vita di tutti i giorni. L’azione era troppo premeditata e organizzata per poter essere casuale. Un giorno ha deciso che il suo desiderio fosse troppo e gli aveva dato sfogo.
Io seguivo lei, in attesa di notare lui.
Avrei potuto riuscirci.
Oggi è il sette di ottobre del 2010, lei si sta recando in una palestra con piscina in corso Vittorio Emanuele, in pieno centro. Frequenta un corso di nuoto. Ci va a piedi, mi è abbastanza facile seguirla a distanza, in bicicletta. Non mi ha minimamente notato.
Quando giunge alla palestra, ho una specie di presentimento, una sensazione che conosco bene, una specie di vocina interiore che so di dover sempre ascoltare. Chiamiamolo intuito, ma è riduttivo, nel mio caso.
Penso che Eleonora sia davvero una bellissima ragazza. Qualcuno deve averla osservata, e parecchio, per decidere di tenderle una trappola del genere, con il fine di violentarla.
Qualcuno deve averla desiderata.
Può essere qualcuno che frequenta quella palestra, quella piscina, in quell’orario, insieme a lei. Può averla notata in costume da bagno e aver sviluppato un desiderio perverso per lei.
Decido di entrare anche io. Non ho un costume con me quindi acquisto il necessario per una nuotata in un grande magazzino del centro. Venti minuti dopo sono già in acqua, dopo aver pagato un sostanzioso “giornaliero” alla palestra, essermi cambiato al volo ed essere entrato nell’area piscina. Il mio fisico da oltre uno e ottanta, con una buona dose di muscoli, non passa inosservato, ma occhialini da nuoto calati sul viso e cuffia confondono a sufficienza i lineamenti, Eleonora poi non mi conosce così bene. Individuo subito la ragazza mentre sta nuotando, nella seconda corsia della vasca, quella veloce, riservata ai corsisti.
Sta bene, sul corpo non ha più segni, ha riferito che l’unica traccia della violenza subita ancora visibile è un livido sul fianco sinistro, procuratole dalla stretta con cui la teneva il suo assalitore mentre la violentava, causato probabilmente dalla pressione delle dita. Stranamente, tale traccia non compariva sul lato destro, come se il violentatore avesse esercitato una pressione particolare con la mano destra.
Mentre nuoto lentamente, a rana, nella quarta corsia, in quella del nuoto libero, la osservo ascoltare la sua istruttrice, per poi rituffarsi nell’acqua con vitalità, a vederla così nessuno potrebbe immaginare cosa ha subito. Giovane com’è ha già ripreso a vivere pienamente, per fortuna.
L’istruttrice del corso di Eleonora è una donna sui trenta.
Mentre nuoto, mi guardo intorno. Tutto pare normale nelle altre corsie. Quando il corso di Eleonora volge al termine, dopo circa quaranta minuti dal momento in cui sono entrato in acqua, noto qualcosa.

L’autore

Massimo Maietti nasce quarantotto anni fa a Milano. Fin dai tempi delle scuole sviluppa una passione per fumetti e libri di vario genere, con una predilezione per il mistery e soprattutto il genere “hard boiled” dei maestri americani degli anni Quaranta e Cinquanta. È laureato in Giurisprudenza, sposato con Valeriya e vive e lavora a Milano, città a cui è molto legato. È qui che ha scelto di ambientare “Agenzia Investigativa Ilda”, il suo primo romanzo.

 

 

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