A esequie avvenute – Massimo Carlotto

A esequie avvenute – Massimo Carlotto

Serie: Alligatore
Editore: Einaudi
Elisa Contessotto
Protocollato il 17 Novembre 2025 da Elisa Contessotto con
Elisa Contessotto ha scritto 85 articoli
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Il riassunto del Barman

Che gioia ritrovare l’Alligatore. Massimo Carlotto rimette Marco Buratti al centro della scena trent’anni dopo l’esordio della serie, e lo fa con un romanzo, “A esequie avvenute” (Einaudi, 2025), che ha il passo sicuro dei ritorni necessari: niente nostalgia, molta sostanza. È anche un ritorno atteso a lungo – sono passati otto anni dall’ultimo capitolo – e quella pausa si sente tutta nella maturità del personaggio e nello sguardo più largo sul Paese.

La storia prende avvio nel gelo delle paludi del Nordest. Loris Pozza, faccendiere abituato a “magheggi” tra truffe, false fatture e capitali che scivolano verso una banca clandestina cinese, chiede a Buratti di portare un riscatto per liberare la sua amante moldava. Con lui ci sono gli inseparabili Max e Beniamino Rossini. Qualcosa, però, salta: nonostante il milione di euro, la donna non torna. L’Alligatore sceglie allora la via più scomoda quella di un’indagine non autorizzata per restituire giustizia a chi non interessa più a nessuno, mentre Rossini libera una giovane ucraina dalla tratta, scatenando una rappresaglia feroce. Da qui, la spirale: resa dei conti, ferite aperte, verità che bruciano. È la sinossi che basta a capire il tono del libro: un noir teso, sporco di realtà, innervato di blues.

Il Nordest che racconta Carlotto è un paesaggio dove il crimine si è normalizzato, si confonde con l’economia regolare, e la giustizia fatica a trovare un alveo. È la cifra del suo noir sociale: una riflessione su un Paese che ha smarrito fiducia nelle regole, attraversata da tre uomini ostinati che decidono di non arrendersi. È un’angolazione politica senza prediche: emergono la filiera dei soldi, le collusioni, la tratta che incrocia il fronte ucraino, il cinismo degli affari. L’effetto, alla fine, è un noir che vibra come un pezzo di giornalismo d’inchiesta, ma resta letteratura.

Altro merito: la scrittura. Ritmica, asciutta ma musicale, capace di tenere insieme tensione e malinconia. Il romanzo scivola via rapido, con svolte ben calibrate e un lavoro di sottrazione che dà peso a ogni dialogo. Quel filo blues – dichiarato nelle note di copertina e percepibile in pagina – è un contrappunto emotivo che accompagna Buratti mentre guarda in faccia il tempo, l’amicizia, le perdite. È anche per questo che la lettura diventa una corsa: si divora, ma lascia il sedimento di chi ha visto qualcosa di vero.

Per chi ama anche gli altri personaggi dell’autore, ritroviamo una new entry recente. Non faccio spoiler per non rovinarvi la sorpresa: è una chicca che mi ha divertito moltissimo.

A esequie avvenute” è il Carlotto che volevo leggere: un romanzo che tiene incollati alla pagina e al tempo stesso allarga lo sguardo; che fa male dove serve ma non smette di credere nella testarda necessità della verità. L’Alligatore rientra con un passo più lento e più pesante, com’è giusto che sia, e proprio per questo convince. È un ritorno che non fa il giro del passato: lo attraversa e lo modifica.

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