Voglio vederti soffrire (Clown Bianco Edizioni, maggio 2019) è il romanzo d’esordio di Cristina Brondoni, criminologa e giornalista con specializzazione forense, già autrice di numerosi saggi e collaboratrice dell’ex comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma, Luciano Garofalo.

Protagonista di questo romanzo, ambientato in una torrida estate milanese, è l’ispettore Enea Cristofori, un profiler della polizia scientifica, professione che l’autrice conosce piuttosto bene. Attorno a lui si verificano una serie di bizzarri e  tragici eventi che in apparenza non hanno alcun legame tra loro. Ma è davvero così? Ne sono protagonisti vari altri personaggi interessanti, come l’influencer Paola, che muore al rientro da un’esperienza lavorativa finita male negli States; un ragazzo, Ruben, che precipita dalla finestra lasciando nello sconforto gli inconsolabili genitori; un anziano che trucida e decapita la moglie a colpi di scure. In questa “Guernica” trovano posto numerosi altri interpreti che si ritaglieranno ognuno un proprio ruolo: dall’infermiera Donata, morbosamente attaccata alla propria infanzia in cui avrebbe voluto essere una modella, ad Asia la sorella del protagonista, al poliziotto Gabrio che collabora con lui.

In questo grande (oltre 300 pagine) valzer di accadimenti e di personaggi, tutti raccontati in terza persona ma nella prospettiva di un personaggio alla volta, il lettore si troverà spaesato, confuso, alla disperata ricerca di un filo conduttore che – per volontà dell’autrice – sulle prime gli sfuggirà. Se però chi legge avrà la costanza di spingersi oltre questa fase caotica, si renderà conto di come l’iniziale stato d’animo di smarrimento lascerà poco alla volta il posto a quello dell’identificazione lettore-protagonista. Enea Cristofori, proprio come chi legge, è chiamato a ricomporre frammenti di verità disseminata in moltissime schegge. Le intrusioni nella vita privata del protagonista (che seguono in parallelo le vicende poliziesche delle indagini) contribuiranno a caratterizzare il personaggio e faciliteranno questo processo di immedesimazione.

Dal punto di vista della giallistica, una delle originalità di questo romanzo è rappresentata dal fatto che non esiste un vero e proprio mistero da risolvere: man mano che la trama si sviluppa percepiamo o sappiamo già cos’è accaduto e chi ne è il responsabile. Non si viene dunque rapiti dal desiderio di smascherare il colpevole (il “chi”), né il suo modus operandi (il “come”), bensì da una sorta di fascinazione relativa alla scoperta del “quando” accadrà e del “perché”, nonché dalla curiosità di scoprire in quale modo le schegge deflagrate nel corso dell’intera trama si ricompatteranno nel lungo finale al cardiopalma, che promette non soltanto di sorprendere ma di essere organico e funzionale alla storia, coerente e risolutivo.

Questo romanzo, nel suo intento, presenta evidenti analogie con molti attuali thriller nordici (psicologici e cerebrali), poiché palesa un importante focus nella delineazione della psicologia dei personaggi. Inoltre ha in comune con essi uno sfondo sociale che implicitamente denuncia il fallimento politico della società post-moderna (popolata da personaggi ossessivi) e di quella del welfare-state, nella misura in cui le vittime sono spesso persone deboli o con vuoti esistenziali: bambini, anziani, uomini o donne afflitti dal mal de vivre, da fallimenti, alcol, droga o da altre piaghe sociali coeve. Al tempo stesso, il personaggio principale (uomo con difficoltà relazionali, ombroso e contraddittorio) si rifà apertamente al genere hard-boiled americano, mentre la cifra stilistica asciutta e soprattutto l’ambientazione nell’afosa e tentacolare Milano, richiama alla mente i polizieschi nostrani. Da questo punto di vista il capoluogo lombardo è il perfetto punto d’incontro tra queste istanze, perché sempre più capitale europea moderna e internazionale, ma ancora troppo metropoli italica, caotica, coacervo di contaminazioni provenienti da diverse latitudini.

La sapiente combinazione tra quotidianità e grandi avvenimenti, il confronto-conflitto tra viltà esistenziale da un lato e aspirazione al riscatto e alla giustizia dall’altro, e – più in generale – questo suo oscillare tra mille istanze differenti, in una terra di nessuno, eleva questo romanzo oltre la lettura di genere (thriller psicologico), e gli conferisce un senso di precarietà e di estraniazione che a nostro avviso lo rende meritevole d’attenzione.

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Voglio vederti soffrire
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