Salvatore Paci - 2012
In due si uccide meglio

Una stanza piena di gente – Daniel Keyes


Una stanza piena di genteLa recensione di questa settimana è dedicata a un libro non-fiction edito da Nord: Una stanza piena di gente, di Daniel Keyes, già autore in passato dello straordinario Fiori per Algernon.

Titolo: Una stanza piena di gente
Autore: Daniel Keyes
Editore: Nord
Traduttore: Stabilini N.; Blum I. C.
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 541

Trama in sintesi:
27 ottobre 1977: la polizia di Columbus, Ohio, arresta Billy Milligan per rapimento, stupro e rapina ai danni di tre ragazze. Billy ha già la fedina penale sporca e le prove a suo carico sono schiaccianti. Durante la perizia psichiatrica voluta dalla difesa, però, emerge una verità incredibile: nella sua mente «vivono» 10 personalità diverse, che di volta in volta prendono il sopravvento, rendendo il suo comportamento imprevedibile. Il gelido Arthur, 22 anni, legge e scrive l’arabo; il timoroso Danny, 14 anni, dipinge soltanto nature morte; il violento Ragen, 23 anni, iugoslavo, parla serbo-croato ed è un esperto di karaté e armi da fuoco; la sensibilissima Christene, 3 anni, che soffre di dislessia; e poi Allen, Tommy, David, Adalana e Christopher. Per la prima volta nella storia della giustizia americana, il tribunale pronuncia una sentenza di non colpevolezza per infermità mentale per disturbo da personalità multipla. Billy viene così ricoverato in un istituto specializzato, dove emergono altre 14 identità autonome, tra cui «il Maestro», la sintesi della vita e dei ricordi di tutti i 23 alter ego. Grazie alla sua collaborazione è stato scritto questo libro.

Conoscevo già Daniel Keyes per aver letto il suo romanzo più noto, Fiori per Algernon, stupenda opera di fantascienza che pone l’accento sulle problematiche delle persone affette da sindrome di Down e in cui l’autore riversa tutte le sue competenze di psicologo che ha operato nel settore.
Ho approcciato quindi con grande fiducia Una stanza piena di gente, incentrato su tema controverso e poco conosciuto come quello del Disturbo da Personalità Multipla, e il libro ha confermato pienamente le mie aspettative.
La sconcertante storia di Billy Milligan viene esposta dall’autore in maniera eccellente, con un incipit in media res che fa rivivere la vicenda nel modo esatto in cui è stata ricostruita subito dopo l’arresto grazie alle perizie psichiatriche eseguite sul ragazzo.
Keyes fa un attento lavoro di ricomposizione del puzzle, comprensibilmente molto frammentato, visti i ricordi sfuggenti del protagonista e dei suoi alter ego, ciascuno dei quali in possesso soltanto di piccole parti del vissuto quotidiano e attinenti a quanto compiuto da loro stessi, o poco più (solo Arthur e Ragen hanno all’inizio una certa consapevolezza di quanto accada a chi è “sul posto” – ovvero la personalità che in quel momento interagisce col mondo esterno).
Attraverso i ricordi di tutti gli altri, quindi, viene mostrato come il Billy “non fuso”, la personalità centrale, riesca poco alla volta a integrarsi, ma purtroppo per molti concittadini è difficile riuscire a comprendere, ad accettare, e il giovane deve scontrarsi col fatto che il suo reinserimento nella società non è cosa scontata. Ha stuprato e rapinato, sebbene al momento dei crimini non avesse alcun controllo sulle proprie azioni. La maggior parte della gente non crede ai suoi problemi, o ha comunque paura di lui.
Keyes è bravo a rendere la portata del dramma, i sentimenti di un ragazzo che è stato abusato dal patrigno, si è dissociato e ha passato gran parte della vita tra vuoti di memoria, accuse di essere bugiardo e punizioni per atti che non ricorda d’aver compiuto.
E quando sembra aprirsi lo spiraglio di una guarigione, di un riscatto personale e sociale, c’è qualcuno – anche nelle potenti vesti di senatori o giudici – che lo ripiomba nel baratro, disgregandolo di nuovo.
Una stanza piena di gente è in sintesi un libro che, al di là della scorrevolezza e della capacità di catturare il lettore con una storia fuori dall’ordinario, scandaglia problemi etici non banali e che pone in definitiva un interrogativo importante: è giusto dare un’altra chance a Billy o ad altre persone con i suoi stessi problemi che hanno compiuto dei reati seri? A ciascuno la propria risposta, ma leggere il lavoro di Keyes potrebbe di certo dare più elementi per capire meglio certe inafferrabili e complesse realtà.
Da parte mia, plauso all’opera, che consiglio senza remore, e all’editore per la scelta del titolo italiano, davvero calzante e suggestivo.

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, con la poco recondita ambizione di farlo diventare il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

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