Il laboratorio di Westerley non è un posto per i deboli di cuore. Si tratta di una struttura che studia i cadaveri in decomposizione. Ma quando la detective Kim Stone e la sua squadra scoprono proprio lì il corpo ancora caldo di una giovane donna, diventa chiaro che un assassino ha trovato il posto perfetto per coprire i suoi delitti. Quanti dei corpi arrivati al laboratorio sono sue vittime? Mentre i sospetti di Kim si fanno inquietanti, una seconda ragazza viene aggredita e rinvenuta in fin di vita con la bocca riempita di terra. Non c’è più alcun dubbio: c’è un serial killer che va fermato il prima possibile, o altre persone saranno uccise.

Per i tanti appassionati di Angela Marsons  arriva il nuovo capitolo della serie dedicata a Kim Stone e alla sua squadra, e anche questa volta i fan non resteranno delusi.

Una morte perfetta è – in senso positivo – una conferma della qualità narrativa di questa autrice inglese: ritmo, personaggi, storyline, la Marsons crea un meccanismo narrativo pregevole.

La storia riguarda l’indagine – che si svolge nell’arco di pochissimi giorni – sulla morte violenta e rituale di una giovane donna e del tentato omicidio con la stessa firma di un’altra. Si tratta di omicidi seriali, ma in effetti, in nessuna pagina, viene usato il termine serial killer: non è un particolare secondario, perché la definizione di serial killer, in sé, porta il lettore a un punto di vista differente da quello che l’autrice vuole raccontare.

Serial killer – nell’ambito della narrativa di genere – richiama immediatamente una precisa connotazione: sulla scorta di decine di romanzi, serie tv e film si è portati istintivamente a una visione splatter e truculenta delle vicende, focalizzata su modus operandi, firma e tratti caratteristici del “soggetto ignoto”, che spostano l’attenzione sul modo piuttosto che sui protagonisti. Angela Marsons vuole invece raccontare la storia di una persona che arriva a compiere delitti efferati a causa di vicende dolorose che affondano le loro radici nel passato, tema ricorrente per l’autrice che spesso tratta – e senza retorica – di vicende che hanno a che fare con l’infanzia.

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Il risultato è molto convincente, e nel complesso vengono alla luci i ritratti di carnefici che sono anche vittime e vittime che non sono del tutto innocenti, come del resto la natura umana – con tutte le sue fragilità e tutti i suoi limiti – porta ad essere.

Come sempre i personaggi sono ben costruiti: la Marsons dedica ad ognuno il giusto tempo, trovando l’equilibrio tra rappresentazione dei personaggi e indagine. Su tutti spicca ovviamente il ritratto dell’ispettore Kim Stone, alla quale ormai i lettori sono affezionati: ad ogni romanzo il ritratto di Kim diventa sempre più complesso e ricco di dettagli, ed è piacevole ritrovare una protagonista che – pur avendo un vissuto personale pesante – riesce a vivere una sostanziale normalità. Kim Stone e la sua squadra sono detective che fanno bene il proprio lavoro, ne sentono il peso, investono tempo e passione per la soluzione dei casi. Ma finita la giornata di lavoro sono ben lontani dal cliché classico del poliziotto ubriacone e tormentato: tornano da famiglie e cani, tornano alle passioni per le moto, il rugby o la palestra, hanno relazioni, vite. Questa piacevole normalità, che si dipana attraverso una trama orizzontale che arricchisce senza mai appesantire il romanzo, è un aspetto decisamente piacevole di questa serie di romanzi: e ad ogni romanzo questa cerchia di normalità di allarga a personaggi che si impara a conoscere e apprezzare.

Il finale come sempre si volge a ritmo serrato, e le pagine finali chiudono anche – temporaneamente – le vicende personali dei protagonisti. A lettura conclusa si rimane con quella bella sensazione che deriva dall’aver letto a tempo di record un romanzo ben scritto e con un bel lieto fine. E’ il vero  piacere della lettura, un grande regalo che un autore fa ai propri lettori.

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Una morte perfetta
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Una morte perfetta
  • Angela Marsons
  • Editore: Newton Compton