Un male necessario - Abir MukherjeeLa storia è una corsa su elementi fragili, una velocità fluida tra una crisi e l’altra.
È passato un anno da L’uomo di Calcutta, l’inglese Wyndham e l’indiano Banerjee sono due eroi dell’Impero che hanno debellato una minaccia “terroristica”. L’anno di latenza dell’azione però sta per finire nell’India sotto dominazione britannica del 1920.

Non si vede spesso un uomo con un diamante nella barba. Ma quando un principe finisce lo spazio su orecchie, dita e vestiti, anche i peli sul mento diventano un posto utile.

L’autorità coloniale della Corona britannica ha deciso di istituire un parlamento dei nobili, una sorta di Camera dei Lord in India. Maharaja, ministri, cortigiani si riuniscono in gran numero a Calcutta nella Government House e il complicato intreccio tra potere coloniale e i regni secolari indiani sembra a un punto di svolta. Il piccolo ma influente regno di Sambalpore potrebbe essere decisivo per la stabilità futura di tutta l’India, in cui spinte centrifughe, movimenti anticoloniali e ribellioni contro la nobiltà indiana sono sempre più forti, enormi e minacciose nubi monsoniche all’orizzonte.

E il dewan, un principe, di Sambalpore viene ucciso in un attentato, sembra da parte di un fanatico religioso. All’omicidio assistono il Capitano Wyndham e il sergente della polizia “Surrender-not” Banerjee. L’assassino politico del dewan è un incendio che deve essere domato al più presto, quasi una “priorità di sicurezza nazionale”. L’assassinio potrebbe essere stato escogitato lontano dalla Calcutta imperiale. I due poliziotti devono quindi uscire dalla città che stanno imparando a conoscere, diretti verso l’esotico, pericoloso e ambiguo entroterra indiano.

La storia narra che il rajah dell’epoca s’innamorò della moglie del re di un regno confinante. Tra i due fu stretta un’alleanza e il rajah invitò l’altro re a un banchetto nel vecchio forte, dopodiché lo drogò e lo uccise, invase il suo regno e rapì la vedova, portandola a Sambalpore e costringendola a sposarlo. Si dice che quando il sacerdote pronunciò le parole di rito durante la cerimonia di nozze, la rani reagì maledicendo per l’eternità il regno di Sambalpore.

I poliziotti indagano in un ambiente complesso, quello della corte, dell’harem del maharaja, di immensi interessi economici, in un mondo in cui emerge il modo in cui l’aristocrazia indiana sta affrontando, tra conflitti sommersi e successi, la modernità. È un mondo in cui le finzioni delle differenze di razza, dei limiti tra dominati e dominatori, tra tradizione e progresso, stanno sparendo. Di cena in cena, nel susseguirsi di indizi e false piste.

L’anima di ciascuno di noi è unica, e anime diverse sono spinte da passioni diverse. Ma crediamo che alcune anime abbiano una vocazione più elevata, che devono seguire senza pensare alle conseguenze. Sono convinta che lei abbia l’anima di satyanveshi, un cercatore della verità. Perché altrimenti sarebbe venuto a Sambalpore?

L’inettitudine del capitano Wyndham, il cui stress post traumatico dopo la prima guerra mondiale è ancora un grave pesante, sembra essersi comunque ridotta. Sembra essersi adattato al clima, adesso un uomo tra due mondi che comincia a comprendere entrambi. Il capitano è sempre più parte attiva dell’indagine ma è chiaro al lettore che il vero investigatore e insieme uomo d’azione è Surrender-not, un uomo che si prepara al passaggio di consegne nella ricerca della verità e nella lotta per la giustizia, i cui talenti, sembra, spera, tra del tempo saranno liberi di esprimersi, una volta finita la “tutela” dei bianchi.

Questo Un male necessario, secondo romanzo di Abir Mukherjee è più ricco d’immagini, d’azione. Cultura e religione della  millenaria civiltà indiana viene fatta emergere in accenni sempre significativi. Il regno di Sambalpore offre sorprese continue ed è fuori da ogni cliché sull’India in una narrazione che, pur non indifferente al fascino dell’esotico, rimane evocativa e intrigante.

L’indagine è più solida e coerente anche negli interrogativi che lascia. Soffre qualcosa forse nella rappresentazione dei sommovimenti dell’epoca, descritti senza mostrare davvero la brutalità e la violenza di qualunque potere coloniale anche se “gestito” da gentleman inglesi ma del resto la storia, questa storia, ha un capitano inglese come protagonista “ufficiale”. Uno sguardo che comincia però a vedere più ombre e l’insostenibilità di ipocrisie sociali e politiche di questa India.

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Un male necessario
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