axat-un-altro-da-uccidereEsce oggi 8 settembre 2016 il nuovo romanzo di Federico Axat, dal titolo Un altro da uccidere: lo abbiamo letto e recensito per voi.

Dopo aver scoperto di avere un tumore al cervello Ted Mckay sta per uccidersi sparandosi un colpo in testa, quando qualcuno bussa insistentemente alla sua porta: spinto anche da un misterioso biglietto con la sua calligrafia (che lui non ricorda di aver scritto) che lo invita ad aprire, Ted fa entrare l’avventore, Justin Lynch, il quale afferma di sapere dei suoi intenti suicidi. Lo strano visitatore non perde tempo: lavora per un’organizzazione che si occupa di approfondire casi giudiziari sospetti; quello che propone a Ted, visto che non ha nulla da perdere dato che stava per ammazzarsi, è di uccidere un uomo colpevole di omicidio che però l’ha fatta franca in tribunale. Ma l’offerta prevede anche che Ted debba uccidere un altra persona, uno come lui, ovvero un aspirante suicida; in cambio riceverà lo stesso trattamento: venendo ucciso (come se si trattasse di un delitto casuale) il protagonista risparmierà alla sua famiglia il peso di sapere che si è tolto la vita volontariamente.

Axat imbastisce la sua trama eliminando ogni punto morto, l’azione prosegue senza sosta andando dritto al punto ed alzando ad ogni capitolo la posta in gioco. L’autore riesce a rilanciare in continuazione: accadono tante cose già nelle prime pagine e proseguendo è un susseguirsi di rivelazioni e colpi di scena. Ted si trova coinvolto in qualcosa di più grande di lui, che non riesce a decifrare: e se Lynch lo stesse ingannando? Coincidenze e misteri tingono il libro coi toni del thriller psicologico. L’apertura della seconda parte fa deflagrare definitivamente le certezze del protagonista e dei lettori: tutto quello che è stato raccontato sinora potrebbe essere un’allucinazione dovuta al tumore. Ma allora come si spiegano certi dettagli più che reali, e soprattutto perché ora Ted sembra rivivere da capo gli stessi eventi che ha già vissuto? E cosa diavolo significa la costante apparizione di un opossum nei luoghi più impensabili? Lo scrittore argentino costruisce una accattivante trappola mentale per il protagonista e per tutti noi. Un altro da uccidere vive di atmosfere che possono richiamare quelle de La terapia di Fitzek o i giochi psicologici di Will Lavender (è un omaggio voluto la scelta di questo cognome per uno dei luoghi importanti del romanzo?), con echi di Inception e del binomio sogno-realtà.

“Ascolta Ted, ci sono certe informazioni, qui, nella tua testa, che ti compromettono”.

Nel corso della storia il protagonista incontrerà altre persone, ma sembrano tutte coinvolte nell’assurda situazione in cui si ritrova. Capire di chi fidarsi e fare ordine tra ricordi, amnesie, fantasie e reticenze non sarà affatto facile. Pian piano la trama si concentra su quella che è una vera e propria indagine per capire cosa sia successo a Ted, una ricerca che andrà indietro nel tempo e nei recessi del suo cervello tenendo col fiato sospeso i lettori.

“La mente è una scatola magica. Piena di trucchi. Trova sempre il modo di mandarti un avviso. E anche di offrirti una via di fuga, una porta…”

Un altro da uccidere – Federico Axat

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