Tutta quella brava gente - Marco FelderGaetano Barcellona, per gli amici Tanino, è un ragazzo sveglio e curioso, che svolge con passione il suo lavoro di agente di polizia a Roma. Improvvisamente, si trova trasferito a Bolzano, ancor più lontano dalla famiglia, in Sicilia, alle prese con nuovi colleghi e con un diverso clima, non soltanto in senso meteorologico.
Le montagne innevate e il freddo improvviso sono quasi un personaggio del romanzo, dando ritmo e colore, favorendo anche qualche sfumatura ironica, al filone e, potremmo dire, al colore principale del libro, il noir. Freddi e misteriosi, come da copione del genere, sono anche molti tra i personaggi in cui ci imbattiamo.
Il nuovo compagno d’indagine di Tanino, ad esempio, di nome Karl Rottensteiner: ha fiuto e personalità da vendere, ma si mostra taciturno, quando non addirittura scontroso. E non c’è molto tempo per costruire un’intesa, perché appena arrivato a Bolzano, Tanino si trova di fronte a un efferato delitto, di cui è difficile intuire la radice.
La vittima, Werner Mainl, è reduce da un passato non molto chiaro, coinvolto nell’irredentismo sudtirolese, e in particolare nella stagione delle bombe degli anni ’80. Forse ancora qualche vecchio conto da saldare, visto che qualcuno lo sorprende addormentato e lo osserva soffocare, immobilizzato alla sedia e con la gola stretta da una fascetta serracavi.
Lungo tutta la narrazione, che Marco Felder (pseudonimo di Jadel Andreetto e Guglielmo Pispisa, che fanno parte dell’ensemble narrativo Kai Zen) lascia scorrere in modo sicuro ma mai affrettato, si respira, inframezzato agli aromi del passato, l’odore acre della vendetta.
Werner è stato soltanto la prima vittima. A breve, e in modo analogo, viene ucciso anche Mariano Agostinelli, un passato nei movimenti di estrema destra e un presente da tossicodipendente. L’indagine si allarga, si pensa a un serial killer.
Ma per Tanino e Karl, la risposta al mistero non si trova tra le pagine dei testi di psicologia criminale, ma molto più vicino, in un dolore mai sopito che ha lasciato il segno e ora, per qualche motivo, è stato ridestato e reclama il suo tributo di sangue.
A una coppia di investigatori così diversi, già molto robusta dal punto di vista narrativo, gli autori affiancano una serie di figure apparentemente minori, ma mai banali. Angelica Guidi, ad esempio, che dirige il commissariato con astuzia e qualche punta di asprezza; o l’agente Giulia Tinebra, che appare a sua volta preda, malgrado l’ostentata freddezza, di qualche fantasma del passato.
O ancora Matrin Seelaus, esperto di informatica del commissariato, che giocherà, sia pure alla sua maniera defilata, un ruolo decisivo nelle indagini. Alle dinamiche tipiche del romanzo giallo, compresa la maestria nel disseminare indizi, si affianca anche un racconto più ampio, che ci restituisce un’ambientazione viva, animata da riferimenti alla storia recente di una regione sospesa tra due lingue, che talvolta diventano anche due modi di pensare.
E se per Tanino tutto questo è una nuova sfida con cui confrontarsi, per Karl rappresenta la vita che ha vissuto, e che gli ha lasciato qualche profonda cicatrice. Profonda al punto che perfino per i suoi amici più sinceri sarà difficile, nel corso della vicenda, mantenere la fiducia nel suo operato.
Potendo contare l’uno sull’altro, i due detective così diversi eppure così simili nel non accontentarsi di stare al proprio posto, si avventureranno, rischiando anche in proprio, alla ricerca di una verità dolorosa, difficile da scoprire quanto da accettare.

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Tutta quella brava gente
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