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Vacher: lo Squartatore – Serial Killer (parte 2)


Joesph Vacher - serial killerContinua oggi la traduzione del saggio “Vacher l’eventreur” (Vacher lo Squartatore), la cui prima parte è stata pubblicata qualche settimana fa.

***

2. I precedenti di Vacher
Joseph Vacher nacque a Beaufort (dipartimento dell’Isère) il 16 novembre del 1869.
Proveniva da una famiglia contadina assai numerosa ma rispettabile. I suoi genitori godettero di buona salute fisica e mentale. Tra i suoi avi non c’erano mai stati individui folli, epilettici o subnormali. Durante l’infanzia, egli non soffrì di alcuna malattia capace di scombussolare il suo sistema nervoso. Egli sostenne, tuttavia, che da bambino fu morso da un cane rabbioso e che i suoi parenti lo curarono con un medicamento sconosciuto, che ebbe l’effetto di istupidirlo e di guastargli il sangue. A suo parere, i delitti da lui commessi sono imputabili ad attacchi di rabbia dovuti al morso e al trattamento curativo.
È stato accertato, tuttavia, che Vacher non fu mai morso da un cane rabbioso; in realtà, sarebbe stato semplicemente sfiorato dalla lingua d’un cane presunto idrofobo e avrebbe, poi, bevuto un liquido preparato da un medicastro. Valenti medici ritengono che tale evento non abbia avuto nessun influsso sulle sue condizioni mentali.
Egli crebbe a Beaufort, lasciando di sé il ricordo di un bambino bugiardo e cattivo. In seguito, cercò un’occupazione da salariato, ma non riuscì a conservare alcun posto di lavoro. Compiuti i diciotto anni, entrò come novizio presso i monaci mariani di Saint-Genis Laval. Ne uscì dopo due anni perché, come racconta un testimone, si permise di compiere azioni vergognose nei confronti dei propri compagni. Poco tempo dopo, tentò atti violenti e contro natura a danno di un bambino. Successivamente contrasse una turpe malattia, per la quale si fece curare a Grenoble e a Lione.
Dopo aver dimorato a Ginevra, il 15 novembre 1890 iniziò il servizio militare nel 60° reggimento di fanteria di Besançon. Raccolte presso commilitoni e ufficiali superiori, le informazioni riguardanti questo periodo della sua vita lo descrivono come una persona violenta, che faceva temere per la propria incolumità chiunque gli stesse vicino.
Nell’ottobre del 1891 fu portato in infermeria perché affetto da crisi depressive e manie di persecuzione. Ciò nonostante, ottenne i gradi di sergente. Nel 1893 la sua inclinazione a maltrattare, a minacciare e a dire parole senza senso ne causò il ricovero in manicomio con la diagnosi di “turbe psichiche”. Dimesso pochi giorni dopo, gli fu dato un permesso di convalescenza di quattro mesi affinché non si ripresentasse più in caserma.
Durante la licenza si recò a Baume-les-Dames per fare visita a una ragazza conosciuta a Besançon e che, a suo dire, avrebbe voluto sposare. Non riuscendo a vincere la sua ritrosia, andò da lei il 25 giugno 1893 e la ferì alla testa con tre colpi di pistola, poi rivolse l’arma contro di sé e cercò di suicidarsi sparandosi più volte. Penetrato nell’orecchio destro, dove si trova tuttora, uno dei proiettili provocò la sordità totale dalla parte destra, oltre alla paralisi del nervo facciale e di quello auditivo dal medesimo lato.
Le ferite riportate dalla vittima ebbero soltanto l’effetto di renderla inabile al lavoro per quindici giorni. A motivo dello stato confusionale manifestato quando era nel reggimento, il 7 luglio 1893 Vacher fu messo sotto osservazione nell’ospedale per alienati di Dole. Il successivo 2 agosto fu definitivamente riformato e congedato per turbe psichiche, però gli fu concesso un certificato di buona condotta. Evase poco dopo da Dole e fu riammesso a Besançon grazie a una sentenza di non luogo a procedere, fondata sul suo stato di alienazione caratterizzato da manie di persecuzione. Benché la giustizia non lo ritenesse responsabile del tentato omicidio avvenuto a Baume-les-Dames, egli dovette comunque essere internato in un ospedale per alienati. Fu dunque trasferito come psicopatico pericoloso nell’ospedale di Saint Robert, sito nel suo dipartimento d’origine. Vi era appena stato rinchiuso quando le sue condizioni di salute mentale cambiarono e ogni traccia di pazzia sparì; tant’è vero che uscì da Saint Robert il 4 aprile 1894, completamente guarito -stando al certificato del primario- e del tutto privo di segni di squilibrio psichico.
Dalle perizie psichiatriche, che devono essere ritenute assolutamente valide in quanto esprimono lo stato dei fatti nel momento in cui furono redatte, risulta che Vacher, dopo essere stato affetto da alienazione mentale temporanea alla fine del servizio militare, alcuni mesi dopo aveva pienamente recuperato le facoltà razionali e, dunque, veniva dimesso da Saint Robert sano di mente, cosciente di sé e dotato di senso di responsabilità. I sanguinosi delitti che avrebbe poi compiuto sarebbero, di conseguenza, manifestazioni sempre uguali della stessa pulsione sadica e bestiale. Non sarebbero opera di un pazzo ma di un feroce criminale.

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Archiviato il 2 maggio 2011 in serial killer; etichettato con .

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