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Il criminale sessuale sadico (parte 3)

| 17 ottobre 2011 | Commenti disabilitati
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Pubblichiamo oggi la terza parte dell’articolo Il criminale sessuale sadico tratto dall’FBI Law Enforcement Bulletin, febbraio ’92.

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La crudeltà durante il crimine.
Anche se un gran numero di crimini contiene elementi di crudeltà, gli atti compiuti non sono necessariamente da ricondurre a una natura sadica sessuale.

Caso: Due uomini, recentemente evasi da una prigione statale, catturarono una giovane coppia e la portarono in un’area isoltata. Dopo aver stuprato ripetutamente la donna, picchiarono entrambi gli ostaggi e li rinchiusero all’interno della loro auto. Quindi diedero fuoco alla macchina e lasciarono che morissero tra le fiamme.
Anche se questi soggetti inflissero intenzionalmente sofferenze fisiche e psicologiche alle vittime, non c’è niente che indichi un’eccitazione sessuale. Picchiarono la coppia dopo lo stupro e se ne andarono mentre le vittime urlavano e imploravano pietà. Dei sadici sessuali sarebbero stati stimolati dal loro tormento e sarebbero rimasti a godersi la scena fino a che non fosse tutto finito.

Comportamento patologico di gruppo.
La crudeltà spesso cresce quando a commettere il crimine è un gruppo, anche quando i singoli individui non hanno una storia di violenza alle spalle.

Caso: Un gruppo di adolescenti attaccò una donna con sei bambini che stava passando dalle loro parti. La portarono in un capannone: qui la picchiarono e le infilarono tubi d’acciaio nel retto più volte, fino a ucciderla. Alcuni degli aggressori erano amici dei suoi bambini.
Verosimilmente, i partecipanti all’aggressione cercarono di dimostrare gli uni agli altri di essere all’altezza, intensificando così gli atti di crudeltà.

La crudeltà approvata.
La storia è piena di regni di terrore durante i quali le istituzioni legalizzarono i loro atroci comportamenti. Si prendano in considerazione lo stupro e il saccheggio degli sconfitti durante il Medioevo, o l’esecuzione delle donne durante la caccia alle streghe nell’America coloniale. Uno dei più cruenti periodi storici appartiene al ventesimo secolo: milioni di persone sono state sterminate dai nazisti.

Caso: Il comandante Koch, che gestiva il campo di concentramento di Buchenwald, punì un uomo che aveva provato a scappare chiudendolo in una scatola di legno così piccola che consentiva solo di stare accovacciati. Poi ordinò che degli aghi fossero infilati attraverso le pareti, in modo che il prigioniero non potesse muoversi senza esserne trafitto. Quest’uomo fu messo alla gogna per due giorni e tre notti, finché le sue urla cessarono di sembrare umane. (1)
Con ogni probabilità, i sadici sessuali si offrirono volontari per mettere in pratica tali punizioni, ma la diffusione di questo tipo di comportamento era politicamente e razzialmente motivato.

La crudeltà dovuta a vendetta.
Spesso la crudeltà si riscontra in atti nati sotto la spinta ossessiva della vendetta, desiderata per punire torti subiti, reali o anche immaginari.

Caso: Un fisico sposò una showgirl e iniziò a credere che lei lo tradisse, anche se non c’era nessuna prova a riguardo. Col passare del tempo, questa ossessione sfuggì al suo controllo logico ed egli decise che nessun uomo avrebbe mai potuto portargliela via. Dopo averla frustata, le versò dell’acido solforico sul corpo e sul volto. La donna sopravvisse 84 giorni in agonia, prima di morire.
In questo caso, l’uomo voleva punire la moglie ed essere sicuro che non fosse più desiderabile per nessun altro. Il suo comportamento non andava alla ricerca della gratificazione sessuale.

La crudeltà negli interrogatori.
Le torture durante un interrogatorio possono essere indirizzate verso aree sessuali del corpo, il che a volte viene erroneamente interpretato come espressione di un sadismo sessuale.

Caso: Un agente del governo fu catturato in un altro stato. Durante la prigionia, fu continuamente sottoposto a torture che includevano il pestaggio con manganelli ed elettroshock in ogni parte del corpo, compresi i genitali.
La vittima veniva sottoposta a tali torture affinché rivelasse informazioni segrete, non per motivazioni sadiche sessuali.

Le mutilazioni postmortem.
Le mutilazioni intenzionali messe in atto su una vittima dopo la morte sono spesso attribuite, in maniera del tutto sbagliata, a sadismo sessuale. Nella maggioranza dei casi, invece, l’assassino uccide la vittima in maniera rapida e non prova a prolungarne la sofferenza, cosa questa in netto contrasto con le azioni di un sadico sessuale.

Caso: Un padre bastonò sua figlia, maggiorenne, fino a ucciderla. Dopo la sua morte, provò a disfarsi del corpo. Il giorno del suo arresto, comprò un tritatutto. Gli investigatori trovarono parti del corpo nello scarico del water, nel sifone del lavello, in pentole messe a bollire sui fornelli e nel congelatore.
L’uomo aveva ucciso la figlia per legittima difesa, o perché frustrato dall’atteggiamento ostile che lei gli mostrava, atteggiamento dovuto a una malattia mentale. Le sue azioni non erano indirizzate al raggiungimento di gratificazione sessuale.

Lo studio condotto.
Abbiamo studiato 30 criminali sadici sessuali maschi, 22 dei quali responsabili di almeno 187 omicidi. (2) La maggior parte di questi casi sono stati sottoposti al Centro Nazionale per l’Analisi del Crimine Violento dell’F.B.I. (NCAVC). Le fonti delle informazioni utilizzate per lo studio comprendono rapporti della polizia, fotografie delle scene del crimine, dichiarazioni delle vittime e dei familiari, confessioni, rapporti psichiatrici, trascrizioni di fasi istruttorie, sentenze e verbali delle prigioni. Abbiamo inoltre esaminato prove riconducibili direttamente agli assassini: diari, fotografie, cassette audio e video, calendari e lettere. Questo materiale, che racchiude le loro fantasie e rappresenta ciò che resta dei loro crimini, apre delle finestre sulle menti dei criminali sadici sessuali.

Inoltre, abbiamo intervistato 5 di questi 30 criminali. Riguardo ai loro desideri sessuali, durante i colloqui essi hanno rivelato meno di quanto emergesse dagli scritti e dalle registrazioni delle aggressioni. Ciò è in accordo con le precedenti esperienze: anche nel corso delle indagini, i sadici sessuali parlano più facilmente delle loro azioni violente piuttosto che degli atti o delle loro fantasie sessuali.

Ognuno dei 30 soggetti studiati ha torturato intenzionalmente le sue vittime. I metodi di tortura emersi sono vari e includono l’uso di strumenti come martelli, pinze e pungoli elettrici, e azioni come pestaggi, frustate, bruciature, inserimento di oggetti nella vagina o nel retto, bondage, fit-fucking, amputazioni, soffocamento fino a portare la vittima allo stato di incoscienza, e inserimento di bacchette di vetro nell’uretra dei maschi, solo per citarne alcune.

Alcuni aggressori hanno utilizzato un particolare mezzo di tortura più volte. Tale circostanza potrebbe costituire una “firma”, che mostra che ci si trova di fronte all’operato di un certo assassino. In ogni caso, però, l’assensa di un tratto comune nei crimini non elimina la possibilità di un singolo aggressore seriale, dato che potrebbe darsi che questi stia sperimentando varie tecniche alla ricerca dello scenario perfetto, oppure che stia tentando di depistare gli investigatori.

I 30 sadici sessuali studiati hanno causato alle vittime anche sofferenze di tipo psicologico. Bendare, legare, imbavagliare e segragare sono tutte azioni che, anche se non intaccano il fisico, costituiscono tortura psicologica. Altre tattiche di aggressione non fisica includono le offese e le altre forme di abuso verbale, l’obbligare la vittima a mendicare o a supplicare, il descrivere atti sessuali sottolineando dettagliatamente cosa si intenda fare, mettere la vittima di fronte a una scelta tra la schiavitù e la morte, oppure offrirle la possibilità di decidere in che modo morire.

Caratteristiche dell’aggressore.
Tutti i 30 soggetti studiati erano uomini, e soltanto uno di essi non era un bianco. Meno della metà aveva proseguito gli studi oltre le superiori. Metà di loro faceva uso di alcol o droghe, e un terzo era stato nell’esercito. Il 43% era sposato al momento dei crimini.

Le devianze sessuali sono spesso associate ad altre anomalie di tipo sessuale, e lo studio ha confermato tale assunzione. Il 43% degli uomini aveva partecipato ad attività omosessuali in età adulta, il 20% si era travestito da donna e un altro 20% aveva compiuto altri crimini minori: telefonate o atti osceni.

Caso: Da ragazzo, uno dei criminali andava in giro a spiare le persone, masturbandosi quando vedeva donne svestite o che facevano sesso. A casa, si masturbava ripetutamente fantasticando su quanto aveva visto. Crescendo, aveva cominciato a fare telefonate oscene, che l’avevano portato al primo arresto quando aveva acconsentito a incontrare una vittima che aveva informato la polizia. In seguito, si era mostrato nudo a una serie di donne, alle quali aveva spiegato che agiva in quel modo per scatenare in loro la paura. Ne aveva seguite altre dai negozi in cui avevano fatto spese fino a casa, aveva determinato quanto fosse rischioso spiarle ed entrare nelle abitazioni, e ne aveva stuprate alcune. Durante i primi stupri si era servito di armi di fortuna, ma poi aveva portato con sé un vero e proprio kit, fatto di nastro adesivo, guanti, pezzi di corda già tagliati e una pistola calibro .45. Era diventato sempre più violento durante le aggressioni, picchiando le vittime, provocando loro bruciature e strattonando i loro seni. La sua crudeltà era aumentata fino al punto da strapparli entrambi a una di esse. Aveva stuprato più di 50 donne e stava iniziando a pensare all’omicidio quando fu finalmente catturato.
Gli investigatori non devono essere depistati dal fatto che questo soggetto avesse una lunga storia di crimini sessuali “inoffensivi”. Un simile passato è comune, ma non universale, tra i sadici sessuali di ogni tipo. Che chi si diletti di crimini “inoffensivi” non sia propenso alla violenza è solamente un mito. (3)

Caratteristiche del crimine.
I crimini messi in atto dai sadici sessuali sono caratterizzati da un’attenta pianificazione: essi, infatti, dedicano molto tempo alla prepazione dell’aggressione. Molti dimostrano una programmazione astuta e metodica, attenta ai minimi particolari. La cattura della vittima, la selezione e l’allestimento degli strumenti da usare, la sollecitazione sistematica del dolore: tutto ciò rivela una cura ossessiva dei dettagli.

La grande maggioranza degli aggressori che abbiamo studiato, di solito, usava un pretesto o un trucco per approcciare la vittima. Chiedevano oppure offrivano assistenza, si dichiaravano agenti di polizia, rispondevano ad annunci specifici, incontravano agenti immobiliari in proprietà isolate, o comunque cercavano di guadagnarsi la fiducia in qualche modo.

Quasi sempre, le vittime venivano portate in posti scelti con largo anticipo e che offrissero isolamento e sicurezza al sadico e pochissime possibilità di fuga. Tali posti comprendevano: residenze, boschi o addirittura complicate strutture realizzate appositamente per la prigionia.

Caso: Un maschio bianco si presentò in un’agenza di moda dichiarando che stava girando un documentario sull’abuso di droga tra gli adolescenti. Prese accordi per assumere due giovani ragazze, e due donne più mature che facessero da chaperon. Le portò al suo rimorchio; qui, minacciandole con una pistola, legò le donne e rinchiuse le ragazze in una cella di compensato che aveva costruito personalmente. Questa conteneva dei letti ed era provvista di pannelli per l’insonorizzazione. Uccise entrambe le donne e infilò i cadaveri in sacchi per l’immondizia. Terrorizzò le ragazze per due giorni, prima che fossero salvate.

Caratteristiche degli atti commessi.
23 (il 77%) dei criminali aveva costretto le vittime a pratiche di bondage, legandole con materiali elaborati ed eccessivi, e corde disposte in maniera scrupolosa, per raggiungere in gran numero di posizioni diverse. Il 60% aveva tenuto le vittime prigioniere per più di ventiquattr’ore.

L’azione sessuale più comune è lo stupro anale (22 aggressori), seguito da fellatio coatta, stupro vaginale, e penetrazione con oggetti. I due terzi degli uomini avevano sottoposto le vittime ad almeno tre di queste quattro azioni.

Il 60% di loro aveva picchiato le vittime. Ventidue uomini avevano ucciso in totale 187 donne, 17 di loro avevano fatto tre o più vittime. Il modo in cui avevano agito era vario.

Caso: Due uomini, che operavano in coppia, uccidevano in molti modi diversi. Una vittima era stata strangolata durante un rapporto sessuale. A un’altra avevano iniettato una sostanza caustica nel collo, poi l’avevano sottoposta a scosse elettriche e infine l’avevano avvelenata col gas di un forno. Una terza donna era stata uccisa con una pistola.

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, con la poco recondita ambizione di farlo diventare il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 1428 articoli:
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