tre-inchieste-ispettore-g7Indubbiamente non è Maigret.  Si sa che l’ispettore G.7, di cui Adelphi pubblica una raccolta di tre racconti, è stato per Georges Simenon un banco di prova dei possibili personaggi futuri, uno degli ispettori che abbandonerà per concentrarsi sul più fortunato commissario.
Differente nei tratti fisici, nell’approccio all’indagine, forse anche nella levatura spirituale: certo il commissario Maigret ha avuto tempo di crescere, migliorare, vivere nelle pagine, liberarsi dell’abbozzo di cui sembrano risentire quelle dedicate, invece, a questo ragazzone dagli occhi chiari, viso aperto, cosparso di lentiggini, al quale «un vestito fatto in serie toglieva appena un pizzico di prestigio». Pure per lui una pipa, una pipetta per la precisione, antenata delle più prestigiose megrettiane.
Anche l’espediente letterario, attraverso il quale il narratore svela le circostanze del proprio incontro con G.7, sembra un tantino artificioso e poco credibile. Eppure gli appassionati di Simenon non possono esimersi dalla lettura di queste inchieste.
Nel primo racconto, Il Grand Langoustier, si indaga sulla scomparsa di tre donne a Porquerolles, posto per amanti della solitudine, stazione balneare con una spiaggia non alla moda, un solo albergo, modesto, e poche ville: qui, per un mistero così fitto da dover cercare «una spiegazione negli eventi in apparenza più estranei», le autorità preferiscono affidare il compito a qualcuno non del luogo.

La notte dei sette minuti è un classico esempio, ben congegnato e costruito con un finale interessante, dell’enigma della camera chiusa: nessuno entra e esce dalla casa dove si commette il delitto, G.7 e il suo compagno sorvegliano tutta la notte, sotto la pioggia battente di giugno, una villetta a due piani al numero civico 11 in un calmo e squallido panorama di periferia. Tutta la notte, sembrerebbe, tranne sette minuti.

Infine, ne L’enigma della Marie-Galante, una goletta senza nocchiere, una barca fantasma, a Fécamp esce dal bacino, si dirige al largo e viene poi avvistata alla deriva nel mezzo del passo di Calais, con un cadavere nel serbatoio dell’acqua. In questo caso non troviamo più un G.7 ispettore: rassegnate le dimissioni dalla polizia di Stato, veste ora i panni di un investigatore privato al primo incarico.

La voce narrante è quella di uno scrittore – lo stesso Simenon, si direbbe – che, divenuto amico dell’ispettore, lo segue e lo affianca nel lavoro. I racconti nascono e si sviluppano dentro un’amicizia: G.7 e lo scrittore sono amici, l’uno scruta l’altro, le sue manie, prova per il compagno simpatia, rancore, risentimento, sospetta addirittura di lui, nell’ultimo caso. Una narrazione emotivamente coinvolta.
E nella narrazione ecco le strade di Parigi: già nelle sette pagine iniziali che descrivono l’incontro tra i due, sfilano le gelide notti parigine, i tabarin di Montmartre, place Saint-Georges, condomini e portinaie.
Nei racconti vivono già i luoghi che diventeranno cari a Maigret e a ogni suo lettore, il Quai des Orfevres, dove anche G.7 è inizialmente in forza, il lungosenna. Ma non solo: bacini di carenaggio, moli, armatori, barche per la pesca dei merluzzi e delle aringhe nel Mare del Nord. Le inchieste di G.7 sono racconti d’atmosfera, si muovono nelle suggestioni che saranno proprie dei romanzi successivi, quelle che allacciano il lettore senza possibilità di affrancamento, pennellate di città e posti dove incamminarsi condotti per mano: parole contate, scelte, non una di più, non una fuori posto, non una ridondante, e già si è dentro.
Come manifesto di Simenon, le ultime righe del terzo racconto : «Una storia così non l’avresti mai inventata, eh! … Questo perché i romanzieri cercano sempre ispirazione in ambienti fuori dall’ordinario… Ma se vuoi un bel dramma scegli una casa borghese, dalla facciata più rispettabile che si possa immaginare… Entra lì dentro…»: l’interesse antropologico e sociale dello scrittore per la borghesia, un interesse che lo porterà a espressioni differenti, oscillanti tra la bonaria comprensione e lo sguardo amaro di un cronista dell’umano, è già tutta in questa dichiarazione.

Daniela Stallo

Tre inchieste dell’ispettore G.7 – Georges Simenon

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