Conoscete Arsenio Lupin? “Ma certo!” – risponderete in coro – “Chi non conosce il ladro gentiluomo?”. Giusto. Lupin è famoso: i cartoni animati giapponesi, le strisce di fumetti, i film e i telefilm. Chi non li ha visti! Ma quanti hanno letto i bellissimi racconti dai quali Lupin è nato, dai quali prese il volo per diventare uno dei personaggi più popolari del nostro immaginario?  Magari molti persino ignorano che il ladro gentiluomo ha una provenienza letteraria. Lo inventò nel 1905 Maurice Leblanc (1864-1941), già affermato scrittore francese che, travolto dal successo della sua creatura, continuò poi per tutta la vita a dedicarsi solo ad essa, pubblicando una gran mole di racconti. In effetti la risonanza televisiva e cinematografica del personaggio gradualmente ha messo in ombra i libri di Leblanc, oggi poco diffusi. E’ un torto al quale pongono ora riparo gli editori Passigli, pubblicando questa piccola antologia di racconti, tre in tutto, scelti tra i più affascinanti.

Leggendoli balza subito agli occhi una particolarità, spesso trascurata da cinema e tv: Lupin sarà anche un ladro, ma innanzitutto è un indagatore, un genio dell’osservazione e della deduzione, qualità che pone al servizio della sua arte non proprio legale. In questi tre casi vediamo il nostro Eroe sì accaparrarsi denaro e gioielli, ma solo dopo essere venuto a capo di intrigati misteri che solo il suo straordinario intuito riesce a svelare. L’opera di Leblanc si ascrive quindi a pieno titolo nel mare magnum del genere giallo. Non sono stati pochi ad osservare quanto essa appaia debitrice a modi e metodi resi universalmente celebri da Sir Arthur Conan Doyle con il suo Sherlok Holmes. E’ sicuro, Leblanc ha preso molto in prestito dal suo grande collega inglese, ma tra i due esistono differenze. Holmes tira fuori le sue intuizioni da una scrupolosa osservazione di luoghi e oggetti, Lupin si basa quasi del tutto sul ragionamento; riesce a svelare misteri anche senza mai essersi recato sul luogo. E poi c’è quel piccolo particolare: uno è un poliziotto, l’altro un ladro.

Ma anche Lupin ha il suo Watson, il suo amico narratore, però molto più discreto del dottore londinese. Tanto per cominciare non possiamo nemmeno dirvi il suo nome. Fin dal primo racconto,  Il sette di cuori,  questo signore ci spiega che vuole raccontarci come ha conosciuto Lupin e intrattenerci sulle sue imprese, ma non si presenta, rimarrà anonimo per tutto il libro. Inoltre il Watson di Lupin non pubblica le sue cronache, le confida a noi, così, in amicizia; questo è il gioco col quale Leblanc ama intrattenerci.

I tre racconti filano agili e appassionanti, basati su spunti originalissimi, con il suggestivo sfondo della favolosa Parigi della Belle Epoque. Nel primo, Lupin sventa addirittura un complotto internazionale contro la Francia, ma unendo l’utile al dilettevole riesce ad accaparrarsi una sostanziosa cifra, destinandola tuttavia a fin di bene. Nel secondo, Il segno dell’ombra, riesce a ritrovare un prezioso tesoro celato in uno squallido cortile dai tempi della rivoluzione. Ma il più sorprendente e divertente è l’ultimo, La sciarpa di seta rossa, ricco di colpi di scena e suspense, nel quale il furbissimo ladro riesce ad impossessarsi di un prezioso gioiello risolvendo un fitto mistero e mettendo alla berlina il commissario di polizia Ganimard, sua vittima ricorrente. E il fascino dello scapestrato, del disubbidiente che mette in ridicolo l’ordine costituito ha sempre un appeal irresistibile.

 

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Tre avventure di Arsène Lupin
  • Leblanc, Maurice (Author)