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Trappola bianca – Jim Kelly

| 16 aprile 2012 | Lascia una deposizione
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Trappola bianca - Jim KellyMystery è la parola d’ordine oggi al Thriller Café: mystery come la nuova collana di Giunti e come Trappola bianca, il glaciale giallo che recensiamo scritto da Jim Kelly, autore inglese già vincitore del Dagger in the library per la carriera nel 2006 (e non per The skeleton man nel 2007, come riportato invece anche dall’editore).

Titolo: Trappola bianca
Autore: Jim Kelly
Traduttore: Mauro Boncompagni
Editore: Giunti, collana Mystery
Anno: 2012

Norfolk, Inghilterra. Tardo pomeriggio di un lunedì di febbraio particolarmente nevoso. L’ispettore Shaw e il sergente Valentine si stanno congelando sulla spiaggia di Ingol Beach alla ricerca di alcuni fusti di rifiuti tossici, segnalati dalla Guardia costiera. Quello che troveranno invece sarà il cadavere di un uomo dentro un gommone, arenato sui banchi di sabbia. Chiamati i soccorsi via radio e risaliti sulla strada si imbattono in una fila di automobili, intrappolate da un albero caduto sulla stretta carreggiata. La neve turbina, la notte si approssima, i cellulari sono muti e i soccorsi tardano ad arrivare. Tutto sembra immobile e candido, mentre invece ogni cosa è in divenire e maledettamente torbida.
Nel furgone in testa alla fila, appena dietro l’albero caduto, Shaw rinviene il cadavere di un uomo con uno scalpello conficcato nell’orbita oculare sinistra. L’ispettore ed il sergente ispezionano la scena del delitto, ma devono subito arrendersi alla strana evidenza che il terreno innevato è immacolato: un cadavere in un autoveicolo e nessuna impronta intorno. Come ha fatto l’assassino a volatilizzarsi?
Sarà solo il primo di un’inquietante serie di interrogativi che arrovelleranno la mente di Shaw e Valentine, dal momento stesso in cui cercheranno di tracciare le prime linee di collegamento tra gli automobilisti intrappolati a Siberia Belt.

Trappola bianca è un giallo molto accattivante e ben scritto, riconducibile alla lunga tradizione britannica del mystery. Kelly, infatti, parte da una situazione-tipo del giallo classico (un omicidio senza apparente movente e una scena del delitto priva di tracce) per costruire una storia ricca di colpi di scena, aggiungendo ad ogni capitolo un elemento nuovo nelle indagini. Siamo certi che, nell’intenzione dell’Autore, tale espediente tecnico avrebbe dovuto aiutare il lettore ad aggiungere tasselli al puzzle. L’eccessivo utilizzo dell’effetto sorpresa, però, crediamo abbia sortito l’effetto contrario e il suddetto puzzle, lungi dal completarsi, tende invece ad allargarsi a dismisura. L’investigazione sull’omicidio “stradale”, infatti, viene intrecciata via via con un traffico di animali esotici, lo smaltimento selvaggio di rifiuti tossici, il rapimento di un minore, un terzo cadavere trovato in mare, un quarto in una vasca da bagno, e un conto in sospeso dell’ispettore Shaw con il passato paterno: un vecchio caso costato la mancata cattura del colpevole dell’omicidio di un bambino, la reputazione al Dipartimento di Polizia e la carriera al padre di Shaw e al suo vice Valentine, retrocesso a sergente e affiancato ora – guarda il caso! – proprio al figlio dell’ex partner oramai defunto.
A nostro giudizio questa ridda di situazioni devia l’attenzione dal caso iniziale e toglie spazio alla delineazione dei singoli personaggi, la psicologia dei quali invece dovrebbe essere meglio tratteggiata, perché funzionale alla ricerca dei moventi delle azioni delittuose.
Il paradosso che si crea, quindi, è che il ritmo narrativo è elevatissimo, il lettore è indotto da una lettura scorrevole a macinare pagine su pagine, ma in maniera tutto sommato abbastanza incolore, nonostante l’immacolata neve del Norfolk venga sciolta più e più volte dal sangue.
Gli unici due guizzi di tensione autentica si rintracciano nell’eco del dondolio rugginoso di un’altalena e in una coda di topo lasciata in una cassetta delle lettere.
La perfidia, invece, alberga nell’animo dell’ispettore Shaw, quando decide di estromettere Valentine dall’investigazione che gli avrebbe permesso il riscatto.
Questo, forse, è il momento in cui è più biecamente umano e quindi maggiormente credibile.

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Articolo protocollato da Monica Bartolini

Monica Bartolini è autrice di romanzi e racconti gialli, i cui plot sono tracciati nel solco della tradizione del giallo britannico, con uno sguardo ai risvolti psicologici e alle atmosfere d'Oltralpe. "Interno 8" (Albatros-Il Filo editore, 2008) è il suo primo romanzo. Ha collezionato numerosi piazzamenti a concorsi di narrativa gialla, tra cui spiccano "Giallocarta", "Carabinieri in Giallo 3" ("Tanti auguri, maresciallo!" è stato pubblicato sul Giallo Mondadori n. 3009 a luglio del 2010) e "Gran Giallo a Castelbrando". Con il racconto "Cumino assassino" ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica, nell'ambito della XXXVII edizione del MystFest. Nel giugno 2010 ha anche pubblicato con Colosseo Editore un libro di narrativa dal titolo "Ti ricordi, amore mio?", quindici racconti sul tema del ricordo, concepiti come preziose didascalie a foto scattate dalla stessa autrice. Il numero 3019 dei Gialli Mondadori del 2/12/2010 contiene al suo interno il racconto vincitore a Cattolica "Cumino assassino", giudicato dalla Giuria "il miglior racconto giallo di ambientazione italiana dell'anno". A maggio scorso con il racconto "Al comma 4 dell'art. 612-bis" ha guadagnato la seconda posizione nella finale per la II edizione del Gran Giallo a Castelbrando. E' stata finalista al Premio Tedeschi 2011 con il romanzo "Le geometrie dell'animo omicida".

Monica Bartolini ha scritto 29 articoli:

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