Tonache di sangue - Davide Busato«Tonache di sangue» raccoglie trentasei casi di cronaca nera che hanno come protagonista il clero. Suddiviso in sette sezioni – sicari, iracondi, lussuriosi, pluriomicidi, banditi, avari e blasfemi – il volume narra eventi delittuosi svoltisi fra Cinquecento e Novecento, che hanno coinvolto preti, monaci, abati e badesse disposti a uccidere per cupidigia, lussuria o semplice follia: dal sicario frate Donato di Milano che attentò la vita di Carlo Borromeo, alle atmosfere torbide del monastero di Sant’Ambrogio di Roma nel quale operò un’assassina seriale; da «papa» Ciro il brigante di Taranto, a fra’ Diego la Mattina di Palermo che uccise un inquisitore.
Testi come questo, a cavallo tra saggistica e divulgazione, sono talvolta una brutta sorpresa per il lettore: troppo didascalici o troppo colti, non sempre impeccabili nella scrittura, a volte storicamente poco accurati, sono lo specchio della scarsa diffusione e dello scarso appeal che l’editoria di divulgazione – sia storica che scientifica – ha in Italia, con tutte le conseguenze sul prodotto editoriale.
Staccandosi nettamente per qualità, questo Tonache di sangue è una piacevolissima sorpresa, da tutti i punti di vista.
Davide Busato è uno storico, e la sua competenza si sente in ognuno dei brevi capitoli che compongono il libro: si percepisce nettamente la confidenza con la materia, l’accuratezza nei dettagli e la passione nel raccontare gli eventi attraverso un particolarissimo punto di vista – quello dei religiosi che compiono crimini – che invoglia ad approfondire la conoscenza del contesto e dei fatti e perché no, a rispolverare i vecchi libri di testo di storia.
Nel corso dei capitoli tra l’altro si percepisce il mutare del contesto storico, il cambiamento di clima sociale e culturale: si ha la sensazione di trovarsi talvolta in un convento medievale, nella Venezia fino ad arrivare ai tardi anni del 900.
A supporto di questa competenza, c’è una scrittura di qualità che rende scorrevolissima la lettura: Busato riesce nel difficile compito di non banalizzare la narrazione evitando le trappole della pretenziosità, mantiene l’equilibrio tra drammatizzazione, empatia e ironia.
L’organizzazione del libro in capitoli dedicati ai moventi – e solo all’interno di questi per ordine cronologico – anziché in ordine cronologico è interessante: è anche un modo per raccontare l’evoluzione della società e del costume e per rappresentare un mondo spesso chiuso e protetto. in molti casi anche dalla giustizia ordinaria.
Tonache di sangue non è comunque un libro accusatorio nei confronti della Chiesa romana in quanto tale: è piuttosto un’analisi accurata di come la Chiesa abbia, nel corso dei secoli, agito per difendere i propri membri anche nel caso di crimini, e di come il metro di misura sia stato molto spesso variabile in relazione ai livelli gerarchici che i religiosi ricoprivano all’interno dell’Istituzione. Interessante poi vedere come le religiose abbiamo non solo subito una visione maschilista della Chiesa, ma come questa oggettiva sottomissione spesso amministrata dalle badesse, nominate dalle alte gerarchie ecclesiastiche e quindi facenti parte del sistema di potere, ecclesiastico e secolare: l’isolamento che subiscono queste religiose fa sì che anche i reati siano diversi, più frequentemente legati a infanticidi e storie di amore distorto che non ai reati legati al denaro, al potere o alla politica.
Il minimo comun denominatore di queste storie è comunque quello della fragilità umana, che casomai colpisce per la palese contraddizione con le scelte di vita operate.
Tonache di sangue – nonostante il tema trattato – è una lettura piacevolissima e affascinante, sicuramente consigliata.

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Tonache di sangue. Assassini, briganti e sicari del clero
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