Sei storie della casa di ringhiera di Francesco RecamiSellerio ha dato alle stampe Sei storie della casa di ringhiera, volume che raccoglie i racconti che Francesco Recami ha scritto per varie antologie della casa editrice palermitana pubblicate fra il 2011 e 2014.
Quelli che, come il sottoscritto, amano il mondo creato dall’autore fiorentino, un microverso del quale l’ex tappezziere Amedeo Consonni era la figura di maggiore rilievo, saranno felici di quest’ultimo colpo di coda, che ci permette di avere in un solo volume alcuni tasselli molto importanti per la casa di ringhiera.

Abbiamo dato l’addio definitivo a Consonni e alla variopinta umanità che abitava vicino a lui in Morte di un ex tappezziere, e il dispiacere di non poter più leggere altre storie di quel ciclo è stato per fortuna immediatamente alleviato dall’arrivo di Commedia nera n. 1.
Volendo riassumere questa nuova evoluzione di Recami si può affermare che si passa dalla commedia umana e degli equivoci alla commedia nera, con risultati sempre brillanti.

Perché la casa di ringhiera altro non era che un ottimo esempio di Commedia umana, come ben dimostrano Sei storie della casa di ringhiera nelle quali è il condominio, più che mai, a essere protagonista assoluto, palcoscenico ideale per il fritto misto di umanità messo in scena da Recami.

Amedeo Consonni, in primis, vedovo che colleziona casi di cronaca nera, investigatore di poco metodo e tanta curiosità che esplora le vite degli altri. A seguire un altro ex, questa volta taxista, Luis De Angelis, per il quale l’orizzonte si riduce sempre alla sua amata BMW, e poi la professoressa in pensione Angela Mattioli, che con Amedeo ha una relazione.
E ancora il signor Claudio, al quale la passioncella per l’alcol è costata la moglie, la signorina Mattei-Ferri, che sa tutto di tutti…

L’elenco è lungo ma si riassume tutto nell’edificio scelto come sfondo degli accadimenti, le cui caratteristiche ci vengono spiegate molto bene da Recami stesso che, parlando di Sei storie della casa di ringhiera, ha affermato:

“Le case di ringhiera una loro peculiarità l’hanno mantenuta. Per esempio, essendo gli ingressi degli appartamenti sui ballatoi, l’accesso a casa propria è all’aperto, e non in uno stretto pianerottolo servito da un grigio ascensore. Così se uno entra in casa, o ne esce, lo vedono tutti.

C’è un’altra caratteristica che rende uniche le case di ringhiera: sembrano un teatro shakespeariano. Su due o tre livelli, con porte e finestre che si aprono (magari quando sarebbe meglio che rimanessero chiuse) e che si chiudono (magari quando sarebbe meglio che rimanessero aperte) è tutto un entrare e un uscire, tipico della drammaturgia teatrale, soprattutto della commedia degli equivoci”.

E nello sguardo che lo scrittore rivolgeva ai vari inquilini, alle loro miserie e piccole felicità, si intravedeva già l’evoluzione di Commedia nera n. 1, perché la luce del riflettore non era sempre benigna o neutra, ma spesso tingeva di un sarcasmo talvolta feroce le vicende in atto, un sarcasmo che ora sembra essere diventato ancora più cinico e spietato. Procedendo nella vita e nella scrittura il paradosso, l’insensatezza e l’assurdo corrodono sempre di più, e sarà divertente e affascinante seguire Francesco Recami nelle sue prossime mosse letterarie.

Sei storie della casa di ringhiera – Francesco Recami

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