Il Sorcio di Georges SimenonAdelphi pubblica Il Sorcio di Georges Simenon, offrendo a tutti i fan del magistrale scrittore belga una appassionante lettura estiva di un titolo che non è più comparso in Italia dal lontano 1966.
Il Sorcio, edito da Gallimard nel 1937 con il titolo di Monsieur La Souris, è conosciuto anche come Pére la Souris e da noi è stato portato in libreria da Mondadori come La trovata di La Souris, e riproposto ora da Adelphi con nuovo titolo e traduzione di Simona Mambrini.

Il Sorcio appartiene al gruppo dei “romanzi duri” di Georges Simenon, ma riesce a conservare qualche legame con il noto personaggio visto che ritroviamo comunque alcuni noti comprimari della serie come per esempio Lucas, in questa occasione commissario, e Lognon, dotato del consueto corredo di sfortuna e moglie poco soddisfatta.
Ma non è per via di queste due pur importanti figure che il romanzo, uno dei più briosi e divertenti dell’autore, risulta interessante, quanto per la figura che dona il presente titolo italiano all’opera.

Ugo Mosselbach, conosciuto come il Sorcio, è un vecchio vagabondo che nel passato è stato organista e insegnante di musica e nel presente vive la sua condizione in modo quasi spensierato e allegro, senza sentirsi mortificato di essere un barbone.

E presto anche la sua condizione di senza fissa dimora potrebbe cambiare definitivamente: il Sorcio ha infatti ritrovato un portafoglio che più gonfio non si può. Ci sono infatti circa 150.000 franchi in dollari, quanto basta e avanza per riuscire a comprare la canonica di Bischwiller-sur-Moder, il luogo dei sogni di Ugo, dove vorrebbe passare gli ultimi anni della sua vita.

C’è però un minuscolo, trascurabile dettaglio: il portafoglio è stato ritrovato vicino a un cadavere e il Sorcio non se la sente di tenere i soldi. Decide quindi di consegnare il tutto alla polizia, sperando di diventare proprietario della somma nel caso nessuno la reclami.

Ma la curiosità, mischiata a una scarsa fiducia nell’autorità e al desiderio di confrontarsi con il titolare dell’inchiesta, spingeranno Ugo a investigare per conto suo. Il Sorcio si troverà quindi ben presto coinvolto in una vicenda complessa, dal ritmo alto e dai toni divertiti, che mischia gangster e alta finanza, pupattole e faccendieri ungheresi, polizia giudiziaria, jet set e incredibili rapimenti.

Come detto, occhi puntati su Ugo Mosselbach, un personaggio che ricorderete a lungo e inserirete nel gruppo delle creazioni più efficaci del maestro belga. Eccovi due estratti per meglio inquadrare la figura de il Sorcio:

Un ometto magro, con due occhi eccezionalmente vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza”.

Per essere passibile di arresto, oltre che senza fissa dimora il vecchio avrebbe dovuto essere senza soldi. Invece, da mesi e mesi, addirittura da anni, benché non avesse un domicilio fisso, era impossibile pizzicarlo completamente al verde. Ogni tanto lo perquisivano, e capitava che non avesse il becco di un quattrino. Stavano già per cantar vittoria quando all’improvviso lui, con un sorrisetto beffardo, tirava fuori da una piega degli stracci una moneta da cento soldi”.

Il Sorcio – Georges Simenon

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