Si fermi qui Iain LevisonCon Si fermi qui edizioni e/o colma una delle più importanti lacune crime, regalandoci quello che forse è il migliore titolo di un autore che vorremmo ben più presente nelle librerie italiane, Iain Levison.

Nato ad Aberdeen nel 1963, Iain Levison si è laureato in lingua e letteratura inglese e, dopo aver svolto un numero e varietà incredibile di lavori, è diventato famoso per Ammazzarsi per sopravvivere, un libro scritto proprio ispirandosi alla sua esperienza di lavoratore precario.

Da lì ha scritto un gruppo di tre romanzi di grande qualità, crime devianti dalla norma, che affrontano tematiche impegnative quali alienazione, diseguaglianza e diritti dei lavoratori: Since the Layoffs (2003), Dog Eats Dog (2008) e How To Rob An Armored Car (2009).
Di questi solo il primo è arrivato anche a noi, con l’azzeccato titolo di Fatti fuori.

Frasi taglienti e incisive, scrittura estrosa, senso del grottesco, disillusione che non si tramuta in tristezza e malinconia, grande attenzione al sociale con attitudine e taglio diverso rispetto al consueto: Iain Levison è autore da minicult il cui nome andrebbe diffuso di più.

Dopo quella “trilogia”, Levison ha pubblicato nel 2012, in Francia, Arrêtez-moi là (The Cab Driver) che edizioni e/o ci propone per l’estate, con la traduzione di Aurelia Di Meo.
Altro crime mutante, Si fermi qui si ispira alla reale e tragica vicenda del sequestro di Elizabeth Smart, accaduto nel 2002. Per il crimine venne inizialmente accusato e imprigionato Richard Ricci, che oltre al carcere dovette subire anche una aggressiva campagna stampa, con tanto di presentatori televisivi che invocavano la legalizzazione della tortura per farlo confessare e capire dove nascondesse la ragazzina. Levison parte da questa vicenda per aggredire con forza il sistema giudiziario, i media e, in generale, ogni abuso di potere.

Jeffrey Sutton è un tassista, anche piuttosto abile nel suo mestiere, e ha progetti per un futuro migliore: progetti che saranno bruscamente interrotti durante una giornata nella quale sta riposando. A interromperli è la polizia che lo arresta improvvisamente accusandolo di aver rapito una dodicenne.

L’arresto è eseguito sulla base di poche e deboli prove, che sono però sufficienti per delle autorità che hanno fretta di chiudere un caso scottante e mostrare che le forze dell’ordine sono pronte e reattive. Con il colpevole ormai in tasca, anzi, in prigione, nel braccio della morte, la polizia non ha più alcun bisogno di seguire altre piste e considera il caso chiuso.

Inizia così per Jeffrey un assurdo e disperato viaggio fra abusi di potere, sete di sensazionalismo dei media e un sistema giudiziario fallace e ingiusto. A stargli vicino nell’attesa del processo trova un compagno di cella particolare, un assassino seriale che emana cinismo condito da un umorismo affilato e spietato.

Si fermi qui è diventato un film nel 2015: Arrêtez-moi là, diretto da Gilles Bannier, con Reda Kateb e Lea Drucker.

Si fermi qui – Iain Levison

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