Scrivere un thriller: i consigli di Daniel Kalla
Lo confesso: è da tempo che mi trastullo con l’idea di scrivere un thriller, ma ancora non ho cominciato. Il fatto è che sono incontentabile e se l’idea non è vincente evito di perdere tempo. Intanto però, mi attrezzo: leggo tanti romanzi di genere, e cerco di ascoltare i consigli degli altri. Nel corso del tempo ho cercato in giro un po’ di suggerimenti, che un po’ alla volta condividerò con voi. Dopo le dieci regole di Brian Garfield, vi propongo alcune dritte di Daniel Kalla, autore canadese con all’attivo diversi medical thriller e sbarcato da poco anche in Italia con “Il sangue non mente“, edito da Fanucci.
L’intervento sarà diviso in due parti anche questa volta: per essere sicuri di non perdervi la seconda, vi consiglio di iscrivervi ai feed di Thriller Cafè, in modo da essere sempre aggiornati su quello che accade da queste parti.
E ora veniamo ai consigli…
Il miglior consiglio che Kalla ritiene d’aver ricevuto
Si tratta del suggerimento di Stephen King, nel suo “On writing“, che dice: “la seconda bozza è la prima meno il 10 percento”. A questo aggiunge ciò che gli fu raccomandato in un corso di sceneggiatura: “Entra tardi, ma lascia la scena presto”.
L’autore commenta così: “Quando siete agli inizi, vorrete essere esaustivi e includere più cose possibili nella storia. Ma a volte accorciare tagliando giusto il 10 percento della prosa o dei dialoghi, o eliminando righi non necessari, fa aumentare la suspense”.
Il miglior consiglio che Kalla può offrire
“Non cercate mai di comandare la storia, lasciate che si comandi da sola. I migliori personaggi che ho mai creato, il miglior dialogo, la migliore svolta narrativa, sono avvenuti in modo casuale, laddove qualcosa in una scena li suggeriva, qualcosa che avevo ideato come secondario diveniva centrale per la storia. Se provate troppo a far entrare un piolo rotondo in un foro quadrato, verrà fuori qualcosa di forzato e artificiale. E’ un’ottima csa scrivere con delle linee guida e uno scopo in mente, ma una volta che avrete iniziato, vedete cosa accade”.
Il miglior consiglio su come iniziare una storia
“Quando iniziai a scrivere, ero preoccupato per la prima frase, il primo paragrafo e anche per il primo capitolo: potevano essere paralizzanti; li vorremmo sempre più perfetti. La gente ha bisogno di zittire il proprio “auto editing”, e concentrarsi sul creare prima, e poi tornare indietro. Se avete abbastanza scrittura alle spalle, diventa più facile individuare quale sia la parte migliore e vedere cosa necessita di essere invece rivisto e cambiato.
Altri suggerimenti arriveranno nella prossima puntata. Intanto, avete trovato qualcosa di utile in questi?










































Come ho cercato di spiegare nel mio blog, non credo ai decaloghi per scrivere qualsiasi cosa. Proliferano quelli dedicati al giallo, forse perché è ancora ritenuto letteratura di serie B… A nessuno verrebbe in mente di dedicare decaloghi ad altri generi letterari “seri”. Credo che la regola migliore per scrivere sia “non avere nessuna regola”. Poi ognunola pensi come gl pare…
Roberto Santini
la regola “non avere regole” è la tipica cagata che dice chi non vuole seguirle
self handicap strategies, le si chiama a strategie dell’apprendimento
o mettere le mani avanti
dico io
del tipo
siccome non so imparare le cose
dico che non ci sono cose da imparare
e così non sono tenuto a farlo
un po’ come quelli che guardano un picasso e dicono: questo lo facevo anch’io
Forse sarebbe meglio un po’ di umiltà e pensare prima di imparare a usare le regole, e POI di cambiarle e scegliere le migliori. Ma è faticoso e scomodo, mi sa.
D’accordo con te, Gelo, sull’imparare le regole, prima di cambiarle
[...] thriller”. Dopo le 10 regole per scrivere suspense fiction di Brian Garfield, e i recenti consigli di Daniel Kalla, veniamo alle interessanti parole di Ian Fleming (per i pochi – spero – che non lo sapessero, il [...]