Romanzo thriller Peter Schiera

Scrivere un mystery, di Gillian Roberts – parte 5


scrivere-mysteryQuinta puntata di Scrivere un mystery con Gillian Roberts. Vi ricordo che le precedenti le trovate tra le lezioni di scrittura thriller di Thriller Cafè, assieme ad altri articoli simili. Con i consigli della Roberts, tratti dal libro You can write a mystery, vediamo oggi come scrivere descrizioni che lasciano il segno.

***

Descrizioni che il lettore non salterà

Siate onesti: quando state leggendo un libro e arrivate a un monoblocco di caratteri senza spazi bianchi e senza virgolette, e vi rendete conto che si tratta di descrizioni, non lo saltate? O almeno, non lo scorrete superficialmente…?

Così faranno i vostri lettori se trattate ambientazione e descrizioni come se fossero grumi nella farina d’avena. I lettori desiderano senso di movimento, di cambiamento, e non importa quanto sia splendido il prato che si ammira in una mattina d’estate – è fermo lì, non va da nessuna parte.

Quindi, cos’è che è fa uno scrittore di mystery? Il luogo, come abbiamo detto, è una parte vitale della storia – il terreno su cui si muovono i vostri personaggi e il mondo che il reato ha sconvolto. Come, allora, si può creare un forte senso di luogo e fare in modo che il lettore lo legga? È possibile riuscirci utilizzando solo pochi dettagli, quelli che danno un senso del luogo e del suo significato emotivo, e lasciando tali dettagli lungo il corso della storia.

All’inizio del vostro libro, potete fornire una rapida inquadratura. Allo stesso modo in cui una telecamera ci mostra dove siamo all’inizio di un film, è possibile impostare la scena, far muovere la videocamera immaginaria da una visione ampia, panoramica, fino alla nostra ambientazione effettiva. Per esempio, è possibile prima di descrivere i grandi campi nei pressi di una piccola cittadina (“Trenta miglia di dolci colline di distanza dalla casa più vicina…”), quindi spostarci nella città stessa, brevemente descritta, (“… popolazione 5000 …”), poi in un giardino, (“dietro una siepe mantenuta sullo stesso livello in tutte le stagioni…”) e, infine, nel luogo effettivo in cui i nostri personaggi ci attendono. Fate questo logicamente, come se veramente aveste tra le mani una fotocamera. Passate dal grande al di fuori fino al posto in cui siamo e non andate avanti e indietro. E, dal momento che non siete nel punto di vista del vostro personaggio fino a quando non si affina la messa a fuoco, utilizzate questa tecnica solo per l’inizio del libro o, se si deve, per l’inizio del scene.

In caso contrario, tessete le vostre descrizioni dentro e fuori l’azione. In questo modo, potremo sperimentare il luogo nel modo in cui facciamo effettivamente nella nostra vita reale, mentre accade altro. È vero che ogni tanto osserviamo da vicino e facciamo un bilancio, o notiamo improvvisamente cose familiari, o anche ci fermiamo e stiamo in silenzio meravigliato – e allo stesso modo possono fare i vostri personaggi quando serve veramente per la storia – ma soprattutto, noi ci muoviamo attraverso o usiamo “il paesaggio” della nostra vita, e questo è quello che si deve fare nel romanzo. Quindi, non avete bisogno di darci più di pochi dettagli quando incontrate qualcuno o siete in un posto nuovo, e potete mostrarci il resto. Non è necessario dirci della camera decorata se il vostro protagonista scivola sul pavimento in marmo e afferra una cornice dorata o una poltroncina di velluto. Non è necessario descrivere come piova forte se il vostro personaggio ha i pantaloni inzuppati dal passaggio una macchina.

Ricordate, sempre, chi sta vivendo la scena e ciò che nota. Una progettista di design potrebbe essere in grado di identificare il costoso arredamento di cui sopra, ma neanche la progettista lo noterebbe se sul tappeto Aubusson giacesse un cadavere. Questo è ciò che noterebbe nel migliore dei casi, uno sfocato senso di ciò che le è intorno. Le persone riconoscono posti familiari anche quando qualcosa è cambiato, o sono state lontane, ma normalmente non fanno un inventario del proprio appartamento quando tornano a casa. Quindi potete darci un senso di ciò se il vostro investigatore si svuota le tasche sul suo tavolino messicano (o a terra) o trova la sua camicia rovistando nel cesto del bucato o aprendo un armadio dove tutti i capi sono ordinati per colore… Fate in modo che i dettagli ci mostrino di più sulla persona che l’elenco di ciò che possiede o indossa o abita.

Dovrete utilizzare pochi dettagli in qualsiasi descrizione e lasciare il resto all’immaginazione del lettore, ma scegliere i dettagli che rendono unica l’impostazione, che la caratterizzano di più e, idealmente, che trasmettano come il personaggio si senta in merito al luogo. Dopo tutto, una camera può essere cavernosa o spaziosa; angusta o accogliente, familiare o sconcertante, e così via.

L’atmosfera si snoda in tutto il vostro mystery. Non dimenticate ciò che avete impostato. Se è inverno in un clima freddo, lasciate che le persone rabbrividiscano e sbattano i piedi per liberarli dalla neve e ci siano batterie per auto scariche e lastre di ghiaccio. E se fa caldo, lasciate che le persone sentano tutto quel calore sudando, sventolandosi, vestendosi leggero – ricordandoci quanto è opprimente. Questo non sarà incessante, naturalmente, ma non dev’essere dimenticato, una volta detto.

Infine, mentre fate tutto ciò, cercate di mettere consistenza, forma, stile, colore, e movimento nella pagina. Non limitate le vostre descrizioni a ciò che può essere visto e non lasciate che sia stagnante. Invece di avere il sole “che tramonta”, mostrate il suo effetto attraverso il cambiamento di colore del cielo e della terra, lo spostamento delle ombre, il calo della temperatura e così via.

Una volta fatto tutto questo, nessuno salterà più le vostre descrizioni. Non le noteranno nemmeno – semplicemente i lettori si sentiranno come se, insieme con i vostri personaggi, fossero lì, e questo è il punto.

Nella lezione successiva: è tutto nel vostro punto di vista.

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Archiviato il 26 novembre 2008 in Tecniche di scrittura thriller.

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Articolo protocollato da Giuseppe Pastore

Da sempre lettore accanito, Giuseppe Pastore si diletta anche a scrivere e ha pubblicato alcuni racconti su antologie e riviste e ottenuto vittorie e piazzamenti in numerosi concorsi letterari. E' autore (assieme a S. Valbonesi) del saggio "In due si uccide meglio", dedicato ai serial killer in coppia. Dal 2008 gestisce il ThrillerCafé, con la poco recondita ambizione di farlo diventare il locale virtuale dedicato al thriller più noto del web.

Giuseppe Pastore ha scritto 1094 articoli:


2 deposizioni to “Scrivere un mystery, di Gillian Roberts – parte 5”

  1. andreafranco ha dichiarato (senza subire minacce)

    queste lezioni sono davvero interessanti. Piano piano me le rileggo tutte perché sono piene di spunti mai banali! bella barman! :)

  2. kick ha dichiarato (senza subire minacce)

    grazie, Andrea :)
    queste della Roberts sono abbastanza generali, almeno le prime, secondo me vanno bene anche per romanzi non per forza thriller…

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