Scrittore e assassino - Ahmet AltanRecensiamo oggi su Thriller Café Scrittore e assassino di Ahmet Altan, uno dei massimi scrittori turchi di oggi, arrestato nel settembre 2016 per la sua attività a favore delle minoranze e della libertà d’espressione nel suo paese.

Nel cuore di ogni scrittore cova un assassino.

Dopo poche righe dall’inizio di questo libro sappiamo già chi è il colpevole: prima ancora di capire chi sia o dove si trovi, il protagonista del romanzo (scritto in prima persona dal suo punto di vista) ci annuncia che ha appena ucciso una persona. Basta questo, e l’informazione che egli è uno scrittore che voleva scrivere un romanzo su un omicidio, per incuriosirci: inizia allora il flashback che permetterà di comprendere come si è arrivati al delitto.

Inizia tutto con una donna dal fascino irresistibile, conosciuta per caso (e il caso avrà un grosso ruolo in questa storia). Si chiama Zuhal ed è legata a Mustafa, un uomo pericoloso temuto da tutti, sindaco della cittadina dove si svolge la storia. Nonostante sia ancora innamorata di lui, la donna comincia a frequentare il protagonista; nasce così un torbido triangolo tra l’ambigua Zuhal, impossibile da decifrare nei suoi comportamenti (ma non è così per tutti, quanto si tratta della gestione dei sentimenti?), il sindaco che dimostra la bonomia tipica di chi cela il vero volto violento e dominatore e lo scrittore che non prova gelosia per la donna perché ha saputo da subito come stanno le cose e gode nell’essere l’elemento di disturbo del grande amore di lei, tanto più che con Zuhal condivide emozioni esclusive che rendono fortissimo il loro legame.
Come spesso succede, il protagonista non riesce a fare a meno di diventare amico del partner della donna che ama (ammesso che un criminale come Mustafa possa avere amici), in quel limbo tra il masochismo e la volontà di ferire l’altro che caratterizza le non infrequenti relazioni perverse che gli umani allacciano tra di loro. Questo tipo di sessualità ambigua caratterizza tutto il romanzo: l’unico rapporto che lo scrittore sembra poter instaurare con tutte le donne che incontra è all’insegna di una carnalità viscerale che non si cura dei precetti e delle regole.
Durante il soggiorno in quella cittadina il protagonista viene a conoscenza della leggenda che ruota attorno ad una chiesetta dove si dice sia nascosto un tesoro su cui tutti vorrebbero mettere le mani. Il paese, già diviso in due opposte fazioni di una mafia dei terreni che non lesina killer ed omicidi a sangue freddo, lentamente cade preda di una vera e propria fissazione nei confronti di queste fantomatiche ricchezze.
Le vicende proseguono quindi in parallelo: mentre la difesa paraonica del tesoro dalle grinfie avversarie crea tensioni ed alimenta lo spargimento di sangue, il protagonista si avvicina sempre più a Zuhal, che piano piano sembra staccarsi da Mustafa. Tradire l’uomo più potente della città potrebbe però avere dei costi.

Il libro di Ahmet Altan rimane incerto tra la fiaba (la cittadina fuori dal mondo, il tesoro nascosto, una certa forzatura nel contesto generale) e il realismo (l’ambientazione è attuale è concreta, i personaggi sono sfaccettati, complessi, per nulla stereotipati); la verosimiglianza a cui a volte sembra voler tendere risulta paradossalmente un suo limite, un meccanismo che non funziona del tutto a causa del surrealismo di certe scene ed impedisce al lettore un’adesione completa alle pagine.
Le motivazioni del protagonista appaiono oscure: deciso a restare nel paese anche di fronte agli evidenti pericoli cui va incontro, sceglie di diventare complice dell’illegalità del sindaco pur di guadagnarsi la possibilità di rimanere, continuando a vivere la sua torbida storia con Zuhal. E’ attratto dai segreti, dai peccati che le persone celano e che lui invece vuole conoscere; d’altronde il Male è il motore della letteratura, che non esisterebbe senza di esso; la sessualità nascosta e dissimulata diventa così uno dei principali interessi dello scrittore, la dimostrazione per lui della repressione che ognuno di noi compie verso la propria vera identità. Non solo: conoscere la seconda vita degli altri significa avere potere su di essi.

La vita era monotona e noiosa per chi era all’oscuro di quel “mondo sotterraneo”.
Era in quel mondo segreto traboccante di peccato che si celava il vero divertimento.
Ero grato a Dio per tutti gli atti peccaminose che aveva generato per noi.

Ma cosa succede se in una relazione apparentemente votata all’assoluto, aliena ai canoni dei rapporti di coppia, iniziano improvvisamente a germogliare i semi delle pretese reciproche, o addirittura quelli della ricerca altrove di diverse soddisfazioni? Come affronteranno i personaggi il fatto che, tra i tanti desideri contraddittori che li animano, c’è anche quello della normalità? La situazione precipita da ogni punto di vista: in città il conflitto sfocia in guerra aperta ed arriva la fatidica notte in cui lo scrittore compirà l’omicidio. Si tratterà, in entrambi i casi, di un’apocalisse, la fine del mondo per come era prima.

Sin dall’inizio di Scrittore e assassino viene introdotto l’altro importante tema del romanzo: la letteratura. Nel parallelismo che il protagonista esprime tra Dio e il mestiere di scrittore, l’essere umano è visto come un’invenzione perfetta: un personaggio carico di contraddizioni non può che dar vita alle storie più interessanti. Nelle riflessioni sul libero arbitrio, Dio viene interpellato direttamente: è l’onnisciente ed onnipotente autore del destino degli uomini o un narratore che ha donato facoltà di scelta ai propri personaggi? Oppure ancora Creatore e creature sono complici dei delitti che vengono commessi?
Il protagonista tratta Dio da pari, o meglio da collega: ne contesta le scelte artistiche, ne loda l’infinità capacità inventiva, ingaggia con lui una gara, una sfida, tra l’ammirazione per la sua opera e la rabbia di trovarsi burattino nelle sue mani guidate dalle spietate regole della narrativa.
Le domande a Dio percorrono tutto il romanzo fino all’atto d’accusa finale, che restituisce in tutta la loro chiarezza i quesiti essenziali su cui filosofi, religiosi e scrittori si sono sempre interrogati: quelli sull’esistenza del Bene e del Male e sulla natura degli esseri umani.

Ritengo che Dio sia un pessimo, oltre che sconsiderato, romanziere.
Uno scrittore di talento non costruisce i rapporti tra i suoi personaggi basandosi su coincidenze, né tantomeno si piega a queste ultime per risolvere i punti cruciali della sua storia.
Ma Dio ha un feroce senso dell’umorismo. E le coincidenze sono il suo passatempo preferito in questa vita, che altro non è che un concatenarsi fortuito di eventi.

Scrittore e assassino – Ahmet Altan

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