Stefano Talone pubblica per Ensemble la sua opera prima: “Sbirri e culicaldi”. Ambientata a Londra, dove Talone ha vissuto (ora vive a Roma), ci racconta, con lo stile tipico del noir, una storia legata al terrorismo islamista. La polizia della città dovrà indagare per arrivare a decifrare una vicenda che ha per protagonisti ragazzi immigrati pakistani di seconda generazione.

Le indagini vengono svolte in collaborazione tra l’Antiterrorismo e la polizia di Lewisham, quartiere della periferia sud-est di Londra. In realtà la collaborazione è più un confronto tra due modi diversi di concepire le indagini: Oliver, detective dell’antiterrorismo e Victor, della sezione di Lewisham, entrano ben presto in una sorta di competizione per arrivare a individuare i colpevoli. Oliver e Victor sono anche i due protagonisti del romanzo e dall’alternarsi delle loro vicende si sviluppa la trama, seguendo un intreccio che Talone costruisce con abilità. A ben vedere, i due detective sono gli archetipi di due modi diversi di intendere prima di tutto il lavoro di poliziotto, ma in fondo, anche la vita nel suo complesso.

Alla sua opera prima, Talone è decisamente convincente. La costruzione della vicenda è ben strutturata, molto ben fatte sono anche le descrizioni dei luoghi nei quali si sviluppa l’azione. La caratterizzazione psicologica dei personaggi è poi decisamente riuscita e ha poco da invidiare ai grandi del genere. Si finisce per amare Oliver e Victor (anche nella loro diversità) e per immedesimarsi nei loro ragionamenti e nei loro “sogni”. Il tema del terrorismo è affrontato molto bene e Talone evita i luoghi comuni che avrebbero finito per compromettere l’opera. Molto bene è trattato anche lo spaccato dei giovani immigrati di seconda generazione e il dramma dello sradicamento, al cuore della vicenda narrata. La prosa di Talone è molto aggraziata e scorre piacevolmente. I dialoghi aiutano a scavare nei meandri psicologici dei personaggi e persino i personaggi secondari hanno un loro ruolo evidente. Forse gli si potrebbe solo rimproverare una parsimonia nell’uso dei congiuntivi, che, sebbene sia molto di moda, risulta un po’ stonata rispetto alla bellezza del racconto.

«È stato un errore portarli qui. Vanno in giro senza essere niente. Né pakistani, né britannici. Sanno solo di essere vivi e di volere cambiare il mondo”. Questo è quello che dice il padre di uno dei ragazzi protagonisti della vicenda e questo è il dramma di cui Talone ci parla. Il nulla che deve essere riempito e che finisce per prestarsi a disegni oscuri. Leggendo questa storia ci si trova a riflettere su cosa possa significare per un ragazzo di vent’anni vivere in una metropoli multiculturale sospeso tra un passato familiare ignoto e mitizzato e un futuro nel quale non si vedono valori.

Talone ha fatto anche tesoro di quello che è uno dei temi portanti del noir in tutte le epoche e a tutte le latitudini: nel suo romanzo Victor e Oliver rappresentano la voglia di rivalsa dei poliziotti appassionati, che spesso lottano (seppur con modalità molto differenti) contro una macchina burocratica acefala e ingiusta. E, nel lavoro come nella vita privata (che traspare dal racconto), hanno un solo obiettivo: dopo aver sacrificato la propria carriera perché inadatti all’aridità del potere, salvare almeno la propria dignità di uomini.

Sbirri e culicaldi
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Sbirri e culicaldi
  • Talone, Stefano (Author)