Ritual – Mo Hayder
Attesissimo dai suoi fan, recensiamo oggi Ritual, il thriller che segna ritorno in libreria in Italia di Mo Hayder e del suo personaggio più noto, il detective Jack Caffery.
Titolo: Ritual
Autore: Mo Hayder
Editore: Longanesi
Traduttore: Tissoni A.
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 410
Nel corso di uno scandagliamento del fondale nel porto di Bristol, Flea Marley, sergente di polizia specializzato in ricerche subacquee, recupera una mano umana. Il giorno seguente una seconda mano viene rinvenuta sepolta poco distante da un ristorante che si affaccia sul porto. Mentre la polizia cerca il resto del corpo, le perizie mediche accertano che la persona a cui sono state amputate le mani potrebbe essere ancora viva. Flea viene affiancata nell’indagine dall’investigatore Jack Caffery, da poco trasferitosi da Londra per tentare di dimenticare il suo terribile passato. Assieme i due appurano che le mani appartengono a un ragazzo scomparso da qualche giorno: la pista pare condurre alla mafia africana e alle sue folli superstizioni e inquietanti rituali… Entrambi segnati dalla sofferenza, Caffery e Marley inizieranno un viaggio nell’orrore, nei recessi più nascosti della città, dove regna la droga e i giovani sono pronti a vendersi per una dose, e dove è nascosto un diavolo che pare nutrirsi della carne e del sangue umani…
Iniziamo col dire che il cupo Jack Caffery, protagonista dei precedenti Birdman e Il trattamento, in questo romanzo non doveva esserci, e che secondo me sarebbe stato un gran peccato. Mo Hayder stessa lo rivela in appendice al libro: da un po’ sta vivendo il classico rapporto complicato che s’instaura tra autore e personaggio troppo “ingombrante” e in prima istanza aveva scelto di metterlo da parte anche in questa storia (come già accaduto in Le notti di Tokyo e Orrore sull’isola). Ma il caso ha voluto che un incontro le abbia ispirato la figura dell’Uomo che cammina e le abbia fatto pensare a un possibile confronto tra i due, e Caffery è riuscito così a imporre la sua scomoda presenza. Almeno dal sottoscritto, sia chiaro, la cosa è stata molto gradita. Perché diciamolo subito: stiamo parlando di personaggio dannatamente tangibile, realistico, un buono che la linea di demarcazione tra bene e male la passa con facilità e con preoccupante frequenza. Uno pieno di demoni da tenere sotto controllo (e qualche volta – neanche tanto involontariamente – qualcuno gli scappa) e che è sempre interessante vedere in azione. Senza di lui è impossibile che un libro sia lo stesso, per cui secondo me è stata una fortuna che la Hayder sia tornata sui suoi propositi.
Ma chiarisco anche che non è solo per Caffery che si dovrebbe leggere Ritual: si tratta in assoluto di un buon romanzo, un thriller che si legge d’un fiato nonostante le oltre 400 pagine e che inquieta e incuriosisce per via del tema portante legato al Muti, la medicina tradizionale sudafricana che non disdegna l’impiego di parti umane per sconfiggere malattie o allontanare demoni. Un elemento di certo non comune e che dubito il lettore medio possa conoscere a fondo o di fronte al quale si possa restare indifferenti. Inoltre, la Hadyer non si limita a scegliere bene: la sua penna dosa il macabro, mai gratuito, miscelandolo a solida investigazione, anche questa fuori dai cliché grazie al focus sulla polizia subacquea (decisamente poco gettonata nel panorama del thriller). Il libro viaggia così spedito come un treno, con la locomotiva guidata dall’ombroso detective e piena di altri personaggi di spessore: a partire dai comprimari (il reietto Mossy o l’enigmatico Uomo che cammina) e fino alla co-protagonista, la new entry Flea Marley, ragazza con dei conflitti personali irrisolti legati alla morte dei genitori e a un piccolo (e nascosto) problema estetico.
Se devo cercare dei punti deboli, davvero non riesco a trovarne di significativi: credo che Ritual sia uno dei migliori romanzi che abbia letto nelle ultime settimane. La conclusione ovvia è che lo consiglio. Se vi fidate, poi fatemi sapere…
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Finito Ritual, di Mo Hayder…direi un romanzo di up and down, alcune cose molto belle e interessanti, altre un pò aggrovigliate, non chiarissime, a volte un pò noiose…comunque sì, tutto sommato un buon libro…