Rispondi se mi senti - Ninni SchulmanRecuperiamo oggi qui al Thriller Café Rispondi se mi senti, di Ninni Schulman, giornalista svedese che con la sua serie poliziesca e con la sua protagonista, la reporter Magdalena Hansson, è da qualche anno bestseller nei paesi scandinavi.

Primo di una serie di romanzi, è una lettura soddisfacente per chi ama questo genere che ormai da qualche anno si è ricavato una nicchia consistente di lettori appassionati.

Una battuta di caccia all’alce, un gruppo di cacciatori divisi in squadre, tra di loro il capo della polizia locale Petra Wilander; un bosco difficile da raggiungere e, soprattutto, dal quale è praticamente impossibile fuggire in breve tempo senza essere visti. Uno sparo di troppo e Par Sanner viene trovato ucciso, mentre la figlia Alva di tredici anni, con lui sul luogo dell’appostamento, sparisce. Incidente o omicidio? Petra Wilander e Magdalena Hansson si ritrovano nuovamente a indagare nei gialli della Schulman, circondate da quei boschi della Svezia centrale che paiono non avere mai fine, in una cittadina dove tutti si conoscono e paiono essere collegati. Tuttavia, in questa occasione Petra viene esonerata dalla indagini in quanto facente parte della squadra di caccia, mentre Magdalena è in concedo per maternità. Ma, ovviamente le due eroine non resteranno ai margini della scena e riusciranno, ognuna per la sua strada, a collaborare alle indagini.

Certo, una prima grande pecca è il tentativo mal riuscito di emulare i personaggi di Camilla Läckberg, calcare la mano sulle caratteristiche salienti di Erica Falk, cercando di riproporle in Magdalena. Costretta nel suo ruolo di mamma infatti, Magdalena non è mai del tutto al centro della vicenda, Petra, invece, emerge nella sua professionalità e integrità morale, con la partecipazione di tanti, troppi, personaggi che contribuiscono da un lato a dare al lettore una visione d’insieme dettagliata e variegata, con più punti di vista e spunti di riflessione, dall’altro a creare una variegata confusione di nomi impronunciabile e soggetti non particolarmente caratterizzati ed non facilmente distinguibili tra loro.

Sicuramente troviamo azione e lavoro di squadra, il che rende la storia molto più credibile. Anche perché, dopotutto, siamo di fronte a un classico giallo della camera chiusa, un giallo in cui l’assassino può essere solo uno dei partecipanti alla battuta di caccia e in cui quasi tutti i componenti della squadra hanno un movente per commettere il crimine. È un romanzo che parte lentamente, facendo fatica a decollare anche a causa delle decine di storie e microstorie intersecate tra loro che spesso distraggono dal filone principale o nulla aggiungono allo stesso. Il ritmo aumenta nel prosieguo, quando le vicende iniziano a prendere forma e iniziano a delinearsi i vari moventi, quando emergono tradimenti e segreti, qualche dolore e qualche passione, ma mantiene sempre un ritmo non serrato.

Con pochi colpi di scena e dialoghi che risultano essere quasi forzati, emerge tuttavia, e merita apprezzamento, la parte della vera e propria indagine, con un plauso allo sviluppo delle due strade parallele (poliziesca e giornalistica) che si congiungeranno al momento della soluzione del caso. Rispondi se mi senti è un giallo classico scandinavo che ha il merito di portarci alla soluzione finale passo per passo, svelandoci piccoli tasselli che ci conduranno, insieme alle protagoniste, alla risoluzione del caso. Ma manca di un vero stile, gli stessi personaggi mancano di una loro profondità e caratterizzazione.

Un giallo che rispetta i canoni del genere, ma che si disperde troppo. Che non riesce a fare ciò che ogni romanzo di questo genere dovrebbe fare: spingerti a non staccarti dalla lettura, spingerti a voler sapere cosa succederà nel capitolo successivo. Un giallo che potrebbe tranquillamente fare a meno di metà delle sue pagine. Un’opera, purtroppo, che non riesce a convincere fino in fondo.

Recensione di Nicola Agrelli

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