Rien ne va plus di Antonio ManziniSellerio pubblica Rien ne va plus di Antonio Manzini, volume che, contando anche racconti, raccolte e in sostanza tutto quel che è stato pubblicato sul personaggio, è classificato come il dodicesimo della serie del vicequestore Rocco Schiavone.

Ed è proprio Antonio Manzini in primis che avverte forse l’urgenza di fare un po’ d’ordine nella vita del suo personaggio, sia quella editoriale che quella “reale”, e sceglie di farlo con un romanzo che non solo si ricollega al precedente ma riporta in ballo avvenimenti passati di Rocco Schiavone.

 

Insomma, in Rien ne va plus il vicequestore più complicato della scena italiana trova ancora maggiore definizione e più d un nodo andrà al pettine in questo volume così importante all’interno della sua bibliografia.

Avevamo lasciato Rocco Schiavone pochi mesi fa, in Fate il vostro gioco, alle prese con il grave problema della ludopatia e, più in particolare nella trama, con l’omicidio di Romano Favre, un dipendente del casinò di Saint-Vincent.
Un caso complesso, che rispunta ora in questo nuovo romanzo, così come rispunta la nota sala da gioco valdostana.
Scopriamo qualche elemento in più riguardante la trama di Rien ne va plus.

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Come può un camioncino scomparire nel nulla? Eppure è proprio quel che accade a un furgone portavalori che stava trasportando un carico molto prezioso: una somma vicina ai tre milioni di euro, il corrispettivo delle entrate del casinò di Saint-Vincent.
All’apparenza sembra un caso di rapina tutto sommato consueto e ordinario e ascoltando le deposizioni della guardia giurata ritrovata in stato d’incoscienza sul luogo il tutto appare essere un piano ben congegnato e andato a buon fine.

Se non fosse che il naso di Rocco Schiavone dice altro, annusa un “odore” che lui sa corrispondere a qualcosa di storto, un elemento fuori quadro che continua a far deviare la sua attenzione dal caso attuale a quello precedente.
“Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito”.

E così, pur occupato in una indagine importante, vista l’ingente bottino, Rocco Schiavone si oppone come spesso gli capita al volere di questura e procura e continua a guardare nel caso Favre mentre, come altrettanto spesso gli capita, la sua vita procede in modo irregolare e i fantasmi del passato continuano a bussare alla porta.

La morte di Baiocchi, che ha ucciso sua moglie Marina, così come il cadavere mai ritrovato gli invadono spesso il cervello e, per complicare il quadro, è ormai convinto che i servizi lo stiano tenendo d’occhio, anche se non riesce a spiegarsi il motivo. E ci sono altre presenze ormai fisse nella sua routine quotidiana, dalla “cucciolona”, Lupa, al giovane e solitario vicino di casa Gabriele, con il quale Rocco sta pian piano consolidando un rapporto che ricorda vagamente quello di un padre con il figlio.

Piccoli e grandi eventi, passioni e ossessioni, si intrecciano sempre più fitte, chiedendo di essere risolti una volta per tutte, un po’ come le indagini di cui si sta occupando.

Il ciclo di Rocco Schiavone esiste da relativamente poco tempo, visto che è nato nel 2013, ma nel giro di pochi anni ha accumulato molti titoli fra racconti e romanzi. Di questi ultimi vi ricordiamo, oltre ai due già nominati, anche: Pista nera (2013), La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), 7-7-2007 (2016) e Pulvis et umbra (2017).

Il personaggio, molto amato dal pubblico italiano, è anche protagonista di una serie televisiva, giunta ormai alla sua seconda stagione e attualmente in programmazione su Rai Play, nella quale il vicequestore è interpretato da Marco Giallini.

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Rien ne va plus
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