Quella casa nella brughiera di Ngaio MarshVerso la fine del 2015 ci eravamo completati con Mondadori per il continuare, titolo dopo titolo, a cercare di completare la bibliografia italiana di Ngaio Marsh e ora, con l’uscita in edicola di Quella casa nella brughiera, non possiamo far altro che rinnovare i nostri complimenti.
Un altro romanzo inedito di questa fondamentale scrittrice neozelandese di gialli arriva in Italia e, valore aggiunto, si tratta di uno dei più importanti in assoluto della sua prolifica carriera.

Quella casa nella brughiera è il ventisettesimo dei trentadue romanzi scritti da Edith Ngaio Marsh, è apparso in originale nel 1972 con il titolo di Tied up in Tinsel e, insieme a Il guanto insanguinato (Death at the Dolphin, 1966) è stato nominato come finalista all’Edgar Award. Viene pubblicato nel numero 3145 de Il Giallo Mondadori con la traduzione di Mauro Boncompagni, vediamo di scoprire qualche elemento in più della trama…

Il crimine, il delitto inglese è al massimo della sua forma quando avviene in un ambiente chiuso, in circostanze più o meno misteriose e con un buon gruppo di persone sospettabili: quale occasione migliore, quindi, che un bel party natalizio in una cottage in campagna? Certo, pur avendo a disposizione il posto perfetto per un omicidio misterioso nulla ci vieta di aumentare ancora di più le probabilità che qualcosa vada storto: ecco quindi che in aggiunta alla location distante e isolata possiamo anche aggiungere il fatto che tutto il personale di servizio della residenza è composto da ex criminali in cerca di riabilitazione e di una seconda occasione dopo il carcere, e i sospetti potranno moltiplicarsi.

L’ambiente e la situazione rendono molto perplessa Agatha Troy, che è sul posto per completare il ritratto del padrone di casa ma, incidentalmente, è anche la moglie di Roderick Alleyn. E quando scompare il domestico di uno degli ospiti, ecco che la situazione precipita e diventa fin troppo semplice pensare a uno degli ex detenuti quale principale sospettato.

Per fortuna Roderick Alleyn non si lascia vincere dai pregiudizi e tratta tutto il resto degli invitati alla stessa stregua: sono tutti possibili colpevoli, tutti possibili innocenti e, al termine delle sue indagini, riuscirà a individuare il responsabile di questo delitto natalizio.

A chiudere il volume troviamo il racconto Aveva ragione Corto Maltese di Antonella Mecenero. Giunto secondo alla terza edizione di Giallostresa, è combinazione azzeccata con Quella casa nella brughiera perché anche in questa opera abbiamo un delitto in una magnifica magione, una villa che si affaccia sul lago Borromeo.

Edith Ngaio Marsh (1895 – 1982) è nata e ha vissuto a Christchurch. Scrittrice neozelandese di grande importanza per la detective story mondiale, ha diretto anche vari lavori teatrali ma la sua fama è legata ai trentadue gialli aventi come protagonista, opere che sono state pubblicate dal 1934 al 1982.

Quella casa nella brughiera – Ngaio Marsh

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