Quattro piccole ostriche - Andrea Purgatori

Markus Graf era una spia. E da spia aveva tradito.
In quel mondo di donne e uomini la cui vita è spesso doppia o tripla e che qualcuno chiama Circo, nessuno si è mai scandalizzato per questo. Tradire è uno degli eventi possibili. Come ingannare e uccidere. O essere uccisi. E chiunque abbia frequentato quel mondo sa quanto sia ininfluente che il tradimento venga consumato in nome di un ideale o per denaro, quanto lontano ci si nasconda o il tempo trascorso. Ciò che conta sono solo tre cose.
La scelta compiuta.
Il danno arrecato.
Le sue conseguenze.
Ma poi arriva sempre anche un conto da pagare.

Questo è l’incipit potente e affilato di Quattro piccole ostriche, primo romanzo scritto dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori per le edizioni HarperCollins Italia. Oggi lo recensiamo qui al Thriller Café e vi assicuriamo che, una volta iniziata la lettura, sarà difficile staccarvi dalle pagine.

Due le storie che si intrecciano. Da un lato, come si dice all’inizio, c’è una spia russa che, alla vigilia del crollo del Muro, abbandona Berlino Est con un segreto e molti soldi. Si rifugia in un lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, tra piste da sci e amanti mozzafiato.

Trent’anni dopo, però, riceve un disco dei Beatles spedito da Berlino. Sulla copertina, c’è uno zero sbarrato: un segnale di emergenza nel codice cifrato dei servizi segreti. L’ex-spia dovrà abbandonare il suo rifugio dorato per tornare a sciogliere i nodi del suo passato, che è riuscito a raggiungerlo malgrado la sua copertura.

Dall’altro, invece, c’è un commissario di polizia di Berlino di origini calabresi, Nina Barbaro. La detective indaga sull’omicidio di Egor Abalin, un ex membro del KGB, freddato in un giardino pubblico con una pistola Makarov, tipica arma sovietica. Le indagini sembrano svilupparsi sulla pista islamica, ma Nina non è convinta. Per scoprire la verità, dovrà scavare nel torbido e fare i conti con i segreti del suo passato da tossicodipendente.

Due anche i piani temporali: il lontano 1989, il torbido mondo dei servizi segreti comunisti fatto di delazioni, sesso e omicidi, e il presente, in cui il passato torna a galla. A unirli, il progetto Walrus, che prende il nome da una nota canzone dei Beatles. Quattro bambini, sparsi ai quattro angoli d’Europa, sono stati trasformati, grazie all’ipnosi, in perfette e micidiali macchine per uccidere, pronte a fare qualsiasi cosa al suono di una parola segreta. Sono loro le quattro piccole ostriche del titolo, quattro killer dormienti al servizio del KGB. Il burattinaio in grado di attivarli è un misterioso psichiatra, che li tiene soggiogati con sedute ipnotiche costanti.

Una delle quattro ostriche ha ucciso: sia Markus che Nina dovranno scoprire cosa si nasconde dietro all’omicidio. Le loro strade, per quanto diverse, si incroceranno sul traguardo di questa storia al cardiopalma.

L’esordio letterario di Andrea Purgatori è un ibrido a metà strada tra giallo e spy story che convince e affascina sotto vari punti di vista. Lo stile, in primis: frasi secche, quasi telegrafiche, che rendono la lettura scorrevole e il ritmo incalzante. Poi, la trama: articolata quanto basta per essere interessante, senza però essere contorta e troppo complessa, come talvolta accade nei romanzi di spionaggio. E infine, anche l’ambientazione: tra le pagine troverete una Berlino viva e palpitante, descritta con maestria e abbondanza di dettagli. Attraverso la penna di Purgatori, il crollo del Muro e le inquietanti ombre di un passato neanche troppo remoto riprendono vita e spessore, ricreando atmosfere simili a quelle dell’indimenticabile film Le vite degli altri.

Quattro piccole ostriche è un viaggio tra spie e segreti al di là della cortina di ferro… cosa aspettate a partire?

Recensione di Gian Mario Mollar.

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Quattro piccole ostriche
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Quattro piccole ostriche
  • Andrea Purgatori
  • Editore: HarperCollins Italia