Per cause innaturali - Richard SheperdOggi al Thriller Café parliamo di Per cause innaturali, la biografia di Richard Sheperd, il più famoso medico legale inglese. In quarant’anni di carriera, più di ventimila cadaveri si sono avvicendati sotto il bisturi di quest’uomo. E il libro, in effetti, è pieno zeppo di cadaveri. Probabilmente, vi troverete più crimini e assassini che in qualunque giallo abbiate letto finora: dagli infanticidi ai disastri ferroviari, dai massacri agli accoltellamenti. Morti “illustri” come quella di Lady Diana e morti meno note, ma altrettanto drammatiche.
Tuttavia, come lascia intendere il sottotitolo “Come ho scoperto la vita indagando la morte”, il libro non è semplicemente una carrellata di macabre curiosità, ma un’opera che si presta a diverse letture. La vita di Sheperd è da sempre, infatti, indissolubilmente intrecciata con la morte. Addentrandosi nella lettura, si scoprono le origini di questa fatale attrazione, che coincidono con le tappe principali della vita di questo ricercatore: il trauma infantile della scomparsa della madre, la scoperta del primo libro di medicina legale, le prime autopsie e la successiva carriera. Il racconto è costellato di “casi clinici” che vengono raccontati con maestria, quasi come se si trattasse di piccoli “gialli” incastonati nella trama biografica principale. Spesso, il narratore ci lascia con domande in sospeso, alle quali risponde soltanto nei capitoli successivi, con dei sapienti cliffhanger che rendono la lettura avvincente. Molti dei casi raccontati, poi, sono famosi nel Regno Unito, ma molto meno noti al grande pubblico in Italia, aggiungendo così un ulteriore elemento di novità e curiosità.
Questo libro è un’avventura nella gelida luce al neon degli obitori londinesi, tra cadaveri lividi, tavoli settori e acri odori di formalina. Descritto così, non appare certo un viaggio invitante, anzi. Checché ne dicano i preti o i filosofi, non ci si confronta mai troppo volentieri con la morte. Eppure Sheperd, il nostro Virgilio in questa discesa agli inferi, riesce a compiere un miracolo: con una scrittura elegante e con grande umanità, riesce a infondere nel lettore il proprio entusiasmo professionale e l’utilità del proprio lavoro. Sotto la lente dell’indagine scientifica, i cadaveri smettono di essere repellenti carcasse per diventare dei reperti da indagare, delle storie da scoprire nella complessa ricerca della verità. È così che, quasi senza accorgersene, si finisce ammaliati dalla lettura, disseminata, tra l’altro, di molti dettagli medici e criminologici sorprendenti per i profani e utili per chi scrive.

Per quanto possa apparire paradossale, la prosa di Sheperd riesce addirittura a tingersi di poesia, regalandoci riflessioni e impressioni difficili da trovare in altri testi: si scopre, ad esempio, che l’odore dell’obitorio è “di rami spezzati e di bosco d’inverno” oppure che “il sangue non è semplicemente rosso, ma rosso acceso; la cistifellea non è semplicemente verde, ma ha il colore della vegetazione della giungla. Così il cervello è bianco e grigio, ma non il grigio del cielo di novembre, bensì quello argentato di un pesce guizzante, mentre il fegato non è di un marrone spento come l’uniforme scolastica di un ragazzo, ma di un rosso-marrone intenso, come un campo appena arato”.
Nel suo libro, Sheperd intreccia le sue vicende professionali con la vita di tutti i giorni: oltre al medico, ci lascia intravedere anche l’uomo che si cela dietro il camice. Lo si vede così anche alle prese con la vita familiare e le sue sfide di tutti i giorni, nei suoi sforzi per essere un buon padre e un buon marito, malgrado il telefono che squilla a ogni ora e una routine frenetica.

Questi due mondi, l’obitorio e la famiglia, finiscono però con il collassare: malgrado i suoi sforzi per tenerli distinti e separati, Sheperd finisce per risentire del contatto continuo con “le dimostrazioni quotidiane di disumanità dell’uomo nei confronti dei suoi simili”. Nel libro c’è anche questo: la storia di una crisi e di uno stress post-traumatico sviluppato quasi inavvertitamente nel corso degli anni.

In breve, Per cause innaturali è un libro che sconsigliamo ai lettori deboli di stomaco, ma che invece raccomandiamo caldamente a chi sia curioso di avvicinarsi al mondo della medicina legale e dei suoi affascinanti meccanismi di indagine. In questo senso, il libro adempie a quello che – forse – è il compito più alto della letteratura: regalarci esperienze che non potremmo mai vivere di persona e occhi nuovi con cui guardare il mondo intorno a noi.

 

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