In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Recensiamo oggi su Thriller Café il romanzo di esordio di Matteo Strukul, La ballata di Mila, edito da E/O.
Titolo: La ballata di Mila
Autore: Matteo Strukul
Editore: Edizioni E/O
Anno: 2011
Trama
Due gang di criminali che si contendono il territorio veneto: quella dei Pugnali Parlanti, affiliata alle triadi cinesi, e una cosca locale che fa capo al sanguinario Rossano Pagnan. In mezzo a tutto questo una donna spietata e pronta a sparigliare le carte. Abbandonata dalla madre, violentata da una banda di criminali che le ha massacrato il padre, Mila Zago è una killer a sangue freddo, un’assassina definitiva. Cresciuta dal nonno sull’altopiano dei Sete Comuni secondo i codici dell’educazione marziale, è tornata da passato per attuare una vendetta esemplare. Per far questo, nella più classica delle tradizioni, metterà cinesi contro veneti in un doppio gioco che ricorda un classico del cinema come Per un pugno di dollari. Forte di un ritmo sincopato e rapidissimo, di scene d’azione mozzafiato, di continui cambi di prospettiva e di un intreccio a orologeria, La ballata di Mila rinnova il pulp-noir italiano attraverso una storia sabot/age che riesce ad indagare con attenzione il fenomeno della mafia cinese a Nordest e lancia nel mondo editoriale un nuovo personaggio femminile, formidabile e dirompente, che spezza le consuete geometrie narrative: Mila Zago aka Red Dread.
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Nuova segnalazione molto vintage (dopo l’appuntamento su Van Gulik) ma molto gradita, qui su Thriller Café, stavolta relativa alla riedizione dei romanzi di Rex Stout a opera di Beat Edizioni. Con una nuova traduzione accompagnata, di volta in volta, dalla prefazione di un grande scrittore italiano fan del detective-gourmet, saranno riproposti ai lettori i libri di uno degli scrittori di gialli più brillanti (e godibili) di sempre, diversi dei quali ormai difficilmente reperibili.
Si comincerà con Fer-de-Lance, anno 1934, primo romanzo della serie: l’opera che annunciò al mondo la leggenda di Nero Wolfe e dei suoi compagni d’avventure: Archie, Fritz, Panzer e Cramer. Wolfe, l’investigatore dall’alto tenore di vita, amante delle orchidee e della buona tavola, si trova nel romanzo alle prese con l’omicidio di un giovane immigrato italiano, Carlo Maffei. Alcuni indizi sembrano collegare questo delitto con l’assassinio di un certo Barstow, il presidente dell’Holland College, un uomo influente con una moglie pazza, un figlio geloso e una figlia bellissima. Ma quando Nero Wolfe riceve il pericoloso dono di un velenosissimo serpente, sa che per l’assassino le ore sono contate.
Come diceva Wolfe: “Nella vita tutto, tranne la coltura delle orchidee, deve avere uno scopo”. Lo scopo di questa riedizione è far riscoprire un autore imprescindibile: per tutti gli amanti del giallo classico, credo sia una buona notizia.
Proseguiamo questa settimana al Thriller Café con la segnalazione di un appuntamento a Milano per gli amanti del giallo: mercoledì 26 ottobre, ore 18.30, presso la libreria Skira della Triennale, in viale Alemagna 6, Luca Crovi e Maurizio Gatti presentano Crimini e misteri nella Cina imperiale: le indagini del giudice Dee di Robert Van Gulik. Un incontro che passando dal grande schermo ai romanzi originali cercherà riscoprire il creatore del giallo orientale e il suo personaggio, plasmato sul magistrato Ti Jen-‐chieh, realmente vissuto durante la dinastia T’ang.
A cosa si deve la sua costante attualità? Luca Crovi, critico letterario esperto di gialli, e Maurizio Gatti, editore per O barra O della serie dei titoli di Van Gulik noti come “I casi del giudice Dee” (tra cui l’inedito “I delitti dell’oro cinese”), proveranno a far riscoprire il fascino e la magia, gli intrighi e i misteri della Cina imperiale raccontata da un uomo occidentale con il cuore orientale.
Se siete in zona e vi piace il giallo, sapete come impegnare un po’ di tempo mercoledì pomeriggio…
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E’ passato tanto tempo da quanto ho intervistato Andrew Vachss qui su Thriller Café. L’intervista aveva anticipato l’uscita di The Getaway man per Fanucci, e doveva essere seguita a non molta distanza dalla pubblicazione sulle nostre pagine di un suo racconto inedito, Passage to Paradise, poi mai comparso sul sito.
Oggi finalmente rimedio, ringraziando Cecila Lavopa per la collaborazione alla traduzione.
Buona lettura!
Aldilà del confine c’è tutto quello per cui hanno pregato. Per cui hanno pregato, non chi hanno pregato. Il confine non è un ingessato sepolcro; è una porta per il paradiso. La mia vita è portarli al confine. Pregano Dio ma non possono vederlo. Pregano per il confine ma non possono vedere nemmeno quello.
Il confine è una linea su una mappa – non un lavoro di Dio. Non c’è fiume da attraversare a nuoto, né una montagna da scalare. E’ esattamente lo stesso da entrambi i lati. Quelli che attraversano il confine non lo fanno perché vogliono conquistare il palazzo dall’altra parte. Sognano solo di prendersi cura delle sue terre. Curare le terre fa guadagnare quelle chiamate dai conquistatori, senza ironia, “paghe dello schiavo”. Ma d’altra parte, tali paghe trasformano le vite.
Un uomo può essere guidato come un mulo se ogni giorno porta la sua famiglia più vicina alla Gloria. E’ un eroe – mantiene e protegge. Un uomo può essere guidato come un mulo se ciò significa che i suoi figli non saranno mai mendicanti e sua moglie non venderà mai il suo corpo per nutrirli. Un uomo può essere guidato come un mulo se ciò vuol dire che la generazione successiva salirà più in alto della precedente, perché ognuna ha cominciato da un punto più alto.
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Levi Bellfield è un serial killer che probabilmente conoscerete poco: Elvezio Sciallis nel suo dossier ci racconta di come aggredisse donne alle fermate dell’autobus, armato di martello…
Nome Completo: Levi Bellfield Soprannome: Hammer Killer, Bus Stalker Nato il: 17 maggio 1968 Morto il: in vita Vittime Accertate: 2 (sospettato per circa altri 20 casi) Modus Operandi: pedinava e aggrediva donne, appostandosi col suo furgoncino nei pressi delle fermate dell’autobus. Levi Bellfield: La Condanna Levi Bellfield è stato da poco giudicato colpevole di due omicidi e condannato al carcere a vita dal tribunale di Ipswich, in Inghilterra. Le notizie che lo riguardano sono quindi ancora incomplete e la polizia continua a indagare a tutto campo su una ventina circa di altri casi insoluti che potrebbero riguardarlo.
Tra gli scrittori nordici, Arnaldur Indridason di certo non è una meteora post-Larsson, ma piuttosto uno di quelli che con merito (vedi anche il Barry Award 2009) s’è ritagliato un proprio seguito in molti paesi, tra cui l’Italia. Autore che raramente delude i suoi lettori, di recente è tornato in libreria con un nuovo giallo edito da Guanda e intitolato Un doppio sospetto: si tratta del nono caso (settimo qui da noi) della serie di Erlendur Sveinsson, agente della polizia di Reykjavik. Per chi fosse interessato, eccovi la trama:
A Reykjavik, in un appartamento poco distante dal centro, viene rinvenuto il cadavere di un uomo: ha circa trent’anni, indossa una maglietta da donna e giace in una pozza di sangue con la gola tagliata di netto. Sotto il divano vicino a lui, una pashmina che profuma di spezie. L’agente Erlendur Sveinsson della polizia di Reykjavik è partito per i fiordi orientali, inseguito da quei fantasmi del passato che lo tormentano incessantemente, e a occuparsi del caso è la collega Elinborg, detective con l’hobby della cucina e madre di tre figli adolescenti, che tra mille difficoltà cerca di destreggiarsi tra il lavoro e la famiglia. A lei tocca il compito di scavare nelle pieghe della vita apparentemente irreprensibile del giovane ucciso: un buon lavoro, una perfetta forma fisica, un appartamento arredato con gusto. Le indagini sembrano collegare l’omicidio a una serie di stupri avvenuti in città, mentre un’altra pista, meno scontata, conduce alla misteriosa scomparsa di una diciannovenne svanita nel nulla sei anni prima. E se invece la chiave del mistero fosse sepolta in un piccolo cimitero sul mare, in un villaggio dell’entroterra dove il tempo si è fermato? Affidandosi – è il caso di dirlo – al proprio fiuto, Elinborg porta alla luce un’agghiacciante storia di violenza, silenzi e vendetta, che si lascia dietro una scia infinita di vinti e nessun vincitore.
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Maestro del thiller a sfondo religioso, Eric Frattini torna in libreria in questi giorni con L’oro dell’inferno, nuovo romanzo edito da Nord (come il precedente La memoria dell’acqua). A questo libro è dedicata la nostra segnalazione di oggi: per quanti amino il connubio tra tensione e trame che ruotano attorno al mondo ecclesiale, ecco la trama:
1957. A Saint Paul, nel Minnesota, un uomo d’affari viene strangolato nella sua auto. Quello stesso giorno, un pediatra di Londra muore avvelenato e qualcuno spara a un postino di Oulu, in Finlandia. In apparenza non ci sono collegamenti fra i tre omicidi, eppure le vittime condividevano uno spaventoso segreto… Quattordici uomini – banchieri, capitani d’industria, ufficiali delle SS e della Gestapo – si ritrovano in un lussuoso albergo di Strasburgo. Tra loro c’è Edmund Lienart, rispettato imprenditore francese nonché amico di Adolf Hitler. Ed è proprio a Lienart che viene affidato il coordinamento di un piano fondamentale per la salvezza del Reich: trovare una via di fuga per i gerarchi nazisti… Il giovane seminarista August Lienart arriva a Roma. Per conto del padre, Edmund, deve consegnare una lettera sigillata al potente vescovo Alois Hudal. Al fine di ottenere un’udienza privata, August si rivolge a una vecchia conoscenza, padre Bibbiena, e alla sua incantevole assistente Elisabetta, un’ex partigiana sfuggita per miracolo a un’imboscata: un incontro che cambierà per sempre la vita del giovane religioso, rendendolo la figura chiave per la riuscita di una missione pericolosissima…
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Il cimitero dei vangeli segreti è il titolo italiano de The Priest’s Gravey, romanzo di Ted Dekker in uscita a novembre per Newton & Compton. Definito da The Booklist il miglior libro di Dekker, si tratta di un’opera nella scia del thriller-religioso dell’autore nato in Indonesia, centrato sulla lotta tra bene e male e con importanti interrogativi di ordine e morale che affiancano ritmo e adrenalina. La trama vede protagonista Danny Hansen, un immigrato bosniaco fuggito in America per dimenticare la guerra e il dolore bruciante per l’uccisione della madre e delle sorelle. Nella sua nuova vita è un prete, che crede nella legge dell’amore e della compassione. Ma molti uomini continuano a ignorare la parola di Dio e calpestano i più deboli. È per questo che Danny lotta ogni giorno: per mostrare la retta via alle anime perdute. A qualunque costo. Ma non è il solo a farlo. C’è una donna, Renee Gilmore, con un passato da tossicodipendente che per tanto tempo ha subito i soprusi di un uomo potente e spietato. Finalmente è riuscita a sfuggirgli, e adesso la sua vita ha un solo scopo: la vendetta. Danny e Renee inseguono lo stesso uomo e sono destinati a incontrarsi in questa lotta tra giusto e sbagliato, dove niente è ciò che sembra.
Qui a seguire, dopo il booktrailer, trovate un estratto dalle prime pagine…
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Pubblichiamo oggi la terza parte dell’articolo Il criminale sessuale sadico tratto dall’FBI Law Enforcement Bulletin, febbraio ’92.
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La crudeltà durante il crimine.
Anche se un gran numero di crimini contiene elementi di crudeltà, gli atti compiuti non sono necessariamente da ricondurre a una natura sadica sessuale.
Caso: Due uomini, recentemente evasi da una prigione statale, catturarono una giovane coppia e la portarono in un’area isoltata. Dopo aver stuprato ripetutamente la donna, picchiarono entrambi gli ostaggi e li rinchiusero all’interno della loro auto. Quindi diedero fuoco alla macchina e lasciarono che morissero tra le fiamme.
Anche se questi soggetti inflissero intenzionalmente sofferenze fisiche e psicologiche alle vittime, non c’è niente che indichi un’eccitazione sessuale. Picchiarono la coppia dopo lo stupro e se ne andarono mentre le vittime urlavano e imploravano pietà. Dei sadici sessuali sarebbero stati stimolati dal loro tormento e sarebbero rimasti a godersi la scena fino a che non fosse tutto finito.
Su Thriller Café oggi la recensione a Gli sbirri hanno sempre ragione di André Héléna. Romanzo pubblicato in Italia nel 2009 da Aìsara, si tratta dell’opera d’esordio dello scrittore francese e dell’ottava edita nel nostro paese dopo la sua riscoperta avvenuta nel 2008 con Il gusto del sangue (l’ultimo libro per ora tradotto è Il bacio della vedova). Un ottimo romanzo che vi consigliamo di leggere…
Titolo : Gli sbirri hanno sempre ragione
Autore: André Héléna
Editore: Aìsara
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 175
Trama in sintesi:
Théophraste Renard, per gli amici Bob, è appena uscito di galera dopo aver scontato una pena per furto con scasso. Stanco di vivere come un delinquente cerca un lavoro e sogna una vita tranquilla ma reinserirsi nella società per lui è quasi impossibile. Prima alloggia in un bordello clandestino, fa girare la testa a una prostituta, diventa gigolò di una cinquantenne insaziabile, poi finalmente riesce a trovare un lavoro onesto, ma all’improvviso le cose si complicano. Forse perché quel divieto di soggiorno che si porta appresso è per lui come una seconda condanna, o forse perché lo Stato non è altro che un’organizzazione repressiva, gli sbirri degli aguzzini, e un pregiudicato, in quanto “capace del fatto”, è per tutti colpevole.
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