In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Chi segue ThrillerCafe su Facebook forse saprà già della cosa, avendone dato anticipazione qualche giorno fa. A beneficio di tutti gli altri frequentatori del sito, in particolare di quelli abitanti a Roma e dintorni, segnalo oggi la presentazione di domani, sabato 24 aprile 2010 alle 18.00 circa, di In due si uccide meglio, il mio saggio sulle coppie di serial killer scritto a quattro mani con Stefano Valbonesi.
L’incontro si terrà presso la libreria Rinascita Ostiense, via Prospero Alpino 48, come ultima tappa del ciclo di presentazioni organizzate dai vulcanici Enzo BodyCold di Corpifreddi e Alessandra Buccheri di AngoloNero (che ringrazio per l’ennesima volta).
Il sottoscritto sarà presente come coautore del libro e interverrà anche il noto criminologo Ruben De Luca, autore della prefazione.
A seguire, Daniele Bonfanti darà alla platea delle ghiotte anticipazioni sulle novità in catalogo per Edizioni XII.
Se siete in zona e volete fare un salto, potrebbe essere un’occasione per incontrare e conoscere diverse persone interessanti, me a parte!
Per chi fosse curioso riguardo al libro, ricordo che qui trovate la rassegna stampa a oggi; e prefazione, introduzione e primo capitolo potete pure leggerli gratis: basta cliccare qui.
Sperando di trovarvi numerosi sabato, ThrillerCafe vi augura intanto buon weekend!
Dalla scoperta dell’ottimo I morti lo sanno, di Laura Lippman mi fa sempre piacere parlare ed è quindi scontato che segnali la recente uscita del suo L’amica di un tempo, come i precedenti edito da Giano.
Cassandra Fallows è una scrittrice. Le sue prime opere, due autobiografie in cui ha riportato la propria infanzia e poi una complicata vita sentimentale ed erotica, sono stati dei veri bestseller. Il terzo, un romanzo, si è dimostrato invere un autentico fiasco, inatteso e doloroso. Per avere di nuovo successo, Cassandra necessita di qualcosa di forte da dare ai suoi lettori e pensa di averlo trovato. Quand’era giovane viveva in un quartiere multirazziale di Baltimora e le sue amiche del cuore erano tutte di colore: Tisha, intelligente e furba, Donna, elegante e benestante, Fatima, sfrenata e modaiola, e infine Calliope, all’epoca una bimba timida, pacata e discreta. Tempo fa, Calliope Jenkins è stata accusata di aver ucciso il figlio appena nato. Il cadavere del bambino non è mai stato ritrovato e il suo silenzio testardo ha costretto il giudice a spedirla in carcere per oltraggio alla corte. E’ rimasta in silenzio per ben sette anni, Calliope, fino a che la corte non l’ha rimessa in libertà. E nessuno ha finora svelato il mistero: ha davvero ammazzato il figlio o ha scelto di proteggere qualcun altro? Certa che la storia sia all’altezza della sua fama, Cassandra scava negli oscuri segreti dell’amica di un tempo. Ma più si immerge nella sua vita e più il passato n’emerge diverso e i ricordi falsi. L’immagine luminosa dell’infanzia e dell’adolescenza, gli affetti che si davano per scontati: ogni cosa improvvisamente si illumina di una luce strana e minacciosa.
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Di L’isola della paura (Shutter Island), il libro di Dennis Lehane da cui è stato tratto il film con Leonardo Di Caprio, si sta parlando ovvimamente parecchio nell’ultimo periodo, data la recente proiezione della pellicola nelle sale italiane. Ma molte persone sono state al cinema senza aver letto il romanzo. Per loro, e tutti quelli che fossero curiosi a riguardo, ThrillerCafe ne propone oggi l’incipit (e consiglia: se nella vostra biblioteca questo thriller manca, sarebbe ora di rimediare!)
Dalle memorie del dottor Lester Sheelan
3 maggio 1993
Per molti anni i miei occhi non si sono posati sull’isola. L’ultima volta ero sulla barca di un amico, si era avventurato nell’avamporto e a un certo punto l’ho vista, laggiù in lontananza, nella foschia dell’estate, uno sbaffo di colore contro il cielo.
Sono più di vent’anni che non metto piede sull’isola ma Emily dice, a volte scherzando a volte no, che è come se non me ne fossi mai andato.
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Al ThrillerCafé di solito siamo più cupi e sanguinari, ma oggi facciamo un salto nell’Inghilterra di epoca Regency per segnalare – dopo Jane e il segreto del medaglione – il nuovo libro di Stephanie Barron (Una laurea in Storia dell’Europa e quattro anni nella CIA come Intelligence Analyst per l’Unità Antiterrorismo) con protagonista Jane Austen nei panni dell’investigatrice: s’intitola Jane e lo spirito del Male.
Canterbury, 1805. Nell’aristocratica cittadina, gremita di tutta la migliore società inglese in occasione delle annuali corse di cavalli, l’atmosfera si presta agli scandali. Eppure, neanche Jane è preparata alla drammaticità degli eventi di cui sta per essere involontaria spettatrice. Una nobildonna francese di straordinaria bellezza, nota per i suoi costumi sfacciati, viene trovata morta, orrendamente strangolata. Lo scalpore e lo shock lasciano presto spazio alle accuse e gli occhi di tutti puntano su un uomo, un mascalzone che non aveva fatto mistero della sua attrazione per la vittima. Ma Jane, come sempre, non ama fermarsi alle apparenze e decide di approfondire le indagini per conto suo, portando presto alla luce una serie di indizi per lo meno insoliti, che puntano tutti nella stessa direzione. Intanto, le forze di Napoleone si stanno avvicinando alle coste del Kent, minacciando l’incolumità della popolazione. Tuttavia, Jane non è disposta ad abbandonare il caso per mettersi in salvo in terre più sicure, anche se la sua sete di giustizia potrebbe costarle il prezzo più alto: la sua stessa vita.
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Ospite di ThrillerCafe oggi Francisco Pérez Gandul, l’autore di Cella 211, il nuovo thriller pubblicato da Marsilio quasi in contemporanea con l’uscita dell’omonimo film nelle sale italiane (su ThrillerCafe Channel potete vederne il trailer). Abbiamo fatto due chiacchiere con lui, riguardo al suo romanzo e non solo…
[ThrillerCafe] Ciao Francisco, benvenuto al Thriller Café.
Cella 211, il tuo romanzo d’esordio, è un thriller carcerario. Come mai proprio questo genere? Da dove è nata l’idea per il libro?
[Francisco Pérez Gandul] Sono sempre stato affascinato dalla narrativa poliziesca e dai film noir americani, specialmente da quelle storie in cui Clint Eastwood, Burt Lancaster o Edward G. Robinson erano rinchiusi a Sing Sing o Alcatraz. Immagino siano rimasti in un angolo della mia memoria e un giorno mentre camminavo sulla spiaggia mi sono posto una domanda: cosa succederebbe a un novello secondino se fosse coinvolto in una rivolta insieme ai detenuti più pericolosi al suo primo giorno di lavoro? La risposta è “Cella 211″.
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La recensione di oggi è dedicata a Piccoli crimini, di Dave Zeltserman, autore da più parti accostato a icone del genere quali Jim Thompson e James M. Cain. Non ne avete ancora sentito parlare? Sono convinto che dopo aver letto la mia impressione correrete a cercarlo…
Titolo: Piccoli crimini
Autore: Dave Zeltserman
Editore: Fanucci
Traduttore: Olivia Crosio
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 264
Trama in sintesi:
“Nove anni fa ero sommerso dai debiti di gioco. Dovevo un sacco di soldi a Manny. Lo ripagavo come potevo, ma non era mai abbastanza e lui mi teneva sotto pressione. Dovevo a tutti i costi svincolarmi, e mi misi a scommettere cifre sempre più alte con quello che rubavo nel deposito reperti della polizia. Lo sceriffo della contea di Bradley, Dan Pleasant, il poliziotto più corrotto che avessi mai conosciuto, venne a sapere che Phil aveva scoperto alcuni documenti contraffatti da me e stava costruendo un caso per portarmi in tribunale. Ero fatto niente male, la notte in cui entrai nell’ufficio di Phil. Trovai subito il documento che mi comprometteva. Stavo versando benzina dappertutto quando arrivò lui. Ci guardammo in faccia. Lui sapeva cosa avevo in mente, e avrebbe dovuto darsela a gambe e chiamare la polizia. Invece cercò di fermarmi. Phil è un omone. Al liceo era un difensore di tutto rispetto e aveva giocato anche al college, ma io combattevo per la vita. Forse ero anche fuori di testa pervia della coca e dell’adrenalina. Riuscii in qualche modo ad atterrarlo e presi un tagliacarte dalla scrivania. Devo averlo colpito con quello. A essere sincero di questa parte ho solo un ricordo confuso. Ricordo che però a un certo punto Phil aveva smesso di muoversi. Gli smontai di dosso, accesi un fiammifero e aspettai che il fuoco si propagasse, poi me ne andai.”
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Attesissimo dai suoi fan, recensiamo oggi Ritual, il thriller che segna ritorno in libreria in Italia di Mo Hayder e del suo personaggio più noto, il detective Jack Caffery.
Titolo: Ritual
Autore: Mo Hayder
Editore: Longanesi
Traduttore: Tissoni A.
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 410
Nel corso di uno scandagliamento del fondale nel porto di Bristol, Flea Marley, sergente di polizia specializzato in ricerche subacquee, recupera una mano umana. Il giorno seguente una seconda mano viene rinvenuta sepolta poco distante da un ristorante che si affaccia sul porto. Mentre la polizia cerca il resto del corpo, le perizie mediche accertano che la persona a cui sono state amputate le mani potrebbe essere ancora viva. Flea viene affiancata nell’indagine dall’investigatore Jack Caffery, da poco trasferitosi da Londra per tentare di dimenticare il suo terribile passato. Assieme i due appurano che le mani appartengono a un ragazzo scomparso da qualche giorno: la pista pare condurre alla mafia africana e alle sue folli superstizioni e inquietanti rituali… Entrambi segnati dalla sofferenza, Caffery e Marley inizieranno un viaggio nell’orrore, nei recessi più nascosti della città, dove regna la droga e i giovani sono pronti a vendersi per una dose, e dove è nascosto un diavolo che pare nutrirsi della carne e del sangue umani…
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Terry Goodkind, qualcuno di voi di certo lo saprà, è un autore di grande successo, ma di libri fantasy (celebre la sua saga de La spada della verità). Che ci fa quindi su ThrillerCafe? La risposta sta nel suo ultimo libro, La legge dei nove, che possiamo definire sicuramente una contaminazione importante tra thriller – genere in cui possiamo collocare senza dubbio il romanzo – e fantasy.
La storia vede Alexander Rahl, artista emergente del Nebraska, arrivare alla fatale età di 27 anni, la stessa a cui sua madre era stata colta dalla follia. E qualcosa legato al suo nome, al suo compleanno e a Jax, l’affascinante donna che ha appena salvato, rischia di sottoporlo a una violenza estrema. Jax gli rivela infatti di giungere da una realtà parallela, in cui alcuni personaggi corrotti e malvagi stanno tentando di prendere il controllo. Alexander è l’unico in grado di salvare la sua gente, poiché in quel mondo si usa la magia al posto della tecnologia, ma qui sulla Terra lei è priva dei suoi poteri e può contare unicamente sul suo fidato pugnale. Riusciranno i due nell’impresa, o soccomberanno provandoci?
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Chi uccise Mozart? E’ attorno a questa domanda che ruota il nuovo romanzo di Scott Mariani, La lettera perduta, appena edito da Nord. Protagonista, come nel precedente ‘La cospirazione Fulcanelli’, l’ex SAS Ben Hope.
La trama del libro è la seguente:
La splendida voce di Leigh Llewellyn, la più famosa soprano del mondo, si è infranta in un grido di orrore. La donna è convinta che qualcuno abbia ucciso Oliver, suo fratello, e abbia cercato di rapirla e ammazzarla. Tuttavia la polizia non le crede e lei, in preda alla disperazione, non può che chiedere aiuto all’ex fidanzato Ben Hope. Le uniche tracce del mistero stanno in alcune ricerche del fratello, che cercava di dimostrare che Wolfgang Amadeus Mozart non era morto di morte naturale, ma ucciso da una loggia massonica con dell’acqua toffana – un misto di veleni usato nel Settecento -, forse perché aveva spezzato il Codice del Silenzio della massoneria, oppure perché era divenuto membro di un altro ordine, ancora più segreto e potente. Ma che rapporto può esserci tra l’omicidio di Mozart e quello di un uomo del XXI secolo? Il primo indizio giunge con un CD, inviato da Oliver alla sorella appena prima di morire e contenente il video di una brutale esecuzione. Il secondo indizio si cela invece nell’ultima lettera scritta da Mozart e andata perduta… almeno fino a oggi. Il terzo indizio infine è un puzzle, le cui tessere sono disseminate tra le guglie di Oxford e i canali di Venezia, tra i palazzi di Vienna e le montagne della Slovenia. Un percorso mortale per rivelare un segreto che ha attraversato i secoli.
Il Premio Letterario Esperienze in giallo, assegnato al miglior racconto di genere thriller/giallo, è arrivato alla tredicesima edizione. E anche quest’anno, il premio in denaro assegnato al vincitore sarà di ben 1.000 €.
Vi fa gola? Volete partecipare? Ecco qua i punti chiave del bando:
I racconti inediti, di lunghezza non superiore a 72000 battute (spazi compresi), dovranno essere spediti in 7 copie stampate più file formato MS-Word salvato su CD, entro il 13 Luglio 2010 alla:
Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano
Segreteria del premio “Esperienze in Giallo”
Via Roma 122 – 12045 Fossano (CN).
I dati dell’autore (nome e cognome, data di nascita, indirizzo, residenza, telefono ed eventuale e-mail) dovranno essere allegati in una busta chiusa e non sui racconti.
La premiazione si terrà a Fossano sabato 13 novembre 2010.
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