In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
A un anno e mezzo circa dall’uscita del mio saggio a quattro mani sui serial killer in coppia, In due si uccide meglio, sto ancora ricevendo richieste per il volume e la cosa davvero è sorprendente, considerando che si tratta di un libro di nicchia e uscito per la straordinaria ma piccola Edizioni XII. Visto l’interesse ancora vivo, faccio una piccola rassegna stampa a beneficio di curiosi e dubbiosi. Ecco qualche parere, da parte di lettori comuni e scrittori importanti:
Al pubblico il libro sta piacendo, stando a quanto dicono queste persone…
Maurizio: “molto coinvolgente… mi è piaciuta soprattutto la sua scorrevolezza che trovo a dir poco ineccepibile”.
Roberto: “mi è piaciuto… se devo dare un voto (tipo i parametri che si usano su IBS) do un bel 4/5″.
Patrizia: “Libro scorrevole, molto preciso e coinvolgente. Bravi!”
Natale: “Mi sono reso conto di avere acquistato un libro particolarmente interessante che ho deciso con piacere di conservare in un posto speciale nella mia biblioteca”.
Trovate qua i giudizi su Anobii.
Alla critica? Direi pure in questo caso le valutazioni sono positive, almeno per quanto si può leggere in giro:
- Wuz: Citazione
- Marilù Oliva: recensione
- Barbara Baraldi su Sick Girl Magazine: intervista
- Stefano Di Marino su Thriller Magazine: intervista
- Horror.Blogosfere.it: recensione
- Milano Nera: Intervista
- Hera: recensione
- La Tela Nera: intervista
- Bari Sera: recensione
- Misteri e fenomeni: intervista
- Pegasus Descending: recensione e intervista
- Corriere Nazionale: intervista
- Liberi di scrivere: intervista
- Omero: intervista
- Eclipse Magazine: recensione
- Hotmag Evasione: recensione
- Mangialibri: recensione
E voi che ancora non lo avete letto, che aspettate? Approfittate dello sconto: spese di spedizione azzerate per chi lo me chiede online!
Ci sono libri che durano tre mesi e ci sono libri che non muoiono mai. Oggi recensiamo uno di quest’ultimi, data 1939: La maschera di Dimitrios di Eric Ambler. Un romanzo imprescindibile per chi ama la spy-story.
Titolo: La maschera di Dimitrios
Autore: Eric Ambler
Traduzione: Franco Salvatorelli
Editore: Adelphi
Anno: 2000
Con La maschera di Dimitrios (2000) gli Adelphi tornano a rendere omaggio a uno dei grandi maestri riconosciuti della spy-story. Scrittore, giornalista e sceneggiatore, Eric Ambler (Londra 1909-1998) è tuttora ritenuto, insieme a Graham Greene, uno dei pionieri più illustri del poliziesco “sofisticato”, nonché autore imprescindibile per chi voglia conoscere – attraverso trame intriganti ed esotiche – la realtà balcanica di un periodo che va dagli anni’30 agli anni’50 del secolo scorso.
Pubblicato per la prima volta nel 1939 con il titolo A Coffin for Dimitrios e considerato a ragione un capolavoro di suspense, il romanzo trova il suo incipit a Istanbul intorno alla metà degli anni Trenta. Durante un classico ricevimento frequentato da autorità straniere, Charles Latimer, giallista inglese di successo, viene avvicinato da un imprevedibile ammiratore, il colonnello Haki. Haki è un alto ufficiale dei servizi segreti, scrive per diletto. Ciò che propone a Latimer è una trama da sviluppare in proprio: Latimer la trova però forzata, artificiosa. Per un professionista è quasi impossibile accettare di prendere spunto dalle idee di un colonnello-scrittore alle prime armi. Ma poi Haki allude alla misteriosa vicenda di Dimitrios Makropoulos, forse il più noto criminale di quegli anni, coinvolto in ogni tipo di delitto, dai traffici illeciti all’assassinio politico, e naturalmente introvabile. Da pochi indizi contraddittori disseminati in una conversazione apparentemente casuale (Dimitrios esiste?) e solo all’inizio priva di stimoli, Latimer si farà ossessionare dalla figura inarrivabile e quasi “mitologica” di Dimitrios. Si lascerà coinvolgere in un inquietante esperimento investigativo che lo porterà – attraverso i sinistri personaggi che sostengono di averlo conosciuto – sulle tracce del criminale fra l’Egeo, Sofia e Bucarest. Leggi il resto »
E’ cominciato lunedì, e andrà avanti fino a domenica, il XXI Courmayer Noir in Festival, uno degli appuntamenti più importanti dedicati alla letturatura di genere giallo/noir/thriller in Italia. Oltre a ospitare la consueta premiazione del Premio Scerbanenco (quest’anno a contenderselo sono: Gianni Biondillo, I materiali del killer, Guanda; Valerio Varesi, E’ solo l’inizio commissario Soneri, Frassinelli; Donato Carrisi, Il tribunale delle anime, Longanesi; Roberto Costantini, Tu sei il male, Marsilio; Ugo Barbara, Le mani sugli occhi, Piemme), la rassegna vedrà la partecipazione di diverse penne di rilievo nazionale e internazionale. Petros Markaris, insignito insieme ad Andrea Camilleri del Premio Chandler alla carriera 2011, ma anche scrittori del calibro di Lawrence Block, o un curatore come Otto Penzler che ha messo insieme la maggior parte delle Best American Mystery Stories degli ultimi anni.
Insomma, un programma ricco di interventi e conversazioni sicuramente interessanti.
Certo la Valle d’Aosta non è proprio dietro l’angolo, ma se potete andarci non credo vi annoierete. Sul sito della manifestazione, nel caso, potete trovare il dettaglio completo degli incontri.
Protagonista oggi su Thriller Cafe è Patrick Graham, già noto ai lettori di thriller italiani per i suoi precedenti romanzi, Il vangelo secondo Satana, soprattutto, e L’apocalisse secondo Marie. Oggi sulle nostre pagine recensiamo il suo nuovo libro, sempre edito da Nord: Giuramento di Sangue.
Titolo: Giuramento di Sangue
Autore: Patrick Graham
Editore: Nord
Traduzione: Claudia Lionetti
Trama in sintesi:
Peter Shepard ha poco più di trent’anni, è un brillante avvocato di San Francisco, è un marito innamorato e padre di due adorabili gemelline. Eppure, da qualche tempo, la sua vita è offuscata da incontrollabili, improvvisi attacchi di panico. L’unico antidoto è sedersi su una panchina del Golden Gate Park e aspettare che la tempesta si calmi. Ma è proprio in quel luogo sicuro che, un giorno, le sue paure diventano una spaventosa realtà: lì, infatti, apprende che la moglie e le figlie sono state rapite e brutalmente uccise. Prigioniero della disperazione più nera, Peter viene però costretto a reagire quando, per posta, riceve una fotografia in cui sono evidenziati i volti di cinque ragazzi e di una ragazza, e che porta sul retro la scritta: Riformatorio di Redemption, luglio 1993. Il messaggio è chiarissimo: il passato sta bussando alla sua porta e Peter non può ignorarlo. Perché in quel riformatorio lui ha incontrato per la prima volta la morte e la disperazione, incarnate nel direttore, il reverendo Markus Esterman, determinato a “redimere” i giovani detenuti attraverso una violenza “purificatrice”. È stato per fuggire da quell’inferno in terra che Peter e gli altri cinque ragazzi si erano alleati, stringendo un patto che li avrebbe legati per sempre. E adesso è arrivato il momento di tener fede al giuramento e di pagare il suo prezzo di sangue…
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Nono volume della serie della Donne del club Omicidi, esce in questi giorni in Italia Senza appello, firmato da James Patterson e Maxine Paetro, coppia ormai collaudatissima (a quattro mani per loro, di recente, anche Private).
Oggi su Thriller Café ve ne riportiamo l’incipit:
Sarah Wells, in piedi sul tetto del garage, infilò la mano guantata nel foro che aveva appena praticato nel vetro. Con il cuore che le batteva all’impazzata, fece scattare la maniglia della finestra a saliscendi, la aprì e si lasciò scivolare all’interno della stanza buia. Poi si appiattì contro la parete e rimase in ascolto.
Dal piano di sotto salivano voci e rumore di piatti e stoviglie. Tempismo perfetto, pensò.
Il tempismo non bastava, tuttavia: occorreva anche che l’esecuzione del piano fosse perfetta.
Accese la lampada da minatore che aveva sulla testa e perlustrò la camera da letto, girandosi di qua e di là per non lasciarsi sfuggire nulla. Osservò la console sulla sinistra, sui cui erano posati gli oggetti più disparati. Doveva stare attenta sia a quella che ai tappeti sul parquet.
Attraversò agile la stanza, chiuse la porta che si affacciava sul corridoio e si diresse verso la cabina armadio, che era aperta ed emanava un lieve profumo di lavanda. Illuminò i vestiti appesi. Spostò un paio di abiti da sera decorati con perline e finalmente vide la cassaforte incassata nel muro.
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Come avevo annunciato qualche giorno fa, inizio oggi a segnalare qualche dossier di assassini seriali, e partiamo con quello relativo a Jerry Brudos, scritto dall’ottimo Elvezio Sciallis.
Nome Completo: Jerome Henry Brudos
Soprannome: Lust Killer, Shoe Fetish Slayer
Nato il: 1939
Morto il: 28 marzo 2006
Vittime Accertate: 4 (ma altre confessioni non provate)
Modus Operandi: Uccide e mutila giovani donne, gettando poi i cadaveri in un fiume.Infanzia e adolescenza
Jerry Brudos, nato a Webster (South Dakota, USA), è un caso di serial killer che ha ricevuto parecchia attenzione dalla stampa, meritando addirittura il (dubbio) onore di un intero libro dedicato alla sua figura, Lust Killer di Ann Rule.
A distanza di quasi un anno esatto dall’ultima apparizione su Thriller Café, all’epoca con Cicatrici, ecco tornare sulle nostre pagine Gianluca Morozzi, con la recensione al suo nuovo romanzo ancora una volta edito da Guanda: Chi non muore.
Titolo: Chi non muore
Autore: Gianluca Morozzi
Editore: Guanda
Anno: 2011
Trama in sintesi:
Angela detta Angie è una studentessa fuorisede a Bologna, molto carina, aspirante cantante, anche se troppo pigra per impegnarsi seriamente nella musica. Divide un appartamentino con quattro odiate coinquiline, è convinta che il suo migliore amico Lucio sia gay, e ha messo in crisi la propria band intrecciando relazioni sia col batterista che con il chitarrista. Si innamora degli uomini in cinque secondi, ha un talento insospettabile per la meccanica, ha curiosità lesbiche mai verificate, ed è stata la bambina-immagine di una famosa merendina. La sua vita cambia il giorno in cui, in sala prove, incontra Mizar: tastierista bellissimo, triste e solitario, di cui, come sua abitudine, si innamora in cinque secondi. Indagando su Mizar, viene a conoscenza di una storia misteriosa e irrisolta: Mizar è l’unico superstite di una band i cui membri, molti anni prima, sono stati uccisi uno dopo l’altro, nella stessa notte, in tre punti diversi della città. Leggi il resto »
La segnalazione di oggi è una di quelle che mi fa piacere fare, perché si tratta di uno scrittore italiano, bravo e meritevole di più attenzione di quanta probabilmente ne ha ricevuta finora. Parlo di Romano De Marco, che dopo l’esordio con Ferro e fuoco (Giallo Mondadori), ritroviamo in questi giorni con il suo nuovo romanzo, Milano a mano armata, pubblicato da Foschi.
Si tratta della storia di Matteo Serra, uno sbirro corrotto colto in flagrante dai carabinieri durante uno scambio di droga e che i suoi superiori non possono permettersi di sbattere fuori dalla polizia. Perché Serra sa troppe cose. Nei suoi dossier segreti, ha raccolto informazioni su molti nomi che contano, quelli di politici, banchieri, alti prelati. Ma Roma, per lui, ormai è terra bruciata e deve essere trasferito altrove. La sua destinazione sarà Milano, aggregato al nucleo operativo crimini violenti del commissario Andrea Gherardi. Intanto, una frangia deviata dei servizi segreti, cospira per impadronirsi dei suoi dossier e per eliminare tutti coloro che ne conoscono l’esistenza.
Mentre Milano è messa sotto assedio dalla Ndrangheta, che ha stretto un patto di ferro con i colombiani per impadronirsi dell’intero traffico di cocaina nel capoluogo lombardo, l’arrivo di Serra provocherà una escalation di eventi che coinvolgeranno tutti i membri della squadra, dando il via a una reazione a catena di corruzione e violenza dalla quale nessuno resterà immune.
Questa in breve la trama; se siete curiosi, sempre tratto dal sito di Romano De Marco (su cui potete leggere pure la prefazione di Eraldo Baldini), vi riporto anche l’incipit:
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Scrittore che in carriera ha fatto incetta di tutti i principali premi per la letteratura di genere noir in Francia (tra cui Grand Prix de Littérature Policière e Prix SNCF du polar français), e da più parti accostato a Izzo, Caryl Férey in Italia è ancora un autore relativamente poco conosciuto. Dopo l’edizione di Zulu da parte di Mondadori, prova a sdoganarlo adesso E/O con la pubblicazione di La gamba sinistra di Joe Strummer, uscito in patria nel 2007.
La trama è questa:
La vita dell’irlandese Mc Cash è a un punto morto: la moglie se n’è andata; non ha più un occhio, sfondato dal calcio di un fucile in un pub di Belfast; non ha più amici, perché l’IRA è stata smantellata; non ha più lavoro, perché la sua carriera di poliziotto in Francia è finita e per giunta il grande Joe Strummer, voce dei Clash, è morto. Quando il medico gli dice che non gli restano molti mesi da vivere, Mc Cash decide che la cosa migliore è farla finita subito tirandosi una pallottola nella tempia. Il gesto fatale viene però interrotto dall’arrivo di una raccomandata da parte di un’amante dimenticata che gli annuncia di aver avuto una figlia da lui e lo prega di prendersene cura. È l’inizio di una girandola di colpi di scena, un percorso tortuoso disseminato di cadaveri che porterà alla luce vizi nascosti e sordide trame di una provincia apparentemente sana e tranquilla. Mc Cash, che voleva morire, prende coscienza come con un pugno in faccia del valore di una vita. Quella di sua figlia.
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Mi è giunta qualche giorno fa un’email di Maurizio Testa che mi segnalava che oggi sarebbe stato il compleanno di www.simenon-simenon.com, sito unico nel panorama web italiano, con aggiornamenti praticamente quotidiani dedicati alla figura del maestro del giallo francese. Potevo mancare di augurare anch’io buon compleanno a un progetto così meritorio? Certo che no! Ed ecco quindi questo post di tributo, con l’intervento dalla viva voce del curatore del sito.
Prima di tutto, cos’è Simenon-Simenon.com?
“Si tratta di un esperimento… la scommessa di far interagire due elementi così diversi tra loro. Da una parte il contenuto: raccontare un famoso romanziere, la sua vita, il personaggio e tutto quello che lo riguarda, anche in termini di attualità. Dall’altra la formula: quella del blog aggiornato con dei post quotidiani come fossero articoli, nell’intento di stabilire con i visitatori un rapporto giornaliero, che somigli un po’ a quello dell’informazione quotidiana”.
Un intero blog solo su Simenon, non è troppo?
“Simenon è certo uno scrittore prolifico e un personaggio dalla vita intensa che si presta particolarmente a una scommessa come quella di www.simenon-simenon.com , ma restringere un’iniziativa del genere solo su un autore è una sfida che dura appunto da un anno, supportato anche dalla mia pluriennale conoscenza del romanziere, dai libri che ho scritto, dalle manifestazioni organizzate, etc…etc…
Abbiamo scritto alcune settimane fa di Ossessioni criminali, opera a quattro mani di Roy Hazelwood e Stephen Michaud, e oggi la strana coppia ex-profiler e scrittore true crime torna sulle nostre pagine con questo loro [...]
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