In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Recensiamo oggi su Thriller Café L’esecutore, secondo romanzo di Lars Kepler, pseudonimo della coppia composta da Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, già autori del best seller L’ipnotista.
Titolo: L’esecutore
Autore: Lars Kepler
Editore: Longanesi
Traduttore: A. Bassini, M. Corbetta, B. Fagnoni
Anno: 2010
Trama in sintesi:
Si chiama Joona Linna ed è di origini finlandesi, ma da anni ormai Stoccolma è la sua casa. È stato in ogni vicolo, viale e piazza. Ma Joona Linna non è mai stato in quell’appartamento elegante e lussuoso da cui proviene quella musica struggente e rarefatta, un brano di violino suonato da un esecutore impareggiabile. Joona Linna non è mai stato nel salottino dell’appartamento: è l’unica stanza totalmente spoglia, priva di arredamento, senza soprammobili, insolitamente vuota. A parte il corpo. L’uomo è come sospeso a pochi centimetri dal pavimento e sembra ondeggiare nell’aria seguendo il placido suono del violino, mescolato al ronzio indolente delle mosche. Leggi il resto »
Forse qualcuno si chiedeva se anche quest’anno ci sarebbe stato il Bloody Mary Award e la risposta ce l’avete sotto gli occhi. Tra fine dell’anno scorso e inizio del 2011 ho contattato alcuni tra i più noti scrittori, editor, giornalisti e webmaster per comporre la superlativa giuria del premio simbolico che ThrillerCafe assegnerà al miglior romanzo di genere giallo/thriller/noir edito nel 2010. Dopo le due affermazioni di Elisabetta Bucciarelli nel 2008 e nel 2009, ex aequo con Carrisi, vedremo quest’anno chi la spunterà.
A inaugurare quest’edizione:
- Alan D. Altieri (in alto a destra)
- Matteo di Giulio (in basso a destra)
- Romano De Marco (in basso a sinistra)
Alan D. Altieri, vero maestro dell’action thriller italiano, è, oltre che scrittore, sceneggiatore, traduttore e direttore editoriale delle collane da edicola di Mondadori. Ha pubblicato recentemente la raccolta Killzone.
Ha votato per:
9 agosto 1969. Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, viene massacrata nella loro villa di Bel Air, insieme ad altre quattro persone che erano state ospiti dell’attrice quella sera. La notte successiva la stessa sorte tocca ai coniugi Leno e Rosemary LaBianca, uccisi nella propria casa di Los Angeles. Dopo mesi di indagini infruttuose gli investigatori si imbattono quasi per caso in Charles Manson e nel suo gruppo di seguaci poco più che ventenni che si autodefiniscono la sua “Famiglia“. All’apparenza solo ragazzi parecchio disturbati, si rivelano pian piano agli occhi del mondo come spietati assassini, pronti ad ammazzare chiunque in nome di una fantomatica rivoluzione che dovrebbe ribaltare tutti gli assetti della società americana. Al termine di un processo memorabile e pieno di
colpi di scena, Charles Manson (in qualità di mandante) e i quattro esecutori materiali delle stragi furono condannati alla pena di morte. Il 75enne Manson sconta attualmente la sua condanna a vita nel penitenziario di Corcoran, dopo che lo stato della California ha abolito la pena capitale.
Recensiamo oggi su ThrillerCafé Luna in Scorpione, volume edito qualche mese fa nei Gialli Mondadori, opera di Simone Tordi.
Il titolo “Luna in scorpione” è una sorta di “crasi” tra i titoli dei due romanzi brevi di cui si compone il libro: “Nero Luna” e “Scorpioni nel cervello”.
Il primo narra le gesta di un ispettore di polizia corrotto dalla testa ai piedi, che opera al solo scopo di alimentare i propri affari e giri sporchi. L’autore, con questa insolita scelta narrativa, dà al racconto una svolta originalissima: un protagonista così odioso e odiato, immorale e privo di scrupoli, non s’era mai visto.
Il ruolo di antagonista, invece, spetta a un prete. E non è una scelta casuale, dal momento che la figura del prelato risulta molto cara al nostro Tordi.
Infatti proprio un prete sarà il protagonista della seconda storia del libro, che finisce per girare interamente attorno a questo contorto personaggio: prete pervertito, masochista, sadico, pederasta, stupratore, spacciatore di droga e assassino.
E chi più ne ha, più ne metta.
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Sicuramente se parliamo di autori scandinavi, il nome di Anja Snellman non è tra i più conosciuti, ma questa scrittrice finlandese in patria e nel nord Europa ha riscosso notevole successo e Castelvecchi ha deciso di provare a proporla finalmente anche in Italia con La verità della notte, un libro dall’elevato livello di suspense e indagine psicologica.
Dalla quarta di copertina leggiamo:
Chi ha visto Jasmin Martin per l’ultima volta ricorda una ragazza molto giovane che stringeva tra le braccia un coniglio cincillà. Insieme a lei c’era un uomo, ma il cappello a larghe falde che indossava rendeva impossibile guardarlo bene in faccia.
Jasmin aveva quattordici anni.
E Sara, sua madre, ai giornalisti che accorrevano a intervistarla sulla scomparsa della figlia, dichiarava tra le lacrime: «Qualunque cosa vuoi essere, ragazza, ti prego di tornare a casa».
Ma Jasmin non era una delle tante adolescenti che si allontanano dalla propria abitazione per un capriccio. Lei era una studentessa semplice e pulita, perché avrebbe dovuto abbandonare la sua famiglia, le sue lezioni di equitazione o la nonna, a cui era tanto affezionata?
Quando, dopo molto tempo, la polizia identificherà il cadavere della sua amica Linda, le indagini sulla scomparsa di Jasmin prenderanno una direzione inaspettata: frammenti di una realtà in cui un sordido traffico di minorenni viene mascherato dietro il paravento di attività perfettamente legali.
Ma per quanti sforzi possano fare gli investigatori, soltanto Jasmin è in gradi di confessare la verità della notte, smentendo, con un colpo di scena, le voci di chi – nel corso dei dodici anni in cui non si sono avute sue notizie – l’ha creduta morta. Perché Jasmin non è più la ragazzina con il coniglietto tra le braccia, questo è sicuro.
Però è viva.
E non può che puntare il dito contro un mostro nascosto nel passato.
E iniziare a raccontare la sua storia.
Purtroppo non ho ancora avuto modo di leggere il libro e non so darvi un parere obiettivo sulla sua bontà, ma Stefano Donno ne parla bene: probabilmente vale la pena di dargli una chance.
Qualcuno di voi l’ha letto o pensa di farlo?
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E’ stato reso noto il bando del premio Orme Gialle per il 2011 e lo segnalo molto volentieri: nonostante la tassa d’iscrizione di 20 euro a racconto, si tratta di un concorso valido e che tra l’altro ha visto affermarsi in passato autori che poi si sono dimostrati scrittori di razza (nel 2008 Barbara Baraldi, per esempio).
Possono concorrere racconti di genere “giallo” (noir, mistery, thriller…) lunghi tra 5.000 e 30.000 caratteri (spazi esclusi) che dovranno essere inviati in formato elettronico entro e non oltre il 31 marzo 2011 all’indirizzo concorso@ormegialle.it con oggetto “Concorso orme gialle”..
La giuria sarà composta da Douglas Preston (Presidente Onorario), Graziano Braschi (Presidente), Barbara Baraldi, Marcello Cimino, Piergiorgio Di Cara, Riccardo Parigi, Massimo Sozzi, Biagio Proietti (Giudice Unico per il Premio Speciale); al vincitore andranno 1000 euro e 500 al racconto insignito del Premio “Mario Casacci” per lo scritto che meglio si presti a una riduzione cinematografica e/o televisiva; 500 anche al vincitore della categoria under 25 anni.
Tutti i racconti selezionati dalla giuria verranno inclusi nell’antologia Anonima Assassini 5.
Per maggiori informazioni, il sito ufficiale del premio è ormegialle.it.
E’ da poco uscito per Rizzoli Vivo o morto, il nuovo libro di Tom Clancy che segna il ritorno in scena di Jack Ryan. Il re del techno-thriller rispolvera il suo personaggio più amato e tutti i suoi coprotagonisti, a partire dal figlio Jack Ryan Jr., in un romanzo in cui i peggiori incubi dell’Occidente sono più veri della realtà.
È l’Emiro il Nemico Pubblico Numero Uno degli Stati Uniti, l’uomo spietato e inafferrabile che da anni elude le ricerche del Campus, l’agenzia di intelligence creata dall’ex presidente Jack Ryan. A capo di un’impenetrabile e capillare rete del terrore, l’Emiro si sta preparando a sferrare l’attacco definitivo all’Occidente. Mentre il presidente in carica, l’ambiguo e irresoluto Edward Kealty. non trova di meglio che temporeggiare con i governi amici dei terroristi. Jack Ryan decide che è giunto il momento di scendere di nuovo in campo, per affrontare l’emergenza planetaria e difendere il futuro degli Stati Uniti. Al suo fianco, una squadra d’eccezione: i fedelissimi ex membri dell’unità speciale Rainbow John Clark e Ding Chavez, i fratelli Caruso e soprattutto suo figlio Jack, deciso a seguire le leggendarie orme del padre. E mentre nelle grotte del Pakistan, tra i ghiacci svedesi e nei giacimenti petroliferi del Brasile si scatena una caccia all’uomo senza precedenti, il male si annida indisturbato proprio nel cuore di un’America ancora ignara…
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La notizia è di qualche giorno fa, ma pur non essendo più freschissima, ci teniamo a darla comunque: Alfredo Colitto, con I discepoli del fuoco, ha vinto la 4a edizione del Premio Mediterraneo del Giallo e Noir. Visto che è un autore che merita, qui al Thriller Café ne siamo contenti e gli facciamo i nostri complimenti.
I finalisti, ricordo, erano: Alfredo Colitto “I discepoli del fuoco ” (Piemme); Sergio Paoli “Monza delle delizie” (F.lli Frilli editori); Hugues Pagan “Operazione Atlanta” (Meridiano Zero); Patrizia Debicke van der Noot “L’uomo dagli occhi glauchi” (Corbaccio); Fred Vargas “Prima di morire addio” (Einaudi); Gian Mauro Costa “Il libro di legno” (Sellerio); Èlmer Mendoza “Proiettili d’argento” (La nuova frontiera); Ledda, Auriemma, Troffa, Pulixi “Donne a perdere ” (Edizioni E/O); Véronique Ovaldé “E il mio cuore trasparente” (Minimun Fax)
Recensiamo oggi su ThrillerCafé Il bacio del gronco, di Gilles Del Pappas, romanzo che inaugura la serie di Costantin il greco, una delle più fortunate del polar mediterraneo.
Titolo: Il bacio del gronco
Autore: Gilles Del Pappas
Editore: Controluce
Anno: 2010
Trama:
Pare che a Marsiglia, per fare una buona zuppa, basti pescare una donzella guizzante, aggiungere un vecchio pescatore còrso con il suo battello, il sole e qualche bel calanco. A metà cottura, si butta nel brodo uno sbirro psicopatico, un losco Noir Marron della Guyana, un’introvabile miniera d’oro e due o tre cruenti omicidi! “E io, Costantin il greco, ero ben lontano dall’immaginare il colossale pasticcio che tutto questo stava per produrre!”.
Che le ultime fatiche letterarie di John Grisham non avessero lasciato soddisfatti i suoi fan è un dato di fatto, ma da quanto ho letto in giro sembra che con Io confesso il re del legal thriller sia tornato su livelli molto buoni (ok, non su quelli de Il socio o degli altri suoi primi romanzi, ma comunque apprezzabili) stando al giudizio mediamente positivo dei lettori. Il libro, che muove i passi dal genere per portare a una riflessione sul sistema giudiziario americano e soprattutto sulla pena di morte, è edito come sempre da Mondadori. La trama è questa:
Non può immaginare che quell’incontro cambierà la sua vita per sempre. L’uomo si chiama Travis Boyette, ha subito varie condanne per reati sessuali, è in libertà vigilata e sostiene di custodire da molti anni un terribile segreto che è deciso a confessare. Perché proprio adesso? Dice di avere un tumore incurabile al cervello e di volersi liberare dal peso che grava sulla sua coscienza. Con la sua testimonianza potrebbe scagionare Donté Drumm, un giovane di colore condannato a morte in una piccola città del Texas per l’omicidio di una ragazza bianca il cui corpo non è mai stato ritrovato. Boyette afferma di sapere chi è il vero assassino, ma non ha intenzione di rivelarlo a nessuno se non al reverendo Schroeder. Mancano quattro giorni all’esecuzione. Basteranno per salvare Donté, o almeno per una sospensione della condanna?
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