In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Pubblichiamo oggi un estratto provienente dall’FBI’s Law Enforcement Bulletin, febbraio 1992. Hazelwood, Dietz e Warren descrivono il criminale sessuale sadico, un predatore feroce sia da solo, sia quando assoggetta a sé una donna con bassa autostima e la coinvolge nei suoi delitti, formando così una vera e propria coppia di serial killer.
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Ogni investigatore che abbia raccolto le dichiarazioni di una vittima torturata, o che abbia lavorato sulla scena di un omicidio sessuale sadico, non dimenticherà mai questa esperienza. La crudeltà umana si rivela in numerosi modi, ma raramente in maniera più desolante che nei crimini dei sadici sessuali.
Questo articolo descrive le azioni dei criminali sadici sessuali riscontrate più spesso, e mette in luce le differenze tra sadismo sessuale e atti di crudeltà dovuti ad altre matrici. Esso mostra inoltre le caratteristiche comuni dei crimini dovuti a sadismo sessuale e offre agli investigatori suggerimenti che dovrebbero seguire quando si trovano di fronte a situazioni di questo tipo.
Negli anni Lama e trama si è affermato come uno dei concorsi per racconti gialli più importanti in Italia, secondo forse solo al Gran Giallo di Cattolica, e oggi lo testimonia anche il passaggio dell’antologia dalla piccola Zona alla più distribuita e prestigiosa Perdisa, casa editrice ormai tra i punti di riferimento per quanto riguarda la pubblicazione di letteratura di genere made in Italy.
Come in tutti gli anni precedenti, l’edizione 2011 della raccolta presenta scritti di autori emergenti e scrittori di nome, tutti alle prese con armi e oggetti da taglio, protagonisti da sempre del premio letterario organizzato a Maniago.
Le guest star per quest’anno, autori di racconti espressamente scritti per Lama e trama, sono Giampaolo Simi, Lucia Tilde Ingrosso, Enrico Pandiani (vincitore del nostro Bloody Mary Award 2010) e Nicola Verde. Nomi di tutto rispetto, che vanno a impreziosire un libro che credo dai contenuti già apprezzabili, vista l’elevata qualità dei racconti che partecipano al concorso.
Se amate le storie brevi, questa potrebbe essere in definitiva un’opzione da tenere in considerazione.
Di concorsi letterari per gialli ce ne sono di validi e meno validi (per non dire bidoni). Questo nuovo Nero di Puglia sicuramente si propone agli scrittori di genere come un appuntamento quantomeno da tenere in considerazione, anche per l’agendina del partecipante più oberato di scadenze. Nessuna quota di partecipazione, 1000€ al primo classificato e 1600 di montepremi complessivo mi sembrano degli ottimi argomenti per convincere gli aspiranti nuovi giallisti rimboccarsi le maniche e tirar fuori un buon racconto: non siete d’accordo con me?
Se siete curiosi riguardo a questo premio, vi segnalo che potete trovare il bando completo sul sito, e più precisamente a questo indirizzo: http://nerodipuglia.wordpress.com/2011/04/02/il-bando-del-concorso/.
Per sommi capi, comunque ve ne anticipo qualche estremo più rimarchevole: lunghezza massima 20.000 caratteri (spazi inclusi); ambientazione chiaramente pugliese; 5 copie dattiloscritte e 1 via email, entro il 31 maggio 2011 (fa fede il timbro postale); possibile pubblicazione futura in antologia (gli autori non cedono i diritti ma autorizzano la pubblicazione e si astengono dal proporre l’opera ad altri editori per 12 mesi); presidente di giuria: Omar Di Monopoli.
A grandi linee, questo è Nero di Puglia: per tutti i dettagli fate riferimento al link che vi ho dato (o rompete le scatole a Valentino Colapinto su Facebook!).
Dal ThrillerCafé, in bocca al lupo.
Recensiamo oggi su ThrillerCafe Tutto deve Crollare, di Carlo Cannella: un romanzo che scava solchi profondi nell’anima.
Titolo: Tutto deve Crollare
Autore: Carlo Cannella
Editore: Perdisa Pop (Collana Corsari)
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 234
Trama in sintesi:
E’ la storia di una persona che fa delle cose assolutamente ordinarie per un criminale: stupra, corrompe, uccide, sono azioni di cui si occupano ogni giorno i cronisti di nera. E’ la storia di un uomo potente che abbraccia l’ideale del dominio fino a farne la propria ragione di vita. Fa rapire una bambina, la piccola Isabel, in Amazzonia. La tiene con sé per anni e la sposa. Dalla loro unione nasce una bimba, Marta. Intanto, sadico e consapevole, continua a gestire i suoi traffici, in nome di un successo che ai suoi occhi giustifica ogni aberrazione. Il finale è sorprendente e inaudito.
Di questo libro mi sa non posso non parlarne: non sono americano d’origine, ma da qualche mese sono romano d’adozione pure io, come il protagonista Alee Blume, commissario a stelle e strisce catapultato nella canicola dell’agosto della Capitale. Firmato da Conor Fitzgerald (che probabilmente conoscerà Roma meglio di me, dato che ci vive dall’89) e pubblicato da Ponte Alle Grazie, I cani di Roma è un romanzo d’esordio che in America ha ottenuto un discreto apprezzamento tra i lettori. Se siete curiosi a riguardo, ve ne riporto la trama:
Arturo Clemente viene assassinato in casa sua da un uomo che neanche conosce. Quando il commissario Alee Blume arriva sulla scena già fin troppo affollata del delitto, scopre che la vittima, impegnata in prima persona contro le violenze sugli animali, non è uno qualsiasi: si dà il caso che la vedova sia una parlamentare dell’opposizione. Blume, americano di origine, romano d’adozione e sbirro per vocazione, benché abbia passato oramai più di metà della sua vita nella capitale, non ha ancora imparato a piegarsi alle convenienze e alle clientele a cui i colleghi sembrano tanto attenti. Sarà così costretto a giostrarsi continuamente tra la ricerca della verità e le pressioni da parte dei diretti superiori e dei palazzi del potere perché dia ai giornali un colpevole; si troverà a lottare per mantenere il controllo del caso in una città in cui anche un’indagine per omicidio deve piegarsi alle esigenze della politica.
Le nuove uscite di Victor Gischler ormai anche qui da noi vengono attese con (opportuna) trepidazione, e Notte di sangue a Coyote Crossing da poco pubblicato già è in ristampa… Ci sarà un motivo? Lo sveliamo con la recensione di oggi.
Titolo: Notte di sangue a Coyote Crossing
Autore: Victor Gischler
Traduttore: Luca Conti
Editore: Meridiano zero
Anno: 2011
Trama in sintesi:
In mezzo allo sconfinato nulla dell’Oklahoma, nella contea di Coyote Crossing, gli abitanti dormono sonni tranquilli, o almeno così credeva il giovane aiuto sceriffo Toby Sawyer, prima di quella notte. I Jordan sono piombati in città, assetati di vendetta per l’omicidio del fratello Luke, ma il cadavere è scomparso e tutti sembrano avere troppe cose da nascondere per raccontare la verità. Toby deve ritrovare il corpo prima dell’alba, e scoprirà ben presto di non essere il solo a cercarlo: tre killer chicanos gli distruggono il trailer a raffiche di mitra, e lui fa appena in tempo a fuggire con il figlio in braccio, sotto una pioggia di proiettili. Nello spazio di una notte, senza potersi fidare di nessuno, uomo o donna, amico o collega, il giovane Toby diventerà uomo, scoperchiando segreti pericolosi che lo costringeranno a combattere contro il cuore marcio di un’intera città e a scontrarsi con i Jordan in un’ultima sfida che profuma di O.K. Corral. Una frenetica corsa contro il tempo tra esplosioni, incendi e inseguimenti mortali. Victor Gischler ancora una volta sfodera humour, velocità e colpi di scena in un noir dal sapore western.
Ogni tanto mi capita di dover dare brutte notizie, qui al ThrillerCafe, e quella di oggi (appresa via Pegasus Descending) è molto triste. Con SuperGiallo Mondadori se ne va un pezzo di storia del giallo in Italia. Ricordo ancora quando sotto Natale tormentavo il mio edicolante per sapere quando sarebbe arrivato Inverno Giallo, e lo stesso con la versione estiva, Estate Gialla. Avevo forse sedici anni e manco un soldo in tasca: le edizioni da edicola erano il massimo che potevo permettermi, ma per me erano dei gioielli. E non solo per me. Erano gli anni in cui iniziavo a conoscere i vari Cappi, Pinketts, Di Marino, grazie ai racconti nelle raccolte Supergiallo. Pensare che non ci sarà più, benché nell’ultimo periodo non abbia comprato molti volumi, mi lascia con un senso di straniamento.
Sergio Altieri, sul blog del Giallo Mondadori, scrive:
Collana concepita — per usare una terminologia da “addetti ai lavori” — a bassa perdiodicita’, Supergiallo ha proposto soprattutto opere italiane e straniere di natura antologica. Al tempo stesso, questo non significa affatto che le antologie scomparirarnno dal Giallo Mondadori: nessun Autore verra’ lasciato indietro e nessun progetto andra’ perduto.
Proprio in questo senso, aspettatevi quindi grandi novita’ a partire dalla seconda meta’ del 2011, novita’ che verranno integrate nelle uscite del Giallo Mondadori.
Dette da una persona che stimo molto e amante del genere, prima ancora che editor della collana, queste parole dovrebbero far ben sperare, ma leggendo i commenti sul sito della Mondadori vedo che i lettori più assidui sono di tutt’altra opinione e in molti lamentano la scarsa qualità delle ultime uscite, con molti nomi semisconosciuti e traduzioni datate.
Quali siano le reali prospettive non posso saperlo, ma la notizia di certo non è una di quelle che lasciano indifferenti e chiedersi che futuro abbia il giallo qui in Italia è lecito, e anche doveroso, direi. Io voglio comunque essere ottimista. E voi, che ne pensate?
Tra le tante novità pubblicate di recente, mi ha incuriosito un titolo: L’ultimo uomo buono. Niente rimandi sanguinari, quasi un titolo che potrebbe adattarsi a un romanzo d’amore, e un autore sconosciuto, tale A.J. Kazinski, davvero mai sentito. Stuzzicato, sono andato a leggere la trama e per quanto si evince dalle poche righe riportate, pur non essendo chissà quanto originale, sembra un libro interessante.
Niels Bentzon è un poliziotto diverso dagli altri. Uno dall’arma poco facile, noto in tutta Copenaghen per i suoi metodi non convenzionali. E infatti, anche questa volta, per sventare una rapina con annessa detenzione di ostaggi, decide di entrare nell’edificio disarmato. Con la violenza non s’è mai risolto nulla. Ma Niels non sa cosa l’aspetta. Non conosce la legge ebraica dei trentasei giusti. Trentasei uomini buoni in ogni generazione che si affaccia sul globo terrestre, che impietosiscono Dio fino a impedirgli di distruggere il mondo. Niels non sa che forse anche lui potrebbe rientrare in questo conteggio e che a Copenaghen si aggira un killer intenzionato a eliminare uno per uno gli uomini appartenenti a quella preziosa lista. Uno solo, manca un uomo solo e il mondo sarà distrutto.
A parte le esagerazioni che nel lancio dei thriller si sprecano, il romanzo pare aver conquistato gli editor di diverse case editrici europee e non solo: prima ancora di essere pubblicato in patria (Danimarca) è già stato venduto in 8 paese, tra cui l’Italia, con Longanesi.
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A distanza di un anno da Nessuna identità torna nelle librerie italiane Lynda La Plante, scrittrice pluripremiata (a casa ha qualcosa come sei British Academy Award, un Edgar e un Emmy Award per i suoi romanzi e le sue sceneggiature), ancora una volta edita da Garzanti.
Protagonista di questo nuovo romanzo, intitolato Il grido della mantide, è sempre Anna Travis, arrivata alla sua quinta apparizione in Italia (in lingua originale è alla settima) e stavolta alle prese con l’omicidio di una giovane star del cinema, trucidata a coltellate in una villa d’epoca nel più lussuoso quartiere di Londra.
Per l’ispettrice Travis, che si è appena liberata dell’ossessione per il suo ex capo ed ex amante James Langton, questo caso potrebbe decidere la sua carriera. Anna si butta a capofitto nelle indagini e quello che scopre la sconvolge profondamente. Dietro la facciata dell’attrice glamour, disinibita con gli uomini e sfrontata nella vita, Amanda nascondeva una realtà molto più triste e cupa. L’ispettrice sta per entrare in un mondo ambiguo, pieno di persone dall’apparenza ingannevole: amiche invidiose, agenti assetate di denaro, amanti respinti, mogli tradite, registi delusi. Anna dovrà fare molta attenzione, non farsi abbagliare e trovare velocemente la verità, prima di perdersi in questo terribile labirinto di luci e ombre…
Uscito in Gran Bretagna e negli Stati Uniti con il titolo «The girl with the crystal eyes», arriva finalmente anche in Italia La bambola dagli occhi di cristallo, thriller di Barbara Baraldi, ormai scrittrice tra le più rappresentative della narrativa di genere made in Italy.
Il libro esce per Castelvecchi, già editore di Lullaby, e amplia e rivede la storia edita nel Giallo Mondadori nel 2008, nel volume La Bambola di Cristallo (contenente anche ll giardino dei bambini perduti e il racconto Soave).
La trama, per chi ancora non la conoscesse, è la seguente:
Tra le tortuose vie del centro o sotto i portici, a Bologna nulla è davvero come sembra. Le notti dell’ispettore Marconi, un giovane sbirro con l’istinto di un mastino, lo confermano. Davanti agli occhi dell’investigatore, scene di inaudita violenza: feroci delitti che non offrono nessun indizio se si esclude il sesso delle vittime – rigorosamente uomini – e strane impronte di tacchi a spillo rinvenute vicino ai cadaveri. Mentre sale la tensione, le indagini avvolgono l’ispettore Marconi e la sua squadra in una spirale di eventi: un torbido vortice di passioni che lega alla morte i locali più glamour della città delle Torri. Soltanto Viola, una giovane medium tormentata dalle sue visioni e da un fidanzato violento appare in grado di squarciare il velo del letale mistero che insanguina Bologna: un gioco perverso dove la vita si confonde con il suo opposto.
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