In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
La collana Mezzanotte di Edizioni XII si arricchisce di un nuovo titolo: La clessidra d’avorio, di Davide Cassia e Stefano Sampietro. Se volete sapere com’è il libro, per ora non posso rispondervi: esce ufficialmente il 10 settembre e non l’ho letto. Se volete sapere perché allora lo segnalo lo stesso, è semplice: Edizioni XII è anche l’editore del libro che ho scritto con Stefano Valbonesi, so come lavora e so che pubblica solo opere valide. Su questo ci metto la mano sul fuoco…
Se volete conoscerne la trama del romanzo, per farvene un’idea e capire se sposa i vostri gusti di lettura, eccola qua:
Salisburgo, 1592. Nella penombra del laboratorio di un alchimista, si svolge una partita a scacchi tra il padrone di casa e un giovane italiano. Molte sono le domande che il ragazzo vuole porre al maestro, ma ancora non immagina il segreto che il vecchio, al termine dell’incontro, gli vorrà svelare.
Bologna, 1604. Un coraggioso alchimista salpa alla volta dell’Africa, seguendo le indicazioni di un antico manoscritto. Ma l’Inquisizione gli dà la caccia, e lui deve nascondersi, fuggire, dimenticare, forse addirittura rinnegare i principi in cui ha sempre creduto.
Francia, 1808. Darius Berthier de Lasalle, un nobile sopravvissuto al periodo del Terrore, suo figlio Sebastien, soldato imperiale ferito, e l’amico di infanzia Moran de la Fuente, avventuriero di origini spagnole e amante della bella vita, partono per l’Italia, con l’intento di recuperare un diario scritto da un alchimista nel 1600 e un fantomatico oggetto prezioso a esso legato.
Bologna, giorni nostri. Giacomo Bandini scova un diario risalente al diciassettesimo secolo e scritto da un suo omonimo. Leggendolo, comprende che il suo antenato era un alchimista alla ricerca di una misteriosa clessidra, unico oggetto in grado di misurare i tempi di lavoro per il compimento della Grande Opera alchemica.
Segnalo anche che il libro è scontato per i preordini: se la presentazione vi ha incuriosito, lo trovate qua!
Ormai era un libro introvabile, King Suckerman di George Pelecanos, ma finalmente Shake Edizioni lo ripropone ai lettori italiani, e non possiamo che essergliene grati.
Secondo volume del D.C. Quartet (quadrilogia più volte accostata alla L.A. Quartet di Ellroy che la criminalità di Washington lungo l’arco di alcuni decenni), il romanzo è ambientato negli anni 70, più precisamente nel 1976.
Mentre al cinema va di moda la storia disperata di King Suckerman, il pappone più temuto e invidiato di tutti i tempi, in città si sta consumando un sanguinoso regolamento di conti. Da una parte c’è Marcus Clay, nero, veterano del Vietnam e proprietario di un negozio di dischi, e il suo amico Dimitri Karras, piccolo spacciatore di origini greche; dall’altra due veri e propri “assassini nati”: Wilton Cooper, un nero appena uscito di galera, e Clagget, suo giovane amante, un bianco psicopatico pelle e ossa con il viso devastato dall’acne. Le vite di questi uomini si incrociano per caso mentre Karras sta acquistando una partita di marijuana da un nuovo pusher, e da quel momento, per loro, nulla sarà più come prima.
Romanzo finalista ai Gold Dagger Award, King Suckerman unisce a una trama nerissima un’attenta e particolareggiata ricostruzione oltre che della Washington degli anni 70, del cinema di quegli anni con il boom della blaxploitation, della moda e della musica. Molto lontano dalla serie di Derek Strange, ma credo ugualmente da leggere.
Chi di voi l’aveva già adocchiato?
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Dopo il Premio Scerbanenco, Marco Vichi (che abbiamo intervistato proprio qualche giorno fa) si è aggiudicato anche il Premio Camaiore di letteratura gialla 2010, con il suo Morte a Firenze (Guanda).
La giuria popolare ha assegnato a Vichi ventotto voti, contro i diciannove andati a Marilù Oliva con Repetita (Perdisa) ed i quattro attribuiti a Elisabetta Bucciarelli con Io ti perdono (Kowalski).
I tre finalisti erano stati scelti, rispettivamente, dalla Giuria dei librai, dalla Giuria per le Opere Prime (di cui ha fatto parte anche ThrillerCafé), e dalla Giuria degli esperti.
Vichi ha commentato così la vittoria:
“Sono felice di questo prestigioso premio, un riconoscimento che viene dai lettori e quindi molto ambito da noi giallisti. Voglio comunque fare un plauso a Marilù Oliva, al suo primo libro, che è stata ben valutata dalla giuria popolare ricevendo un gran numero di voti. Ringrazio la Fondazione Città di Camaiore e la mia casa editrice, Guanda, che mi ha permesso di pubblicare anche il nuovo romanzo. Le avventure del commissario Bordelli, visto il forte gradimento da parte dei lettori, torneranno molto presto con nuove storie ambientate tra la fine degli anni sessanta ed i primi anni settanta. Andrò avanti almeno fino al pensionamento di Bordelli.”
A distanza di alcune settimane dalla presentazione, finalmente pubblichiamo oggi la recensione a un libro, Mary Terror, davvero in grado di suscitare paura e ansia in chi lo legge, di colpire duro, di lasciare storditi. Vale la pena leggerlo, a mio parere, e se volete vi spiego perché…
Titolo: Mary Terror
Autore: Robert McCammon
Editore: Gargoyle
Traduttore: Simone De Crescenzo
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 410
Trama in sintesi:
Mary è una sopravvissuta. Negli anni 60 apparteneva a un gruppo terroristico noto come lo Storm Front. Oggi, latitante e segnata dalla vita, Mary “viaggia” nel tempo con l’aiuto dell’acido e rivive di continuo un passato che non ritornerà più. Ingabbiata nella sua allucinata solitudine, si lascia accecare dalla rabbia, mentre intorno a lei si fa strada l’edonismo materialista degli anni Ottanta. Un giorno, per caso, Mary legge un’inserzione pubblicata sulla rivista Rolling Stone e si convince del fatto che Lord Jack, l’allora leader del gruppo terroristico, anch’egli ancora latitante, la stia richiamando a sé per ricostruire lo Storm Front. Ma per Mary, Jack è anche l’uomo che lei non ha mai smesso di amare. L’uomo che sarebbe divenuto il padre di suo figlio, se solamente lei, ferita in uno scontro a fuoco con l’FBI, non avesse perso il bambino che portava in grembo. Quando Mary rapisce il figlio neonato di Laura Clayborne, per portarlo in dono al suo Jack, il destino delle due donne si congiungerà; e un passato fatto d’armi, odio e morte ritornerà a imperversare per le strade, da Atlanta fino alla California, insanguinando la scia lasciata dalla furia omicida di Mary Terror…
Non di rado mi capita di segnalare dei libri scritti da amici, qui su Thriller Café, e quando succede è sempre un piacere per me, soprattutto se si tratta di bravi scrittori come Andrea Franco ed Enrico Luceri, in questo caso tra gli autori di una prestigiosa antologia incentrata su Roma e appena edita da Hobby & Work intitolata Delitto Capitale. Assieme a loro, altri scrittori che certo non hanno bisogno di presentazioni: Giulio Leoni, Luigi De Pascalis, Sabina Marchesi, Massimo Pietroselli, Massimo Mongai e Nicola Verde.
Otto penne romane, per un’antologia che si legge come un romanzo e dove ogni singolo caso è connesso a tutti gli altri. Volete saperne di più? Ecco la quarta di copertina:
C’è un delitto che più di altri si può fregiare dell’aggettivo “capitale”: l’omicidio. C’è una sola città al mondo con edifici di 2000 anni ancora in uso, costantemente abitati nel tempo, ed è Roma. La Capitale. E a Roma, appunto, c’è un’insula sorta sulle rovine di una torre fatta abbattere da Ottaviano in seguito a un infausto vaticinio. Questo edificio si trova in via della Falce, vicino a Campo de’ Fiori. Al suo interno sono stati commessi nove delitti capitali nel corso di venti secoli. Sono in qualche modo legati fra loro, questi omicidi? Grava su di essi una maledizione degli aruspici che furono i primi abitatori del sito? Sono opera di un dio dimenticato, o magari di una setta, di quelle quasi eterne e persistenti? O è tutta colpa dei maligni effetti del radon, un gas venefico che si annida nel sottosuolo? Otto scrittori di gialli decidono di vederci chiaro. L’ipotesi esoterica prevede la presenza di un principio soprannaturale insito nell’edifìcio, come sembrerebbe suggerire un mosaico romano adornante un locale della casa, con una sorta di codice cifrato che allude al mistero del numero 9 (tutti i delitti sono stati commessi in un anno che termina con tale cifra…). Ma questo è solo il punto di una cavalcata tra crimini e misfatti dal 69 al 2009 dopo Cristo, attraverso otto racconti che attestano come Roma sia ormai diventata anche la capitale del giallo tricolore.
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Un concorso letterario che mette in palio 11.000 euro di montepremi complessivo come lo vedete? Io lo vedo con una concorrenza spietata, ma per tutti coloro che tra voi scrivono potrebbe essere un banco di prova su cui testarsi sul serio. Il premio in questione lo indice la rivista GrandHotel, che a una sezione dedicata a racconti brevi di genere rosa ne affianca quest’anno una seconda pensata per i gialli, i thriller e i polizieschi.
Per partecipare, è necessario munirsi dell’apposito tagliando pubblicato sul settimanale, che andrà inviato assieme a una copia cartacea degli scritti (lunghi al massimo 13000 caratteri, originali, inediti e firmati) e ai dati anagrafici completi, entro il 30 dicembre 2010 all’indirizzo: “Premio GrandHotel per la narrativa – Casa Editrice Universo – Corso di Porta Nuova 3/a – 20121 Milano”. Il racconto va inoltre inviato anche via email alla casella racconti@casaeditriceuniverso.com.
Al primo classificato di ogni sezione – scelto da una giuria di esperti – andranno 3000 euro; 1500 al secondo e 1000 al terzo.
Questo è tutto: non vi resta che scrivere. Da ThrillerCafé, in bocca al lupo!