In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Sabato 29 ottobre alla Rocca Sforzesca di Bagnara di Romagna si è svolta la premiazione della seconda edizione di “Giallo di Romagna”. Il concorso letterario collocato all’interno di una rassegna dedicata che ha visto l’alternarsi di molti esponenti e scrittori di genere, e che quest’anno ha ricordato lo scrittore Giorgio Scerbanenco nel centenario della sua nascita.
Fra gli oltre duecento manoscritti pervenuti il vincitore è stato Marco Ischia di Arco (Trento) con il suo racconto “Delitto di paese”, con la seguente motivazione: un racconto giallo di buon ritmo e con buone capacità narrative, ricreando l’ambientazione romagnola di fine anni Sessanta in modo apprezzabile e credibile, scegliendo di inserire in modo armonioso e rispettoso il personaggio di Duca Lamberti, nato dalla penna di Scerbanenco. Duca si muove con disincanto tra trasgressioni, passioni, interessi economici, solitudini e amori sinceri, fino all’amara conclusione del caso.
Secondo classificato Cristian Fabbi di Reggio Emilia con il suo racconto “Il sangue prezioso”. Un racconto crudo e realistico, una storia di delitti tra l’Albania e la Romagna contemporanea multirazziale e multiculturale. Una narrazione veloce resa frequentemente in modo dialogico, che affascina con un mistero legato a tradizioni ataviche di vendetta e alla fedeltà dei vincoli di sangue.
Terzo premio invece per Giulio Roffi di Ozzano Emilia (Bo) con il suo “Percorsi di vita e di morte”, un racconto dalle atmosfere forti e con riusciti momenti di suspense e un’ottima fusione tra ambiente rurale e azione, in una Romagna contemporanea e fuori dai clichè tradizionali, fra la via Emilia, Bagnara di Romagna e il mare.
Frank Castle è un veterano del Vietnam finalmente tornato negli States.
Un giorno ha la cattiva idea di portare sua moglie e i suoi due figli a fare un pic-nic a Central Park. Non poteva sapere, il buon Frank, che proprio lo stesso giorno alcune gang criminali avevano scelto la medesima location per un regolamento di conti al piombo. Quella che doveva essere una giornata tranquilla si tramuta ben presto in un incubo, e Frank assiste impotente all’omicidio di moglie e figli. Lo shock lo spinge a dismettere i panni del buon soldato per assumere quelli del vendicatore. Indossata una maglietta con un vistoso teschio sul petto, procuratosi un arsenale degno di una Santa Barbara, Frank diventa il Punitore, un vigilante votato anima e corpo all’eliminazione fisica dei criminali.
Il Punitore nasce per la casa editrice Marvel sull’onda del successo di film come Il giustiziere della notte, cercando di sfruttare un filone che si preannunciava ricco. Frank viene inserito nell’universo dei supereroi ed interagisce con gente tipo l’Uomo Ragno o Devil, ma a differenza di questi non ha superpoteri: è solo un soldato ben addestrato, con una forte motivazione e una totale assenza di pietà. Le sue storie sono spesso crude e senza dubbio più realistiche di quelle dei canonici supereroi, perché i suoi nemici non sono scienziati pazzi intenzionati a conquistare il mondo, ma spacciatori, ladri, trafficanti d’armi, chiunque commetta crimini e meriti di essere punito secondo la sua personale visione del mondo: niente giudice, niente giuria, solo un boia.
Il personaggio, dopo un primo entusiasmo, diventa un po’ fiacco, e le sue storie alquanto ripetitive. Forse per la sopra accennata difficoltà a farlo interagire con gli altri personaggi Marvel, forse per il suo essere un po’ un outsider in un universo narrativo fatto di lanci di ragnatele e raggi repulsori, ma resta il fatto che a un certo punto sembrò che Frank non avesse più molto da dire ai suoi lettori.
Questo finché ai testi non arrivò un certo Garth Ennis.
Sono stato quasi tentato di non darne notizia, viste le pessime edizioni precedenti, ma probabilmente a qualcuno potrà interessare e quindi ecco l’asettico resoconto delle votazioni popolari dello Scerbanenco 2011.
Personalmente, quasi non sapevo quali fossero i romanzi per cui si potesse esprimere preferenza: dopo quanto accaduto negli anni scorsi mi sono risparmiato la fatica di andare a dare la mia. Del resto, le propagande a destra e a manca per agguantare voti non serviranno a nulla pure per quest’anno; la giuria tecnica si esprimerà e la cinquina finale sarà parecchio diversa da quella emersa finora.
Ma per onor di cronaca, vi riporto com’è andata.
¤ ERALDO BALDINI, L’UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU, EINAUDI – 8
¤ UGO BARBARA, LE MANI SUGLI OCCHI, PIEMME – 46
¤ GIANNI BIONDILLO, I MATERIALI DEL KILLER, GUANDA 8
¤ DONATO CARRISI, IL TRIBUNALE DELLE ANIME, LONGANESI – 12
¤ ALFREDO COLITTO, IL LIBRO DELL’ANGELO, PIEMME – 7
¤ ROBERTO COSTANTINI, TU SEI IL MALE, MARSILIO – 127
¤ FULVIO ERVAS, L’AMORE E´ IDROSOLUBILE, MARCOS Y MARCOS – 22
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Glenn Cooper alla presentazione de La mappa del destino, riconoscendo il logo di Thriller Café sulla mia spilletta, disse che conosceva il sito e che gli piaceva: posso esimermi dal segnalare oggi il suo nuovo romanzo, Il marchio del diavolo? Direi proprio di no. La notizia, lasciando da parte aneddoti inutili, credo interessi comunque a tanti lettori di thriller che hanno apprezzato i suoi romanzi precedenti e che stavano da qualche mese attendendo questa nuova opera, ancora una volta edita da Nord. Per loro, e per tutti i visitatori di ThrillerCafe, ecco a seguire trama e booktrailer.
Roma, 1139. Inquieto, un uomo alza gli occhi alla volta celeste. Seguendo le indicazioni dei suoi predecessori, è arrivato nella Città Eterna per assistere all’eclissi che mostrerà un allineamento astrale unico. All’ora stabilita, la luna a poco a poco si dissolve nell’oscurità, rivelando 112 stelle. È il segno che l’uomo aspettava: ancora 112 papi, poi, sulle rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo.
Roma, 2000. Incredula, una giovane archeologa fissa il cielo. Poche ore prima, il Vaticano le ha ordinato d’interrompere gli scavi nelle catacombe di San Callisto, mettendo così fine alla sua carriera accademica. E adesso lei giace sull’asfalto, in una pozza di sangue. Tuttavia, nell’istante in cui l’aggressore le ha conficcato il pugnale nel petto, Elisabetta ha notato un dettaglio agghiacciante. Un dettaglio impossibile da dimenticare.
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Autore sempre apprezzato qui al Thriller Café, torna oggi sulle nostre pagine Danilo Arona con il suo Rock. I delitti dell’uomo nero, titolo inaugurale della collana Calliphora, de Edizioni della sera, curata da Enzo Carcello, che forse conoscerete come BodyCold, curatore di Corpifreddi.
Scrittore inquietante anche per il mix di fiction e casi tanto reali quanto insoluti e spesso inspiegabili che spesso caratterizza le sue opere, Arona confeziona un libro che lega la morte di tante stelle del rock a un misterioso chitarrista, di nome Sam Raimi. Un legame, questo tra finzione e realtà, che anche stavolta riesce a lasciare il lettore con il dubbio di quanto si sia trovato di fronte alla prima e quanto alla seconda.
Se siete curiosi, ve ne riporto qua a seguire la trama:
In un’Italia di fine anni sessanta, uno strano quanto sgangherato gruppo rock attraversa la penisola raccontando le magie e gli orrori di un genere musicale che annovera fatti tanto tragici quanto misteriosi. “Rock. I delitti dell’ uomo nero”, intreccia misteriosi omicidi e vede come protagonista Sam Hain, un oscuro maestro della più ruvida chitarra che fa raggelare il sangue anche al Diavolo in persona. Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Brian Jones, Marvin Gaye: una lunga lista di cadaveri eccellenti del luccicante mondo del rock’n'roll. Tutti pensano che siano stati uccisi dalla droga, dall’alcol e dal male di vivere. Ma forse le cose non stanno così, soprattutto se sulla Terra circola una Morgan nera guidata da Sam Hain, il chitarrista più malvagio e diabolico del mondo. Sì, ma di quale mondo? Chi è Sam Hain? E soprattutto perché il nome è legato in maniera inscindibile alla morte?
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Nell’angolo più buio è un romanzo che segna l’esordio dell’inglese Elizabeth Haynes, già best seller in Inghilterra e nei numerosi paesi in cui è già stato pubblicato (e Amazon.co.uk Best book 2011). Lo recensiamo oggi su Thriller Café.
Titolo: Nell’angolo più buio
Autore: Elizabeth Haynes
Traduttore: Brovelli C.
Editore: Giano
Anno: 2011
Trama in sintesi:
2003: Cathrine Bailey è una ragazza come tante, che vive nella città di Lancaster, dove divide le sue giornate tra lavoro ed allegre serate di baldoria con le amiche di sempre. E’ la serate di Halloween e Cathy è più bella che mai: indossa un vestito di satin rosso che la fa sentire sexy e desiderata. In fondo è l’effetto che vuole ottenere, e colpisce nel segno attirando l’attenzione dell”uomo che cambierà per sempre la sua vita: Lee. 2007 : Cathrine Bailey è una donna che vive a Londra, dove si divide tra la casa e il lavoro. Non ha amici, non è capace di stare nei luoghi affollati ed è affetta da una sindrome di controllo compulsivo e frequenti attacchi di panico: Catherine vive prigioniera dalle sua paure che la portano a verificare, con un preciso rituale, che porte e finestre della sua abitazione siano perfettamente chiuse e sigillate. Catherine non si sente più al sicuro: perchè? Cosa le è successo? L’incontro con il suo vicino Stuart, per Catherine costituirà una svolta: lui la condurrà verso un lungo processo di guarigione per ritornare ad una vita libera da ossessioni e da paure, soprattutto dalla sua paura più grande che ha il volto e il nome di Lee Brightman.
La storia di Cathy è presentata come un diario sdoppiato nel tempo che alterna due piani temporali narrativi: abbiamo il racconto della Catherine ventiquattrenne quando nel 2003-2004 la giovane conosce Lee, se ne innamora perdutamente, ne accetta il lavoro, che lo porta a sparire per gironi, le sue manie di intrufolarsi nel suo appartamento, la sua gelosia: poi qualcosa sfugge al suo controllo e Catherine si ritrova vittima di brutali violenze dall’uomo che credeva non le avrebbe mai fatto nulla di male. C’è il racconto della Catherine del 2007, del tutto antitetica alla giovane spensierata di qualche anno prima. Il presente di Cathy è il tempo dei sopravvissuti, di quelli che giorno per giorno affrontano le conseguenze di un trauma devastante che ha lasciato nell’anima e sul corpo delle cicatrici indelebili. Leggi il resto »
Su Thriller Cafè, oggi, la recensione di un libro scritto a quattro mani: Claudio Arbib e Rodolfo Rossi sono gli autori; Quattro e quattro otto, il titolo.
Trama in sintesi
Roma. Il “solito” commissario svolge la “solita” indagine sul “solito” omicidio senza un nome e senza un perché. Man mano che la vicenda si dipana però il commissario Corvino scopre inaspettate e insospettabili relazioni tra la carriera ecclesiastica di un alto prelato, la morte prematura di un giovanissimo orfano e gli impicci di delinquenza piccola e grande.
Le cose poi si complicano.
Il tutto in una partita dove perfino la pittura manierista e i Cavalieri di Malta giocano un ruolo cruciale. E il più ovvio dei commissari precipita nel gorgo della meno ovvia delle storie…
Questo è un romanzo poliziesco scritto a quattro mani da un musicista (Rodolfo Rossi) e un ingegnere (Claudio Arbib). Entrambi prima di iniziare la storia si sono posti una domanda essenziale: quale tratteggio psicologico dare al protagonista della storia, il commissario di Polizia Corvino?
La risposta è tutta nella postprefazione scritta alla fine del libro.
Se uno vi dicesse che ci sono molti commissari di Polizia che amano cucinare o che sono appassionati di pesce, perché non dovreste crederci? In fin dei conti il nostro è un Paese bagnato da tre mari e con tradizioni culinarie nobili e varie. Ora nella storia che vi abbiamo raccontato si parla di un commissario di polizia non di primo pelo, patito della cucina di mare che pratica tra le mura di casa con una certa abilità. Però i commissariati italiani sono migliaia (cinquantuno solo quelli che dipendono dalla questura di Roma, e di questure in Italia ce ne sono 103) e fra tutti questi servitori dello stato non era in fondo altrettanto plausibile, almeno per cambiare, che il nostro fosse uno di quelli che detestano le spine e sono incapaci di cuocersi un uovo?
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Online la quarta e ultima parte dell’articolo Il criminale sessuale sadico tratto dall’FBI Law Enforcement Bulletin, febbraio ’92.
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Caratteristiche delle vittime.
Ventinove dei 30 criminali studiati sceglievano solo vittime bianche. L’83% delle vittime erano delle estranee per l’aggressore. Un quarto di essi attaccava soltanto maschi. Il 16% sceglieva bambini; il 26% sia bambini che adulti.
Le prove dei crimini.
Questo tipo di aggressori di solito mettono, incosapevolmente, a disposizione degli inquirenti un gran numero di elementi utili ai fini dell’incriminazione. Più della metà dei soggetti studiati ha tenuto “ricordi” dei crimini: calendari, mappe, diari, disegni, lettere, manoscritti, fotografie, cassette audio e video. Nella maggior parte dei casi, queste cose venivano conservate sia nelle case, che negli uffici o nelle automobili, nascoste, o anche in depositi in affitto, o in contenitori seppelliti sotto terra.
Romanzo d’esordio di Rosamund Lupton, arriva anche nelle librerie italiane Sorella, thriller psicologico campione d’incassi in Inghilterra.
A proporlo è Giano, editore il cui catalogo ho sempre apprezzato parecchio e che anche stavolta credo ci abbia visto giusto. Quasi unanimemente accolta come eccellente opera prima, sia dai lettori che dalla critica, Sorelle di Beatrice e Tess, legate da un legame che niente può spezzare.
Beatrice, si sta accingendo in tutta tranquillità al pranzo domenicale, quando riceve una telefonata confusa e frenetica, che la informa che Tess, sua sorella minore, è scomparsa. Beatrice non perde un istante e si imbarca sul primo volo disponibile, destinazione Londra.
Ma non appena viene a conoscenza delle circostanze che avvolgono la scomparsa di sua sorella, Beatrice si rende conto con un certo stupore di quanto poco conoscesse, in realtà, la sua vita e improvvisamente si sente debole di fronte alle verità terribile che deve affrontare. La polizia rinuncia alle ricerche e i famigliari, compresi il fidanzato e la madre, accettano di aver perso Tess. Ma Beatrice non demorde, pronta a tutto per conoscere la verità.
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La segnalazione di oggi al Thriller Café è per un romanzo molto atteso: Per mano mia, nuova opera di Maurizio De Giovanni.
Dopo essersi tolto diverse soddisfazioni, tra cui la vittoria ai premi Camaiore, Nebbia Gialla e Hadrianus con Il giorno dei morti, lo scrittore napoletano ci regala una nuova indagine del commissario Ricciardi, più precisamente Il Natale del commissario Ricciardi, edita non da Fandango come le precedenti ma da Einaudi. Salto di editore che è ennesima testimonianza del ruolo di primo piano che De Giovanni s’è conquistato nel panorama della letteratura gialla, e non solo, italiana.
Per tutti quelli che stavano aspettando l’uscita del libro, ecco la trama di Per mano mia.
Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di “Natale in casa Cupiello”, dietro l’immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista infieriscono povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino la spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza. La donna è stata sgozzata con un solo colpo di lama, quasi sull’ingresso, mentre l’uomo è stato trafitto nel letto con oltre 60 coltellate. Colpi inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere più d’uno. La figlia piccola si è salvata perché era a scuola. La statuina di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, giace infranta a terra. Sulla scena del delitto, Ricciardi, che ha l’amaro dono di vedere e sentire i morti ammazzati, ascolta le oscure ultime frasi della coppia, che non gli dicono granché. Il commissario dovrà girare a lungo, e sempre più in corsa contro il tempo, per le strade di Napoli per arrivare alla verità. Leggi il resto »
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