In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
Nono volume della serie della Donne del club Omicidi, esce in questi giorni in Italia Senza appello, firmato da James Patterson e Maxine Paetro, coppia ormai collaudatissima (a quattro mani per loro, di recente, anche Private).
Oggi su Thriller Café ve ne riportiamo l’incipit:
Sarah Wells, in piedi sul tetto del garage, infilò la mano guantata nel foro che aveva appena praticato nel vetro. Con il cuore che le batteva all’impazzata, fece scattare la maniglia della finestra a saliscendi, la aprì e si lasciò scivolare all’interno della stanza buia. Poi si appiattì contro la parete e rimase in ascolto.
Dal piano di sotto salivano voci e rumore di piatti e stoviglie. Tempismo perfetto, pensò.
Il tempismo non bastava, tuttavia: occorreva anche che l’esecuzione del piano fosse perfetta.
Accese la lampada da minatore che aveva sulla testa e perlustrò la camera da letto, girandosi di qua e di là per non lasciarsi sfuggire nulla. Osservò la console sulla sinistra, sui cui erano posati gli oggetti più disparati. Doveva stare attenta sia a quella che ai tappeti sul parquet.
Attraversò agile la stanza, chiuse la porta che si affacciava sul corridoio e si diresse verso la cabina armadio, che era aperta ed emanava un lieve profumo di lavanda. Illuminò i vestiti appesi. Spostò un paio di abiti da sera decorati con perline e finalmente vide la cassaforte incassata nel muro.
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Come avevo annunciato qualche giorno fa, inizio oggi a segnalare qualche dossier di assassini seriali, e partiamo con quello relativo a Jerry Brudos, scritto dall’ottimo Elvezio Sciallis.
Nome Completo: Jerome Henry Brudos
Soprannome: Lust Killer, Shoe Fetish Slayer
Nato il: 1939
Morto il: 28 marzo 2006
Vittime Accertate: 4 (ma altre confessioni non provate)
Modus Operandi: Uccide e mutila giovani donne, gettando poi i cadaveri in un fiume.Infanzia e adolescenza
Jerry Brudos, nato a Webster (South Dakota, USA), è un caso di serial killer che ha ricevuto parecchia attenzione dalla stampa, meritando addirittura il (dubbio) onore di un intero libro dedicato alla sua figura, Lust Killer di Ann Rule.
A distanza di quasi un anno esatto dall’ultima apparizione su Thriller Café, all’epoca con Cicatrici, ecco tornare sulle nostre pagine Gianluca Morozzi, con la recensione al suo nuovo romanzo ancora una volta edito da Guanda: Chi non muore.
Titolo: Chi non muore
Autore: Gianluca Morozzi
Editore: Guanda
Anno: 2011
Trama in sintesi:
Angela detta Angie è una studentessa fuorisede a Bologna, molto carina, aspirante cantante, anche se troppo pigra per impegnarsi seriamente nella musica. Divide un appartamentino con quattro odiate coinquiline, è convinta che il suo migliore amico Lucio sia gay, e ha messo in crisi la propria band intrecciando relazioni sia col batterista che con il chitarrista. Si innamora degli uomini in cinque secondi, ha un talento insospettabile per la meccanica, ha curiosità lesbiche mai verificate, ed è stata la bambina-immagine di una famosa merendina. La sua vita cambia il giorno in cui, in sala prove, incontra Mizar: tastierista bellissimo, triste e solitario, di cui, come sua abitudine, si innamora in cinque secondi. Indagando su Mizar, viene a conoscenza di una storia misteriosa e irrisolta: Mizar è l’unico superstite di una band i cui membri, molti anni prima, sono stati uccisi uno dopo l’altro, nella stessa notte, in tre punti diversi della città. Leggi il resto »
La segnalazione di oggi è una di quelle che mi fa piacere fare, perché si tratta di uno scrittore italiano, bravo e meritevole di più attenzione di quanta probabilmente ne ha ricevuta finora. Parlo di Romano De Marco, che dopo l’esordio con Ferro e fuoco (Giallo Mondadori), ritroviamo in questi giorni con il suo nuovo romanzo, Milano a mano armata, pubblicato da Foschi.
Si tratta della storia di Matteo Serra, uno sbirro corrotto colto in flagrante dai carabinieri durante uno scambio di droga e che i suoi superiori non possono permettersi di sbattere fuori dalla polizia. Perché Serra sa troppe cose. Nei suoi dossier segreti, ha raccolto informazioni su molti nomi che contano, quelli di politici, banchieri, alti prelati. Ma Roma, per lui, ormai è terra bruciata e deve essere trasferito altrove. La sua destinazione sarà Milano, aggregato al nucleo operativo crimini violenti del commissario Andrea Gherardi. Intanto, una frangia deviata dei servizi segreti, cospira per impadronirsi dei suoi dossier e per eliminare tutti coloro che ne conoscono l’esistenza.
Mentre Milano è messa sotto assedio dalla Ndrangheta, che ha stretto un patto di ferro con i colombiani per impadronirsi dell’intero traffico di cocaina nel capoluogo lombardo, l’arrivo di Serra provocherà una escalation di eventi che coinvolgeranno tutti i membri della squadra, dando il via a una reazione a catena di corruzione e violenza dalla quale nessuno resterà immune.
Questa in breve la trama; se siete curiosi, sempre tratto dal sito di Romano De Marco (su cui potete leggere pure la prefazione di Eraldo Baldini), vi riporto anche l’incipit:
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Scrittore che in carriera ha fatto incetta di tutti i principali premi per la letteratura di genere noir in Francia (tra cui Grand Prix de Littérature Policière e Prix SNCF du polar français), e da più parti accostato a Izzo, Caryl Férey in Italia è ancora un autore relativamente poco conosciuto. Dopo l’edizione di Zulu da parte di Mondadori, prova a sdoganarlo adesso E/O con la pubblicazione di La gamba sinistra di Joe Strummer, uscito in patria nel 2007.
La trama è questa:
La vita dell’irlandese Mc Cash è a un punto morto: la moglie se n’è andata; non ha più un occhio, sfondato dal calcio di un fucile in un pub di Belfast; non ha più amici, perché l’IRA è stata smantellata; non ha più lavoro, perché la sua carriera di poliziotto in Francia è finita e per giunta il grande Joe Strummer, voce dei Clash, è morto. Quando il medico gli dice che non gli restano molti mesi da vivere, Mc Cash decide che la cosa migliore è farla finita subito tirandosi una pallottola nella tempia. Il gesto fatale viene però interrotto dall’arrivo di una raccomandata da parte di un’amante dimenticata che gli annuncia di aver avuto una figlia da lui e lo prega di prendersene cura. È l’inizio di una girandola di colpi di scena, un percorso tortuoso disseminato di cadaveri che porterà alla luce vizi nascosti e sordide trame di una provincia apparentemente sana e tranquilla. Mc Cash, che voleva morire, prende coscienza come con un pugno in faccia del valore di una vita. Quella di sua figlia.
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Mi è giunta qualche giorno fa un’email di Maurizio Testa che mi segnalava che oggi sarebbe stato il compleanno di www.simenon-simenon.com, sito unico nel panorama web italiano, con aggiornamenti praticamente quotidiani dedicati alla figura del maestro del giallo francese. Potevo mancare di augurare anch’io buon compleanno a un progetto così meritorio? Certo che no! Ed ecco quindi questo post di tributo, con l’intervento dalla viva voce del curatore del sito.
Prima di tutto, cos’è Simenon-Simenon.com?
“Si tratta di un esperimento… la scommessa di far interagire due elementi così diversi tra loro. Da una parte il contenuto: raccontare un famoso romanziere, la sua vita, il personaggio e tutto quello che lo riguarda, anche in termini di attualità. Dall’altra la formula: quella del blog aggiornato con dei post quotidiani come fossero articoli, nell’intento di stabilire con i visitatori un rapporto giornaliero, che somigli un po’ a quello dell’informazione quotidiana”.
Un intero blog solo su Simenon, non è troppo?
“Simenon è certo uno scrittore prolifico e un personaggio dalla vita intensa che si presta particolarmente a una scommessa come quella di www.simenon-simenon.com , ma restringere un’iniziativa del genere solo su un autore è una sfida che dura appunto da un anno, supportato anche dalla mia pluriennale conoscenza del romanziere, dai libri che ho scritto, dalle manifestazioni organizzate, etc…etc…
Torna protagonista al Thriller Café Marco Vichi, ammazzasette del 2010 con Morte a Firenze, seguito poi da Il commissario Bordelli, che calca le scene anche in questo nuovo La forza del destino.
È la primavera del 1967. L’alluvione di novembre, con il suo strascico di tragedie e di detriti, sembra essersi placata e Firenze comincia di nuovo a respirare. Ma non il commissario Bordelli. Per lui non c’è pace dopo un fatto che gli è successo. Indagando sull’omicidio di un ragazzino, si è scontrato con i poteri occulti della massoneria ed è stato costretto alla resa con un “messaggio” molto chiaro: lo stupro di Eleonora, la giovane commessa con cui aveva appena intrecciato una relazione appassionata, e una lista con i nomi di tutte le persone a lui più care. Sconfitto e amareggiato, Bordelli si è dimesso dalla polizia e ha lasciato San Frediano. Che altro avrebbe potuto fare? si chiede nel silenzio della casa sulle colline. Continuare a fare il poliziotto sapendo che non sarebbe mai riuscito a mettere in galera gli assassini? Adesso trascorre le giornate cucinando, facendo lunghe passeggiate nei boschi, imparando a far crescere le verdure nell’orto. Il pensiero di quella resa, di quella violenza senza giustizia, però, non lo abbandona. Ma il destino, in cui fino ad ora non ha creduto, gli offre inaspettatamente l’occasione di fare i conti con il passato, e Bordelli non si tira indietro.
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Avevo programmato di andare a seguire Ugo Mazzotta nella sua presentazione di sabato 19 novembre, qui a Roma, ma non ce l’ho fatta, e quindi rimedio oggi all’assenza riportandovi la notizia dell’uscita del suo nuovo romanzo, edito da Todaro e intitolato Merce di scambio. Protagonista, stavolta, non il commissario Prisco, ma Alice Caturano, comprimaria nei precedenti romanzi e prima donna in questo.
“Aiutami zia”. Da questo sms prende il via la prima indagine napoletana di Alice Caturano. Lo riceve la sua collega, il sovrintendente Giorgia Colucci, da Federico, il dodicenne figlio di un’amica.
E’ uno scherzo? Oppure no? Dopo una verifica, le due donne iniziano un’indagine, apparentemente ostacolata anche dai genitori del ragazzino.
Ne verrà fuori una storia di ordinaria, inumana delinquenza, dove anche la criminalità organizzata avrà il suo ruolo.
Concorso che ha lanciato diversi scrittori, tra cui gli amici Enrico Luceri e Andrea Franco, anche quest’anno Delitto d’autore ha visti assegnati i suoi riconoscimenti.
A vincere nella categoria romanzi è stato Giorgio Simoni, con il suo Finirai all’inferno.
Nella sezione racconto, invece, ancora un premio per rampante Monica Bartolini, che con Secondo grado ha conquistato il Premio speciale per il miglior racconto giallo inedito.
La premiazione si è svolta lo scorso ottobre, ma non sono riuscito a trovare un comunicato stampa ufficiale e ho dovuto fare affidamento a email e post su blog personali. Se l’organizzazione il prossimo anno mi fa pervenire qualcosa, mi farà un gran piacere.
Intanto, da parte mia congratulazioni ai vincitori (e a chi non avessi nominato per mancanza di informazioni), e appuntamento al bando dell’edizione 2012.
Segnalazione di oggi che qualcuno, leggendo il nome dell’autore, potrebbe credere relativa a un saggio. E invece no, perché Ruben De Luca, docente di criminologia e autore di libri di successo come I serial killer (argomento di cui è uno dei massimi esperti in Europa), fa il suo esordio come narratore con questo romanzo dal titolo Dietro il sipario, edito da Armando Curcio Editore.
Certamente un thriller i cui ingredienti si possono immaginare, conoscendo la mano che l’ha scritto: tensione, veridicità del narrato, devianze e scene forti. Un libro che, pur senza aver letto, credo una lettura di certo distante dai gusti di chi ama il giallo classico o le atmosfere noir, e più vicino a quelli di chi apprezza piuttosto il thriller psicologico nella scia di Thomas Harris con abbondanti dosi del Bret Easton Ellis di American Psycho.
Sono supposizioni, le mie, ma se siete a Roma potete verificare di persona se rispondenti o meno al vero: l’occasione è giovedì 24 novembre, alla presentazione che Ruben De Luca terrà alle 18 all’università eCampus di via del Tritone.
Se ci andrete, conoscendo la verve del prof., sono certo non vi annoierete.
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