In due si uccide meglio: il mio libro dedicato alle coppie di serial killer
A breve distanza dalla proclamazione della vittoria al Premio Camaiore, Maurizio De Giovanni concede il bis portando a casa anche il Premio Nebbia Gialla 2011… insomma, due belle affermazioni che di certo valgono qualcosa in più del secondo posto al Bloody Mary Award 2010 per un romanzo, Il giorno dei morti, che oltre che alla critica è piaciuto molto anche ai lettori. Complimenti a De Giovanni, quindi, da parte mia, e qui a seguire il comunicato ufficiale…
La giuria popolare non ha avuto esitazioni e con 31 voti ha eletto, al cinema Politeama di Suzzara (MN), Maurizio De Giovanni vincitore della seconda edizione del premio Nebbiagialla per la letteratura noir e poliziesca con il romanzo Il giorno dei morti (Fandango). Al secondo posto si è piazzata la coppia Lanteri\Luini con Brüja (Todaro) con 9 voti. Terzo posto per Claudio Paglieri con La cacciatrice di teste (Piemme) con 5 voti.
De Giovanni ha ricevuto in premio un quadro dell’artista mantovana Caterina Borghi.
La prima edizione del Premio NebbiaGialla era stata vinta da Eugenio Tornaghi con Il debito dell’ingegnere (Todaro).
Su Thriller Café ospitiamo oggi Matti Ronka, noto volto della tv finlandese, del quale è stato da poco edito da Iperborea L’uomo con la faccia da assassino. Una presenza insolita, se vogliamo: di gialli dal nord, dall’epoca di Stieg Larsson, ne sono arrivati a fiumi, dai nomi impronunciabili e dalle trame accattivanti, ma della Finlandia se ne sente parlare meno… Matti Yriänä Joensuu, Mika Waltari li conoscete? Eppure sono anch’essi scrittori finlandesi (il secondo è vissuto fino al 1979). Ho letto da qualche parte che vendono molto in Germania e quindi è più facile trovarli tradotti in tedesco.
In compenso, Leena Lehtolainen con “Il mio primo omicidio“, è forse l’unica di cui sia stata nominata spesso di recente. E poi c’è Matti Ronka.
Lo scrittore nasce nel 1959 nella Carelia finlandese, al confine con la Russia. Più tardi, si trasferisce a Helsinki, dove studia scienze politiche e comincia a lavorare come giornalista. Autore di una serie di gialli che hanno come protagonista Victor Karppa, “l’uomo con la faccia da assassino”, Ronka ha ottenuto per questo romanzo il Gran premio finlandese per la letteratura poliziesca (2006), il Key Glass come miglior giallo nordico dell’anno (2007) e il KrimiPreis in Germania (2008).
E proprio della Carelia tratta questo romanzo. E di Viktor Kärppä, ex cittadino sovietico naturalizzato finlandese. Fin da giovane gli dicevano che aveva la faccia da assassino, ma niente di più sbagliato. Anzi, gli si rivoltava lo stomaco solo a vedere una ferita. Lavora come investigatore privato, vive a Helsinki e conosce molto bene usi e costumi della criminalità russa, spietata e senza scrupoli.
Diciamo che, ogni tanto per arrotondare, trasporta merce contraffatta attraverso il paese, per conto di “strani” personaggi. La polizia finlandese lo utilizza come talpa per le sue ottime conoscenze nel mondo della criminalità russa.
Quando viene assoldato da Aarne Larsson perché ritrovi la moglie estone di trent’anni più giovane della quale si sono perse le tracce, scopre di essersi infilato in una brutta storia.
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I fan di Don Winslow di certo si stavano chiedendo quando sarebbe arrivato in Italia Le belve (Savages), il suo romanzo più recente, e finalmente possiamo segnalarlo oggi su Thriller Café, fresco di stampa per i soliti tipi di Einaudi.
Di questo thriller di frontiera, da cui Oliver Stone trarrà un film previsto un uscita nel 2012 (nel cast Uma Thurman, John Travolta, Salma Hayek, Benicio Del Toro), la stampa americano ha abbondantemente tessuto le lodi, con il New York Times che è arrivato a definirlo di Winslow come il “piú elegante, viscerale e coinvolgente” romanzo di Winslow (e considerando che la pietra di paragone potrebbe essere un capolavoro come Il potere del cane, direi che non è poco).
La storia vede protagonisti Ben e Chon, un genio delle economie di scala e un prodigio di forza fisica e addestramento militare. Diversi, complementari, accomunati dalla stessa filosofia – vivi e lascia vivere – condividono tutto, inclusa Ophelia, la ragazza dei loro sogni. In California hanno creato un piccolo regno coltivando e smerciando un prodotto speciale: la miglior marijuana degli Stati Uniti. Ora, però, la loro remunerativa attività è finita nel mirino dei cartelli messicani. Che hanno un modo tutto loro di comunicare le proprie intenzioni: spedire un video nel quale mostrano la sorte riservata a chiunque non si conformi alla loro volontà. A Ben e Chon non restano che due alternative: incassare i dividendi e ritirarsi in buon ordine o accettare la sfida in campo aperto e prepararsi a una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale a essere in gioco non sarà solamente la loro impresa commerciale, ma la loro stessa vita.
In attesa di proporvene una recensione, vi segnalo intanto questa lunga e interessante intervista su Mulholland Books: se posso sbilanciarmi, vi suggerisco di non farvelo scappare…
Recensiamo oggi su Thriller Café True Crime Un estraneo al mio fianco, il libro in cui Ann Rule racconta di come per anni avesse frequentato senza saperlo il serial killer Ted Bundy.
Titolo: Un estraneo al mio fianco
Autore: Ann Rule
Editore: Tea
Anno di pubblicazione: 2005
Traduttore: M. Togliani
Pagine: 555
Trama in sintesi:
Nel 1974, alla giornalista di cronaca nera Ann Rule, ex poliziotta con studi in criminologia, viene affidato il compito di scrivere un libro su una serie di terribili delitti compiuti nel corso dell’anno negli Stati di Washington,
Utah e Colorado. Un uomo non ancora identificato violenta e uccide giovani donne, carine, spigliate, i capelli scuri portati con la scriminatura centrale. Leggi il resto »
È uscita per la Del Vecchio Editore la raccolta di racconti intitolata “Nel cuore della notte”: la recensiamo oggi su Thriller Café.
Titolo: Nel cuore della notte
Autore: AA.VV
Editore: Del Vecchio
Anno: 2011
L’opera nasce dalla volontà di Katharina Schmidt (traduttrice in tedesco d’alcuni autori italiani, fra i quali Nicolò Ammaniti) che ha riunito 9 scrittori con un unico tema: “La notte”, o meglio in un viaggio nel cuore della notte, che inizia alle 21.00 per terminare alle 06.00.
Un viaggio dal tramonto all’alba, dove ognuno dei narratori ha un’ora a disposizione per una storia rigorosamente collegata alla notte.
Nello specifico la raccolta comincia con Nicola Verde dalle 21.00 alle 22.00, per continuare in rigorosa sequenza con Gianmaria Testa, Bruno Morchio, Grazia Verasani, Andrea Ballerini, Lidia Ravera, Gianluca Morozzi, Sandra Petrignani e per finire dalle 05.00 alle 06.00 con Caterina Bonvicini.
Tutti scrittori diversi fra loro, con un solo unico progetto, narrare il tempo della notte scandito dalle ore. Ne viene fuori una piacevole raccolta dove ognuno di loro fornisce anche una sua libera interpretazione dello scorrere del tempo, perchè “…il tempo non appartiene a nessuno. Che il tempo è il tempo…e per governarlo ci vuole il padreterno.” (Nicola Verde) e ancora: “Alla fine, quel rubare il tempo, non poteva che risolversi in un niente, perché il tempo non si lascia ingannare dal tempo! Per quanto lo si stiracchi di minuto in minuto per non dare nell’occhio”. (Nicola Verde), oppure: “Soltanto le ore non muoiono mai. I giorni, i mesi, gli anni, i secoli, persino i millenni passano, si consumano, se ne vanno per sempre, inghiottiti dal tempo. Le ore no, le ore sono sempre le stesse. Navigano libere nel nulla…. Si dispongono diligenti in fila, prima una 1, poi una 2, una 3 e così via fino a una 24 e incominciano il loro lavoro. I giorni, i mesi, gli anni danno le direttive e se ne vanno, una volta scaduti. Le ore, invece, restano sempre.” (Gianmaria Testa) o per citare Bruno Morchio: “Il giorno sta scivolando via e porta con sé dieci anni trascorsi insieme. < Che dovrei fare? >, vorrebbe domandare. < Chiederti di aspettare, di prendere tempo? >. Lui che fin da bambino ha imparato che con il tempo non si gioca. Non possiamo né darlo né prenderlo, semplicemente non ci appartiene.”
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Recensiamo oggi su Thriller Cafè Odore di chiuso, romanzo di Marco Malvaldi edito da Sellerio e giunto secondo al Premio Camaiore 2011, vinto da Maurizio De Giovanni.
Titolo: Odore di chiuso
Autore: Marco Malvaldi
Editore: Sellerio
Anno di pubblicazione: 2011
Trama in sintesi:
In un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosuè Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi. Lo precede la fama del suo celebre “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle. In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro, e l’altera e procace cameriera Agatina. Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l’Artusi. In questo umano e un po’ sospetto entourage, piomba gelido il delitto. Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo. I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina. Sarà Pellegrino Artusi a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.
Mi è giunta ieri pomeriggio notizia dei finalisti del Premio Tedeschi 2011 da Franco Forte, nuovo direttore editoriale delle collane da edicola Mondadori, e volentieri la riporto, anche perché noto con piacere la presenza dell’amica Monica Bartolini nella cinquina in lizza per la vittoria finale.
In particolare, i finalisti, in ordine alfabetico sono i seguenti:
Monica Bartolini
Le geometrie dell’animo omicida
Piera Carlomagno
Le notti della macumba
Antonino Fazio
La corsa dello scoiattolo
Cinzia Giorgio
L’enigma Botticelli
Marzia Musneci
Indagine sotto copertura
Da parte mia, ovviamente in bocca al lupo a tutti, anche se avrete capito per chi faccio il tifo…
Non ho letto questo romanzo di Bjorn Larsson, ma devo dire che il titolo mi ha incuriosito: I poeti morti non scrivono gialli, con l’ancor più insolito sottotitolo de “Una specie di giallo”. L’autore, che è solito battere maggiormente le piste dell’avventura ed è alla prima esperienza con questo genere, in un’interessante intervista sul Giornale chiarisce meglio i contorni in cui questa storia è nata. Devo dire che non è il tipo di romanzo di genere che leggo più spesso, ma mi pare stuzzicant e e ho dato un’occhiata alla lista dei numerosi appuntamenti di Larsson in giro per la penisola: purtroppo non c’è possibilità che possa ascoltarlo dal vivo, però se siete più vicini di me potreste farci una capatina e provare a capirne di più; io intanto, a beneficio degli interessati, riporto la trama del libro:
Un’opaca sera di febbraio, l’editore Karl Petersén raggiunge impaziente il porto di Helsingborg. Nella ventiquattrore una bottiglia di champagne e un contratto per il poeta Jan Y. Nilsson, a cui ha chiesto di scrivere un giallo, sicuro bestseller già venduto ai più prestigiosi editori d’Europa. Ma il poeta accetterà di firmare? Si piegherà alle basse leggi di quel mercato che, con la sua ricerca di una poesia alta ed essenziale, ha sempre snobbato? La risposta è definitiva: Petersén trova Jan Y. impiccato a bordo del peschereccio in cui viveva. Si è suicidato? Il commissario Barck non ha dubbi: i poeti si uccidono, non vengono uccisi. Eppure i motivi per farlo fuori non mancano, a cominciare dal lauto compenso che Jan Y. avrebbe presto incassato e dal materiale scottante sugli squali della finanza che il suo romanzo era pronto a denunciare…
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Dello Zodiac Killer credo abbiate sentito parlare già, quantomeno per via dei vari film usciti nel corso degli anni. Di questo serial killer, che con l’oroscopo del giorno non aveva niente a che fare, e la cui identità ancora oggi non è stata scoperta, vi propongo un dossier che scrissi qualche tempo fa per Latelanera.com
Nome completo: [ignoto]
Soprannome: Zodiac Killer
Vittime accertate: 5
Vittime sospettate: 3+
Modus operandi: Sorprende coppie in auto contro cui spara con una calibro .22; in un caso lega le vittime e le accoltella. Nell’ultimo omicidio utilizza una 9mm.Le vittime certe
20 dicembre 1968: sotto gli alberi di Natale cominciano ad accumularsi i regali. Tra quelli destinati alla città di Vallejo, California, ce n’è però uno che gronda sangue. L’ha lasciato un uomo di cui non si conoscerà mai l’identità, un uomo che per tutti resterà soltanto un’ombra nera chiamata Zodiac.
A colpevole distanza di oltre sei mesi dall’uscita, vi recensisco oggi Exit, romanzo di Olen Steinhauer che consiglio a chi se l’è perso a inizio anno: a mio parere un’ottima lettura…
Titolo: Exit
Autore: Olen Steinhauer
Editore: Giano
Anno: 2011
Traduttore: Cervini E.
Trama in sintesi:
«La ragazzina ha quindici anni. Si chiama Adriana Stanescu… Uccidila e sbarazzati del corpo». A ricevere l’agghiacciante incarico, in un hotel di Berlino, è un uomo segnato dal passato, angosciato dal presente e alla ricerca di una via d’uscita per il futuro. La vita di Milo Weaver, infatti, è un’intricata ragnatela in cui quasi tutto è segreto: il suo lavoro, il suo vero nome, la sua famiglia, le sue origini. Americano con un’infanzia trascorsa per buona parte in Russia, Weaver è un «turista», che nel gergo della segretissima sezione della CIA per la quale lavora indica un agente privo «di un’identità fissa, di una casa, di principi morali», inviato da un luogo all’altro della terra per gli scopi piú inconfessabili e le Black Ops, le operazioni coperte in cui è in gioco davvero il potere. Il rapporto di Weaver con l’Agenzia è stato messo a repentaglio un anno prima da una missione in Sudan che lo ha visto coinvolto nell’omicidio di un carismatico mullah e nella morte del suo diretto superiore e mentore, il responsabile della «sezione turismo». Ma a distanza di un anno da quei terribili eventi, la sezione lo richiama in servizio con il laconico messaggio che sembra fatto apposta per provocare angosciosi dilemmi nell’unico agente ad avere una figlia. Perché uccidere una ragazzina la cui unica colpa sembra quella di essere figlia di immigrati moldavi alla ricerca di stabilità economica e integrazione sociale nella ricca Germania?
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