Niente da capire - Luigi BernardiUscito a inizio anno per Perdisa Pop il nuovo libro di Luigi Bernardi, Niente da capire: con piacere lo recensiamo oggi qui su Thriller Café.

Titolo: Niente da capire
Autore: Luigi Bernardi
Anno: 2011
Editore: Perdisa Pop

Trama in sintesi:
Niente da capire racconta la storia di Antonia Monanni, magistrata inquirente sommersa dai casi che lasciano poco spazio a una vita privata vissuta fra un delitto e un altro. Omicidi efferati che sono soltanto l’esito sanguinario di piccole beghe fra persone che hanno disimparato a vivere.
La sua collezione di storie è una sorta di almanacco della cronaca nera degli ultimi anni: fatti reali appena trasfigurati, altri inventati, ma plausibili. Storie che non rassicurano perché imprevedibili, frutto di quella sconfinata fucina di crudeltà che è la mente umana.
Un modo discorde di raccontare il crimine, l’anatomia di gesti senza ritorno che sono la pietra tombale di giallo, noir e mistero.

Non sempre il titolo dei libri rispecchia il significato del testo stesso, a volte è costituito da un particolare curioso che serve ad attirare l’attenzione del possibile lettore, molto spesso ci si imbatte solo in un soggetto e un aggettivo, scelta anonima, ma a volte più gradevole di titolazioni bizzarre.
Nel caso di “Niente da capire” di Luigi Bernardi, invece, abbiamo nel titolo una sintesi perfetta del libro e insieme una presentazione significativa di ciò che accade nella societĂ  in cui viviamo. Non c’è niente da capire su ciò che avviene intorno a noi, inutili le elucubrazioni sul perchĂ© degli orrori quotidiani, non c’è alcun mistero, ma solo storie di ordinaria follia, alcune incomprensibili, altre attribuibili a una causa, peraltro sempre sproporzionata.
La rappresentazione implacabile dell’assurda violenza che pervade il nostro mondo viene narrata con una scrittura asciutta ed essenziale, che proprio per questa qualità rinforza la visione di quel mondo narrato.
E l’utilizzo che Bernardi, in ognuna delle tredici storie che compongono questa raccolta, fa della presenza del magistrato inquirente Antonia Monanni è sì un impianto narrativo per dare un’unitĂ  quasi da romanzo all’insieme dei racconti, ma è anche la presentazione di una solitudine diffusa nel nostro vivere sociale, dell’incapacitĂ  di avere rapporti significativi con gli altri, di avere come solo punto di riferimento il lavoro e, a un certo punto delle storie di “Niente da capire”, anche un gatto.
Con questo libro Bernardi supera ogni polemica sul “post-noir” e lascia al palo, se così si può scrivere in una recensione, la moltitudine di Thriller, Mistery, Gialli e quant’altro che si riferisca ad un genere di cui si è abusato e che per reggere deve essere sempre piĂą complicato e infarcito di trovate e di situazioni, molto spesso non credibili.
Non c’è da indagare quindi, da comprendere, la vita e la follia sono spesso intersecate, niente da capire.

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