Nick Stone & Jack Reacher – parte 1
Su Thriller Cafè compare oggi un articolo un po’ fuori dagli schemi soliti: una email che mi ha scritto Viviana Giorgi e che tratteggia in modo esemplare due personaggi che i lettori di thriller hanno imparato ad amare nel corso degli anni: Nick Stone, uscito dalla penna di Andy McNab, e il Jack Reacher di Lee Child.
L’articolo è diviso in due parti: oggi la prima, venerdì prossimo la seconda.
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Caro Barman,
avevo promesso di venirti a trovare, ed eccomi qua.
Dunque, volevo parlarti di un paio di good guys di mia conoscenza, due da morirci dietro. Anche perché, di morti, tutti e due se ne lasciano parecchi alle spalle.
Sono i miei due eroi preferiti, nonostante la concorrenza, come ben sai, non manchi.
Entrambi sono due stand alone, due solitari, ma molto diversi fra loro. Uno decisamente più tragico, Nick, l’altro più cinico, Jack.
Nick è Nick Stone (che non ha nulla a che vedere con l’omonimo scrittore), un ex SAS oggi al soldo di se stesso o di una organizzazione (pluri) governativa sotterranea, the FIRM, che gli commissiona sempre dei piacevoli lavoretti.
Come ammazzare un ragazzino cinese (“The last light”), cosa che lui cerca di convincersi di fare. Senza riuscirci (e ci mancherebbe!).
Nick esce dalla penna di Andy McNab, nom de plume necessario (perché qualche bad guy in carne ed ossa ce l’avrebbe ancora con lui) di un ex ufficiale SAS, giunto alla fama con il libro/documento “Bravo two zero”, in cui descrive un episodio di guerra di cui fu lui stesso protagonista in Iraq nel ’94. Episodio che qualcuno contesta, ma onestamente, chissene. Nessuno (almeno tra noi comuni mortali e suoi lettori fedeli) conosce la vera faccia di McNab. Un vero peccato, perché da quel che si intravede nella penombra del suo sito, non deve essere per niente male…
Ma non siamo qui per parlare di McNab, la cui vita è già parecchio romanzesca, ma di Nick. Ho appena finito di leggere la sua ultima avventura, “Brute Force”, uscita in UK e US nel dicembre scorso, e ho tenuto il fiato fino alla fine. La prosa di McNab è in prima persona, serrata, essenziale, e nel contempo minuziosa e attenta ai particolari. McNab usa un pennello sottile, non un rullo da imbianchino. Se Nick maneggia un coltello, Andy ti descrive esattamente dove e come penetra la lama, quale è la consistenza degli organi vitali che incontra nel suo cammino, che rumore produce e quali sono i danni irreversibili che provoca. Se Nick usa un fucile, e lui è uno sniper provetto, quasi come Shagger (un altro che mi piace), Andy ti descrive passo passo quello che Nick farà per colpire il bersaglio, vento, curvatura della Terra, temperatura esterna e della canna del fucile comprese (a volte l’entusiasmo di tali descrizioni lo porta anche a lasciarsi andare a qualche pedanteria: ma qualcuno, con cui sono in perenne polemica, liquiderebbe questa mia osservazione come tipicamente femminile). Se c’è da mettere del plastico e fare boom, alla fine della pagina non avrai più dubbi su quali cavetti rossi, gialli o blu Nick collegherà fra loro. E se Nick ha solo le mani a sua disposizione, saprai presto dove le metterà e come le userà per fare un lavoro veloce e pulito. E ti sembrerà di sentire il rumore che quel lavoretto produrrà.
Descritti così, in modo alquanto riduttivo, i romanzi di McNab sembrano più dei manuali per novelli terroristi o per killer alle prime armi che storie avventurose.
C’è molto di più, naturalmente. Molto, molto di più, caro barman.
C’è passione, c’è amore (a Nick le donne piacciono, ma è uno che tende ad innamorarsi più che a farsele soltanto), c’è un ritmo nelle parole (almeno nella versione originale) che ti rende difficile mettere il libro sul comodino e spegnere la luce. C’è un forte senso della giustizia. C’è la condanna dei cattivi, anche quando si suppone siano buoni, e un sottile, trasparente velo di speranza. Si chiude sempre rivolta al futuro un ‘avventura di Nick Stone. Forse solo per il marketing, perché la serie deve continuare. Forse perché è solo la speranza nel domani che fa andare avanti la vita di Nick. Una vita che è un’area disastrata, lastricata di morti, di rimpianti e sensi di colpa. Segnata dalla tragedia e dalla latente minaccia che il futuro sarà sempre la solita merda (posso dire merda, barman?). Perchè è solo nella merda che sa vivere.
Ed è proprio il lato tragico di Nick, a renderlo così dannatamente unico. E romantico…
Dopo aver parlato di Nick Stone, vi lascio in sospeso qua, nel prossimo pezzo faremo la conoscenza di Jack Reacher: vi consiglio di non perdere l’appuntamento!
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