Su Thriller Cafè compare oggi un articolo un po’ fuori dagli schemi soliti: una email che mi ha scritto Viviana Giorgi e che tratteggia in modo esemplare due personaggi che i lettori di thriller hanno imparato ad amare nel corso degli anni: Nick Stone, uscito dalla penna di Andy McNab, e il Jack Reacher di Lee Child.
L’articolo è diviso in due parti: oggi la prima, venerdì prossimo la seconda.
Mi raccomando: se non volete perdervela, registrateti ai feed.

Caro Barman,
avevo promesso di venirti a trovare, ed eccomi qua.
Dunque, volevo parlarti di un paio di good guys di mia conoscenza, due da morirci dietro. Anche perché, di morti, tutti e due se ne lasciano parecchi alle spalle.
Sono i miei due eroi preferiti, nonostante la concorrenza, come ben sai, non manchi.
Entrambi sono due stand alone, due solitari, ma molto diversi fra loro. Uno decisamente più tragico, Nick, l’altro più cinico, Jack.
Nick è Nick Stone (che non ha nulla a che vedere con l’omonimo scrittore), un ex SAS oggi al soldo di se stesso o di una organizzazione (pluri) governativa sotterranea, the FIRM, che gli commissiona sempre dei piacevoli lavoretti.
Come ammazzare un ragazzino cinese (“The last light”), cosa che lui cerca di convincersi di fare. Senza riuscirci (e ci mancherebbe!).
Nick esce dalla penna di Andy McNab, nom de plume necessario (perché qualche bad guy in carne ed ossa ce l’avrebbe ancora con lui) di un ex ufficiale SAS, giunto alla fama con il libro/documento “