Dopo Nome d’arte Doris Brilli, Certe Fortune e Un uomo in mutande, torna finalmente il maresciallo Maccadò, bonario e simpatico, con le sue mani e superstizioni.

Ebbene, non vi resta che leggere “Nessuno scrive al Federale”, di Andrea Vitali per farlo.

Le rive del lago di Como sono popolate di paesini accomodati ai piedi delle montagne, dove di solito non succede un granché. Tranne a Bellano.

Nell’ultimo anno, il Federale del fascio ha dovuto sostituire due segretari della sezione locale del partito: la prima testa a saltare è stata quella di Bortolo Piazzacampo, per una strana vicenda legata alle bizzarie di un toro chiamato proprio Benito. Il secondo, invece, pare sia stata Aurelio Trovatore, che ha deciso di accasarsi in quel di Castellanza preferendo l’amore al destino della patria fascista.

Così come nuovo segretario è stato nominato Caio Scafandro, un pezzo d’uomo che usa le mani come badili per far valere la propria ragione. Eppure nel passato dello Scafandro qualche fantasma c’è. E lo sanno tutti.

Proprio per questo, senza preoccuparsi di sconfinare in territorio minato, Caio Scafandro ha preso delle contromisure. Così la sua vicenda si incrocia a quella di Ernesto Maccadò, il maresciallo, fresco fresco padre di Rocco, il suo primogenito.

Maccadò, la mattina del 20 Novembre 1929, scampa a un potenziale assassinio, mancando un oggetto metallico scaraventato giù in contrada.

Tempo di indagare, caro il mio maresciallo!

Nessuno scrive al Federale riporta in scena il maresciallo Ernesto Maccadò, con tutti i suoi crismi. Nel paese in cui è stato inviato insieme alla sua Maristella, quasi fossero due marziani, ora si sente a casa, soprattutto grazie all’arrivo fortuito di Rocco, il primo figlio.

Eppure Bellano, visto tanto da vicino, è tutt’altro che un luogo tranquillo come si racconta, e non è facile scacciare via il pensiero che vi regni una certa follia.

Un romanzo goliardico, ricco di humour, con una galleria infinita di personaggi dai nomi improbabili, ma divertenti. Non potrete fare a meno di sorridere, nell’incontrarli durante la lettura!

Nessuno scrive al federale si rivela essere un vero e proprio capolavoro dell’abilità narrativa di un autore del calibro di Andrea Vitali, pluripremiato scrittore, legato proprio al paese in cui avvengono le vicende di questo libro, Bellano.

Potrebbe sembrare un tranquillo paesino di montagna, con i suoi calanchi, i boschi, la pace dei piccoli centri abitati, ma non è così. Sembra essere una sorta di microcosmo che diventa il simbolo di una società di un tempo, ormai passato, ma attualissimo.

D’altronde, a Bellano succede davvero di tutto.

Il Federale a cui è dedicato il titolo non compare per tutto il romanzo, se non sul finale, dove avrà a che fare con il “povero” Caio Scafandro.

Il tutto parte da una lettera, intercettata dal procaccia (ovvero il postino dell’epoca), portata direttamente nelle mani del Segretario del PNF. Si percepisce subito che le vicende prenderanno una strada tragicomica, sin dalle prime pagine.

In questo romanzo, Andrea Vitali ha il potere di riuscire a tessere una storia umoristica, ma ricca di spunti di riflessione sul periodo fascista, dove insultare il regime, anche con una banale satira come quella contenuta nella famosa lettera, equivaleva a una condanna a morte.

In questo teatro si muove il maresciallo Ernesto Maccadò, che riceve quasi in testa una sveglia lanciata da una finestra. Si ritrova quindi a indagare sul malcapitato di turno, l’unico caso da risolvere, per fortuna, vista la paternità in arrivo.

Consigliatissimo per passare ore spensierate a ridere di gusto!

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Nessuno scrive al Federale. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò
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