Uscito nel giugno 2019 per Edizioni Piemme, Nero a Milano è l’ultimo romanzo del bancario e prolifico giallista abruzzese Romano De Marco, discepolo di Raul Montanari e autore già insignito di numerosi piazzamenti e riconoscimenti letterari di genere (premi “Lomellina in giallo”, “Nebbia Gialla”, “Scerbanenco”). Si tratta complessivamente del suo nono romanzo, terzo della serie milanese della coppia composta dall’investigatore Marco Tanzi e dal commissario Luca Betti (in precedenza Io la troverò e Città di polvere). Quella di De Marco – precisiamolo subito – è una serialità antologica, meglio ancora verticale, in cui la trama compie una parabola narrativa autoconclusiva, che dunque non costringe il  lettore a conoscere gli altri episodi o volumi della serie .

Dopo un concitato prologo “in media res”, la trama stacca e ci presenta i due protagonisti ognuno all’interno della propria linea narrativa, apparentemente autonoma.

Marco Tanzi, investigatore di grido, smaliziato ma anche nichilista sull’orlo del suicidio, viene ingaggiato da una coppia dell’alta borghesia milanese, in particolare dalla ricca signora Diletta Leonardi, per ritrovare il figlio Davide Prandi. Il ragazzo è problematico, ha seri disturbi del comportamento ed è scappato di casa  da tre settimane, facendo perdere completamente le sue tracce. Data l’ammirazione di Davide per i clochard, sua madre teme che il ragazzo possa essersi messo a fare il “barbone”, proprio nel momento in cui a Milano si aggira un serial killer che sembra avercela con i senzatetto, finendoli a colpi di rasoio.

Il commissario Betti – insubordinato e impulsivo, ma al contempo malinconico e fragile – si trova invece in una fase delicata della propria vita, nella quale ad ogni passo sembra sprofondare sempre più nelle sabbie mobili del passato. Accade di nuovo quando al cocciuto poliziotto viene tolto il caso sul centro massaggi, il suo caso, e gli vengono imposte delle sedute da uno psicoterapeuta. Peggio ancora, viene spostato su un complicato caso di omicidio: quello di una coppia di cadaveri (la cui figlia è morta suicida poco tempo prima) trovati carbonizzati in una villetta abbandonata nella periferia ambrosiana. Nessun indizio, nessun movente.

Sia Tanzi che Betti sono personaggi complessi, scuri ma giusti, determinati a portare avanti la loro causa e la loro indagine. Non a caso sono amici, ed ex colleghi.  Entrambi i casi si svolgono in una Milano ostile e plumbea. La città non è tuttavia l’unico trait d’union fra le due indagini. Scopriremo presto che le strade di Tanzi e Betti sono destinate ad incrociarsi ancora, ponendo i due protagonisti di fronte a decisioni e scelte difficili.

Questi due principali binari narrativi sono intersecati da più sotto-trame mai banali, che rendono la storia più articolata e vivida. Se infatti questo romanzo ben si colloca all’interno del genere giallo-noir-thriller, è pur vero che presenta una sua originalità dovuta in particolar modo alla forte presenza di una vasta gamma di tematiche sociali e drammatiche, che l’autore affronta apertamente. Non ci riferiamo soltanto a temi più o meno classici come quello dell’amicizia, della solitudine, del senso di colpa, della vendetta e del perdono, ma anche ad altri più particolari e delicati, come quello dell’emarginazione del diverso, della ghettizzazione del non-omologato, o quello della realtà dei senzatetto, o ancora della malattia e del rifiuto delle cure (eutanasia), o quello dei disturbi psicologici e comportamentali. Realtà – quest’ultima – che De Marco affronta con una sensibilità particolare, non facendo mistero di averla vissuta sulla propria pelle con suo figlio. Il testo affronta anche lo scomodo argomento della pedofilia, non a caso il romanzo è dedicato – oltre che all’eclettico scrittore Andrea Pinketts, recentemente scomparso – alla piccola Fortuna Loffredo, una bambina che all’età di sei anni era stata ripetutamente abusata e morì dopo essere stata scaraventata giù dall’ottavo piano di un palazzo nella periferia del napoletano.

In conclusione Nero a Milano ci è parso un romanzo ben articolato e strutturato, con personaggi intriganti e credibili, una trama rapida, impegnata e coinvolgente. Ad amalgamare il tutto è un sottile retrogusto amaro che ci accompagna fino all’interessante finale.

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Nero a Milano
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