nel-posto-sbagliatoI POV (Point Of View) sono gli individui che si trovano nei pressi di un delitto. Testimoni inconsapevoli di ricordi che non sanno nemmeno di possedere su cui deve indagare la RED.  La RED è un corpo speciale e segreto della Polizia, dotato di avanzati strumenti scientifici che utilizza i POV come involucri da cui estrarre le informazioni ricercate, tramite tecniche d’investigazione ipnotica che proiettano ologrammi, insieme a voci, odori e sensazioni. Quindi, in sintesi, una violenza esercitata su ignari testimoni sacrificati sull’altare supremo della giustizia, calpestando la privacy e la dignità delle persone in ossequio al principio che il fine giustifica i mezzi. La RED pertanto sconfigge il crimine grazie a questi illeciti, con invasivi sistemi d’indagine che possono avere effetti collaterali potenti sugli stessi testimoni, perché in questa filosofia investigativa, è sempre meglio assicurare alla giustizia un delinquente a qualunque costo. Pure a costo di sacrificare identità, libertà… e vite. Piccoli insignificanti effetti collaterali per gli uomini della RED dinanzi il fine assoluto della giustizia, e questo finché non accade qualcosa che rompe gli equilibri e questo qualcosa è proprio la morte di un POV in seguito a un forte trauma psicologico rimosso per tutta una vita e tirato fuori in occasione di un’esplorazione ipnotica. Al risveglio dall’ipnosi lo schok è talmente forte per l’inconsapevole teste che si suicida. Un membro della RED si dissocia e inizia a combattere i metodi della squadra. Poi si sviluppa il romanzo, ma è molto difficile parlarne senza anticipare la trama e non lo faccio perché vi toglierei il piacere di leggere un bel romanzo.

La riflessione è: si può agire senza morale ai fini della giustizia, violando con l’ipnosi le singole individualità fino a creare effetti collaterali, ivi compresa anche la morte? O meglio: è più utile arrestare un pericoloso criminale anche sacrificando la vita di qualche innocente? È l’ennesimo conflitto fra il bene e il male, dove il la linea di demarcazione è superata dallo stesso bene che mostra il suo volto malefico. Bene x Male = Male, ma se si vuole filosofeggiare il risultato manipolato potrà essere anche Bene x Male = Bene. Punti di vista!

Luca Poldelmengo, al quale consiglierei di cambiare cognome con uno più semplice da scrivere, con il suo romanzo Nel posto sbagliato, ci dona lo spunto per delle ottime riflessioni sull’argomento, ma la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la naturalezza con cui è proposta questa riflessione, con una prosa forte, serrata e imprevedibile, ricca di colpi di scena sapientemente dosati e messi nei punti giusti del romanzo.

L’ambientazione poi è perfetta, e non a caso Poldelmengo sceglie di far vivere i personaggi in una metropoli ingoiata dalla “voracità umana”, con i suoi tentacoli fatti di una speculazione edilizia selvaggia che “in nome del dio cemento” ha distrutto “la morfologia di un territorio martoriato” finché la natura attua una legittima ribellione che tutto distrugge per lasciare al suo posto “un desolante paesaggio” con “acque fetide” e una “lercia lingua di sabbia” sormontata da una “decadente ruota panoramica” arrugginita quale “monito all’idiozia umana”. Ambientazione sempre presente e vera carta vincente dell’opera. L’unica possibile per trattare un tema così delicato come la violazione delle libertà altrui.

Mi permetto anche di scrivere, da conoscitore dell’ipnosi e in particolare delle tecniche di Erickson riportate nel romanzo, che Luca Poldelmengo in quest’opera si è molto ben documentato, ma da grande scrittore si è limitato soltanto a estremizzare un modus operandi che praticamente esiste ed alle volte è anche applicato dalla stessa FBI.

Nel posto sbagliato ha tutti i requisiti per essere un buon noir: personaggi ben definiti, ritmo serrato, imprevedibilità dosata, spunto per più riflessioni, ambientazione originale e perfetta. Un romanzo che lascia un qualcosa dentro anche a distanza di tempo.

Postrecensione

Più di trent’anni fa assistetti ad una ipnosi volontaria regressiva. Un ragazzo di 23 anni chiese di ricordare un qualcosa di brutto che era accaduto nella sua infanzia e che nessun parente o amico gli voleva confidare. Lui ricordava solo che era successo qualcosa di molto brutto e che in ogni foto dell’epoca era sempre triste.

Entrò subito in trance. Fu collaborativo, ma la regressione a cinque/sei anni lo fece soffrire in modo indicibile. All’improvviso iniziò a narrare un episodio che ricordo ancora alla perfezione. Un fatto che entrò in scena con una drammaticità inaudita, spiazzando l’operatore e i presenti. Il “bambino” raccontò di assistere inerme ad una lite potente fra i suoi genitori culminata in una escalation d’ira da parte del padre che iniziò a picchiare la moglie davanti al bambino, che si frappose fra i due cercando di difendere la madre, minacciata dal collo di una bottiglia rotta e brandita all’altezza della gola. Fu in quel momento che il padre sfogò sul piccolo la sua rabbia a calci e pugni, lanciandolo addirittura dalla finestra che per fortuna era al primo piano, ma con conseguenze fisiche anche brutte (si ruppe tutte e due i polsi ed ebbe un forte trauma facciale). In seguito la coppia dimenticò questo fatto e vissero sempre insieme e in armonia.

Il fatto al momento dell’ipnosi era insospettabile e il racconto del paziente fu da aggricciare la pelle perché raccontato con pianti, urla e suoni di bambino in un corpo di ventenne. Al risveglio, l’operatore decise di non far ricordare nulla di questo episodio al giovane e mentì dicendo che assolutamente niente era emerso dall’ipnosi, e che il tutto era da ricondurre alla sua natura piuttosto timida e riservata. Il ragazzo andò a casa senza ricordare niente e nei successivi incontri si mostrò sempre tranquillo e gioviale.

Cosa avrebbe potuto scatenare il ricordo se mantenuto, questo io non lo so proprio, ma con certezza assoluta so rispondere bene alle riflessioni che Poldelmengo propone nel suo ottimo romanzo “nel posto sbagliato”.

Nel posto sbagliato – Luca Poldelmengo

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