Per una strana casualità, il 25 aprile del 2014 Pagani, commissario di Genova recentemente spostato a San Fruttuoso come punizione per la sua intraprendenza che lo porta a dar fastidio ai piani alti, prende in carico un omicidio che rimanda agli anni della Resistenza: la vittima, Roberto Centurioni, è infatti un clochard ma un tempo ha combattuto come partigiano. Ulteriore coincidenza, in quei tempi di guerra l’anziano uomo ucciso era amico del nonno di Pagani e di quello di Lorenzo Marino, il ricercatore universitario che è l’altro protagonista del secondo romanzo di Alessio Piras.

Avevamo già incontrato la coppia nel libro d’esordio, Omicidio in Piazza Sant’Elena e questa nuova avventura conferma i tratti che ci avevano fatto apprezzare la scrittura dell’autore ligure. Amante del noir alla Izzo, studioso del Pepe Carvalho di Montalbán, Piras imbastisce le sue trame su alcuni pilastri: primo su tutti, l’amore per Genova. Le sue pagine ci fanno respirare l’atmosfera della città e non solo perché sono punteggiate da riferimenti precisi ai luoghi e alle vie che la percorrono, ma anche e soprattutto perché ad emergere è il rapporto dei personaggi col luogo dove vivono. Che tu sia lontano (come Lorenzo che ha vissuto lungo tempo a Barcellona) o che ci abiti, Genova provoca sempre nostalgia; quando sei all’estero la rimpiangi, quando ti ci perdi dentro la maledici come puoi maledire solo l’amore della tua vita.

Legata al territorio, e già presente in Omicidio in Piazza Sant’Elena, c’è la denuncia dell’ingordigia e della scelleratezza degli amministratori della città; questa accusa si fonde col tema centrale del libro, ovvero il passato: sia Genova che il ricordo della Resistenza sono minacciati da un presente nero che distrugge anziché conservare e magari rilanciare.

Con l’avanzare della storia vengono introdotti più piani temporali; alcuni capitoli sono infatti ambientati nel 1944: i tre giovanissimi partigiani cui abbiamo già accennato scoprono il tradimento di un loro compagno d’armi. Sarà grazie ad alcuni stralci del diario del nonno di Marino che i protagonisti cominceranno ad intuire i contorni di una vicenda che ha attraversato la Storia e, forse, ha portato all’omicidio del senzatetto. In quegli aspri giorni, tre ragazzini gettati nelle fauci spietate della guerra hanno dovuto prendere una decisione difficile che li ha poi tormentati per il resto della loro vita.

Un passato che ritorna, l’amore-odio per la città, una ricerca della verità anche quando la giustizia umana sembra volgere lo sguardo altrove… cosa manca tra gli ingredienti del perfetto noir? Il cibo, ovviamente. Nati in Via Madre di Dio è, tra le altre cose, la celebrazione del rito sociale del mangiare assieme, ogni ricetta significa vita vissuta, ogni banchetto è un modo per condividere le piccole gioie concesse da questo folle mondo.

Piras ha trovato il modo di esprimere il suo universo attraverso gli strumenti della letteratura che ama. La sua scrittura è precisa ed efficace, oltre che estremamente piacevole. Se siete appassionati di noir per la loro capacità di raccontare le esistenze dei suoi personaggi e l’essenza di una particolare ambientazione, dovete leggerlo.

Nati in via Madre di Dio – Alessio Piras

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