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Serial killer in coppia

Matteo Bortolotti: intervista


matteo bortolottiMatteo Bortolotti, scrittore noir, sceneggiatore ed editor, è tra i fondatori di Story First, società che si occupa di storie per il cinema, la televisione e l’editoria. Dopo l’esordio al Premio Tedeschi, pubblica il suo primo romanzo, Questo è il mio sangue (Mondadori). Partecipa a diverse antologie. Conduce corsi di scrittura, seminari sulla sceneggiatura e il monomito. E’ il segretario dell’Associazione Scrittori di Bologna presieduta da Carlo Lucarelli, col quale ha lavorato alla serie TV “L’ispettore Coliandro” (RaiDue). Autore e conduttore radiofonico, ha una passione viscerale per il blues.
Per Thriller Cafe, l’ha intervistato Francesca Panzacchi.

[FP]: Matteo, quando ti sei accorto che ciò che volevi fare nella vita era raccontare storie?
[MB]: Quando avevo sedici anni ho cominciato a scrivere per rabbia: annotavo su alcuni quadernetti quello che mi passava per la testa, lo scorno con i miei genitori, le ragazze, i primi momenti di passaggio dell’adolescenza. Ero un ragazzino grassoccio, goffo, e diciamo che non stavo passando un bel periodo. Annotando annotando, però, mi sono reso conto che tutti quegli “IO” fra le mie righe non m’interessavano più. “IO” mi annoiava. Fu quasi automatico pensare che se stavo scrivendo era perché stavo elaborando delle cose, e forse scriverle era anche un modo per comunicarle agli altri. Ero tanto diverso dagli altri, poi? Che ne sapevo… Così cominciai a scrivere anche per gli altri, vestendo i personaggi dei miei racconti con i miei problemi e la mia rabbia. Poi la rabbia è passata, è cambiata, avevo trovato un modo di uscire fuori, e d’imparare qualcosa da me e dagli altri.

[FP]: Perché prediligi il genere noir?
[MB]: Beh, uno scrittore racconta inevitabilmente ciò che conosce… in una società come la nostra, anche se si vuole scrivere narrativa “di genere”, d’intrattenimento, non si può ignorare il lato oscuro, l’ombra. Credo che viviamo in tempi in cui sarà difficile resistere al male, per farlo, dobbiamo capirlo, accettare la nostra natura più profonda e quando possibile riuscire a domarla. Scrivere noir mi piace per questo. Non credo che scriverò solo noir nella mia vita, magari un giorno non “ce ne sarà più bisogno” oppure saremo in troppi e mi darò al romanzo “bianco” (perché no?). Nella vita si cambia un sacco.

[FP]: Quali autori hanno contribuito alla tua formazione?
[MB]: Tanti, tantissimi. Dante, Calvino, Hemingway, Carver… Chandler e Hammett, Borges su tutti… e poi amici come Loriano Macchiavelli, Giampiero Rigosi, Andrea Cotti e Carlo Lucarelli che mi sono stati affianco e che mi hanno sempre incoraggiato. Il loro affetto e la loro fiducia mi hanno formato più di mille libri…

[FP]: Come sei approdato alla sceneggiatura?
[MB]: La sceneggiatura è stato un passaggio naturale nel mio rapporto con le storie. Da quando ho cominciato a scrivere ne ho approfondito gli strumenti. Il cinema è un bellissimo modo (molto faticoso) di creare storie in gruppo, facendo lavoro di squadra. Le fasi di lavorazione sono lunghe e complicate, ma vedere nascere un film è una sensazione straordinaria. E’ stato Giampiero Rigosi il primo a permettermi di seguirlo in questo percorso, ho cominciato con lui.

[FP]: Hai lavorato alla serie televisiva “L’ISPETTORE COLIANDRO”, come giudichi questa esperienza?
[MB]: Lavorare coi Manetti Bros. e con Lucarelli è stato molto divertente, ma non semplice… perché il “compito” che ci siamo dati è quello di fare un serie televisiva nuova, che si discosti da tutto ciò che c’era prima. In Italia c’è bisogno di un forte rinnovamento, e che ci piaccia o meno la comunicazione e l’entertainment sono dei veicoli… se non modernizziamo le storie che ci raccontiamo, allora saremo sempre un paese di vecchi. E poi tutta la troupe, la produzione di NAUTA FILM, il cast… per quello che ho potuto constatare sono persone ottime

[FP]: Che genere di musica ascolti?
[MB]: Soprattutto pentatonica. Blues e poi acid jazz, funk, bebop… sono innamorato di Mingus… mi piace la musica che viene dalla pancia, che ha radici antiche e mi racconta dei misteri dell’uomo. Ultimamente sto riascoltando Jamiroquai, ballare un po’ non fa male a chi sta per ore alla scrivania.

[FP]: Qual’è il tuo motto?
[MB]: Ordo ab chao.

[FP]: Che consiglio daresti a chi, come te, vuole fare lo scrittore?
[MB]: Mettiamola giù dura. Nella vita si può imparare a scrivere come si può imparare la pesca d’altura, ma ricordatevi che ci sono tre cose che dovete avere dalla vostra. Cose che nessuno è disposto ad insegnarvi. Per diventare il tipo di scrittore che mi piace ci vuole umiltà, pazienza, e coraggio. Non si scrive quello “che tira”. Non si fa gli opinionisti in tv nei programmi pomeridiani. Non si parla male degli altri. Ah, un’altra cosa. Serve un mezzo dito di talento, ma quello in certi casi lo potete comprare, oppure il pubblico ve lo riconosce anche se non ce l’avete… In ogni modo portatevene sempre un po’.

Archiviato il 27 febbraio 2009 in Interviste.

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